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“Non avrei più potuto portare la fede al dito”

La storia di Maria Cristina Corvo che, grazie a ozonoterapia, ottimismo e docilità, ha superato una patologia che poteva diventare deformante

Maria Cristina Corvo è una delle più valide collaboratrici di Zenit. Con generosità e attraverso il linguaggio che preferisce, la scrittura, ha deciso di raccontare in prima persona la sua esperienza umana con una malattia altamente invalidante, una malattia sconfitta grazie all’ozonoterapia. La sua storia è una delle tante che compongono il libro Ozono, respiro di vita dove sono spiegati i molteplici sviluppi dell’ozono in campo medico e non solo. Qui riportiamo alcuni estratti di quel capitolo.

“Apro gli occhi. È mattino ma non ho voglia di alzarmi e di iniziare a muovermi. Tutto è diventato faticoso. Mi sento debole e tutto il mio corpo è come se fosse indolenzito. Non riesco a capire se quel dolore diffuso derivi dalle ossa o dalle articolazioni o dai muscoli. So che quando mi alzo mi fanno male le caviglie, le ginocchia, le anche, le mani… e potrei continuare l’elenco. Quello che sento è un dolore sopportabile, ma diffuso dappertutto. Un indolenzimento generale. Per riuscire ad abbassare una maniglia e aprire la porta devo aiutarmi con entrambe le mani. Per premere il tubetto del dentifricio, stessa manovra: entrambe le mani.

Da poche settimane questi movimenti rallentati e un po’ maldestri mi stanno schiacciando la quotidianità della vita. È la fine di giugno e mai avrei pensato che l’estate del 2015 avrebbe messo la parola stop a tante cose normali che tutti facciamo con naturalezza. Per esempio alzarmi dalla tavola (senza dovermi aiutare con entrambe le mani); fare le scale (senza sorreggermi al corrimano); scendere e salire dall’auto (senza fare tante manovre); guardare le mie dita (senza avere l’impressione di avere dei salsicciotti gonfi al loro posto); chiudere e aprire le mani (senza sentire quell’indolenzimento che mi impedisce il movimento); fare i primi passi del mattino con naturalezza (e non come se fossi un’ottantenne impacciata e rallentata); lavorare al computer senza problemi (e non con due cuscini sotto i gomiti per non sentire quel dolore)… e potrei continuare.

Eppure ricordo che a marzo non avevo questi problemi. Ero a Nizza con una ventina di studenti e, se avessi avuto difficoltà nei movimenti, con quelle giornate strapiene di impegni, me ne sarei sicuramente rammentata. Rifletto, cerco di non allarmarmi ma vorrei capire: penso allo stress, a qualche infiammazione, alla stanchezza per la mia vita troppo frenetica, a una forma di artrosi che si sta affacciando…

Decido di andare dalla mia dottoressa. Appena mi vede sedere lentamente sulla sedia avanti a lei, appoggiando le due mani sulla sua scrivania, proprio come fanno a volte le persone anziane per aiutare il movimento, mi guarda preoccupata e dice: ‘Cristina, ma che succede?’. Quella donna è il mio medico da trentacinque anni e sa benissimo che io, per indole, sono sempre attiva e positiva. Mi vede raramente, non sono ansiosa, minimizzo tutto, mi ammalo poco e le analisi le faccio ogni… beh, meglio non approfondire questo tasto ché i cultori della prevenzione potrebbero mettermi al patibolo (giustamente).

A luglio inizio una trafila di analisi, risonanze magnetiche, visite specialistiche, cure antinfiammatorie, integratori di ogni tipo… tutto per capire e curare quel dato emerso dalle prime analisi fatte: un livello decisamente troppo alto del reumatest. Tra tutti i medici e reumatologi che mi hanno visitato a luglio e agosto, uno mi è rimasto particolarmente impresso. Bravo, scrupoloso, primario con una vasta esperienza. Gli faccio una domanda: ‘Le voglio chiedere una cosa: riuscirò mai a rimettermi la fede al dito? L’ho tolta con una grande fatica, il mese scorso, per farmi i raggi, ma poi non sono più riuscita a rimetterla. Le mie mani, oramai, sono troppo gonfie. Lei dice che verrà il giorno in cui riuscirò a rimettermi il mio anello nuziale?’. Il medico mi sorride e mi dice con il tono più delicato possibile:’Purtroppo non credo.

L’artrosi è una malattia progressiva e deformante. Le sue dita non penso che torneranno più come prima’. E va bene. Via Cristina, ci sono problemi più grandi nella vita. Il medico mi riporta alla realtà aggiungendo: ‘Ma dobbiamo fare ulteriori esami per vedere se tutto questo è causato dall’artrosi o da qualcos’altro’.

Le mie vacanze di agosto le ricordo come le prime con movimenti da anziana. Mio marito ci scherza su e, se c’è una cosa che a me piace, è proprio sdrammatizzare con l’ironia. La adoro! Fa parte del mio modo di difendermi dalle cose brutte. Ridere è un esercizio che mi fa star bene e mi piace farlo il più possibile. Se si potesse dimagrire, ridendo, a quest’ora sarei uno sfilatino! E così le sue battute sulla sedia a rotelle da dover affittare l’estate seguente o il suo avvolgermi con esagerati gesti protettivi quando mi aggrappo a lui per scendere dall’auto o fare le scale, mi divertono.

