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Udienza Plenaria Pontificio Consiglio Unità dei Cristiani (archivio) - Foto @ Servizio Fotografico - L'Osservatore Romano

“Noi cattolici potremo imparare ad apprezzare l’esperienza di tante comunità”

Udienza del Santo Padre ai partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

Alle ore 10.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e ha rivolto loro il discorso che riportiamo di seguito:

Discorso del Santo Padre

Signori Cardinali, cari fratelli Vescovi e Sacerdoti, cari fratelli e sorelle,
sono lieto di accogliervi e sono grato al Card. Koch per le parole che mi ha rivolto. Saluto e vivamente ringrazio tutti voi, collaboratori, membri e consultori del Pontificio Consiglio, perché con il vostro impegno quotidiano mi aiutate a offrire il mio ministero di Vescovo di Roma come servizio di unità e di comunione, con modalità e forme diverse, per tutti i credenti in Cristo.

Recentemente, alcuni incontri con cristiani di diverse tradizioni sono stati di grande importanza e conforto. Pregare insieme ai Capi delle Chiese ortodosse e ortodosse orientali a Bari, in comunione con quanti soffrono nell’amato e tormentato Medio Oriente, ci ha ricordato che non possiamo restare indifferenti davanti ai patimenti, purtroppo ancora attuali, di tanti nostri fratelli e sorelle.

Unirci ai cristiani di varie tradizioni a Ginevra, nel quadro del settantesimo anniversario del Consiglio Ecumenico delle Chiese, è stata l’occasione per ringraziare Dio degli abbondanti frutti del movimento ecumenico e per rinnovare il nostro impegno irreversibile nella promozione di una sempre maggiore unità tra i credenti. Celebrare insieme a molti fratelli pentecostali il 50° anniversario del Rinnovamento Carismatico Cattolico a Roma, al Circo Massimo, in uno dei luoghi in cui i cristiani dei primi secoli più soffrirono a motivo di Cristo, ha permesso a cattolici e pentecostali di manifestare i doni e i carismi elargiti dal medesimo Spirito in una sinfonia di lode al Signore Gesù, rinnovando l’impegno a compiere il mandato missionario sino ai confini estremi della terra.

Questi sono stati alcuni momenti salienti di quel