C’è solo una cosa che mi dispiace davvero tanto di tutta questa faccenda: non riuscire a scrivere al computer quanto vorrei. Per me scrivere è vitale. Scrivo nel blog, scrivo ai miei alunni, scrivo per la mia professione di insegnante, scrivo per prepararmi gli incontri pubblici, scrivo per l’agenzia di stampa internazionale Zenit, scrivo alle persone… Leggere e scrivere, per me, è vitale. Avevo otto anni quando ordinai dei libri della Disney, tutta da sola e di nascosto. Mia madre si vide recapitare quattro enormi (e bellissimi, aggiungo io!) volumi con novelle e fiabe, senza sapere come e perché. Ovviamente non ci mise molto a scoprire che aveva una figlia fuori controllo per quanto riguardava il desiderio di libri. Crescendo, quando a scuola avevo il compito in classe di italiano, ci andavo con l’idea che quel giorno mi sarei svagata. Per me scrivere era un vero piacere. Un rilassante divertimento.

Ed ora invece… ora faccio una gran fatica a scrivere al computer. È la fine del mese di luglio e sul tavolo, accanto al mio computer, ci sono sempre due cuscini; servono per attenuare il doloroso contatto dei gomiti con la scrivania. E comunque, anche con questo stratagemma, dopo una decina di minuti che scrivo, devo smettere. Le mani sono fragili. È una sensazione che non so spiegare bene. La loro gracilità mi porta a proteggerle persino quando sono a messa e c’è lo scambio del segno della pace: la stretta di mano vigorosa è un lusso che non posso più permettermi”.

Ed è proprio a luglio 2015, nel momento più difficile, che Cristina scopre la possibilità di curarsi con l’ozono.

“L’ozonoterapia? Ma che cosa è? Sono settimane che cerco su Internet tutto l’introvabile sulle cure per l’artrosi (ammesso che sia solo artrosi); sono settimane che mi circondo di medici. Possibile che nessuno mi abbia mai parlato dell’ozonoterapia?”

La decisione definitiva arriva con l’inizio dell’anno scolastico.

“Il primo settembre ho il Collegio docenti e una mia carissima collega mi abbraccia entusiasta stringendomi una mano. ‘Nooo!’ le dico io sforzandomi di sorridere e ritirando subito la mano per il dolore. Lei mi guarda meravigliata e mi dice: ‘Cri, che hai?’. Ecco: quella stretta di mano ancora di più alla realtà. La scuola, i miei progetti scolastici, le mie attività fatte con i ragazzi, il teatro, i viaggi d’istruzione… tutto dunque dovrà cambiare? […] Inizio l’ozonoterapia. Il medico è gentilissimo. Mi spiega. Mi dà speranza, senza svendermi false illusioni. Mi parla degli studi fatti sull’ozono e del suo effetto benefico sul nostro organismo. Inizio.

‘E ora? Come va ora?’ vi chiederete. Vi aggiorno entusiasta. Già alla terza seduta i dolori erano quasi del tutto scomparsi. Alla quinta seduta ho rimesso la mia fede al dito; yeaaahh! Alla settima seduta non avevo più nessun fastidio, neanche minimo. All’ottava seduta ho portato mia cugina, mia madre e una mia cara amica. Tre problemi diversi, tutti e tre risolti. Vedendomi stare così inaspettatamente bene, erano andate a leggere il sito ufficiale dell’ozonoterapia e avevano scoperto che anche per il loro problema c’era speranza. Ora è arrivato dicembre ed io non prendo più nessun farmaco. Ho eliminato tutto, tranne la mia seduta di ozonoterapia. Perché ho scritto tutto questo, pubblicamente? Perché potrebbe essere di aiuto ad altri”.

Il volume Ozono, respiro di vita sarà presentato a Roma il prossimo 23 maggio, presso la Casa di Santa Francesca Romana a Ponte Rotto nel quartiere Trastevere.

La prossima presentazione del libro “Ozono respiro di Vita” si svolgerà il 7 giugno alle ore 10,00, presso l’IRCCS San Giovanni di Dio, FBF via Pilastroni 4 di Brescia.

Alla presentazione di Brescia saranno presenti il prof. Marianno Franzini, Presidente della SIOOT, il dott. Antonio Galoforo, il medico chirurgo del Fatebenefratelli Fra Fiorenzo Priuli, il veterinario allevatore Paolo Garbelli e fra Fra Luca Beato, Sac. dei F.B.F. presidente dell’Uta onlus (Associazione benefica Uniti per Tanguieta e Afagnan (U.t.a.).
La presentazione sarà moderata dal giornalista Giorgio dott. Costa.

Per ogni informazione sul libro “Ozono respiro di vita”  http://www.ibs.it/code/9788867880799//ozono-respiro-vita.html

Per ogni infornazione sulle pratiche di ossigeno- ozono terapia SIOOT http://www.ossigenoozono.it/

 

 

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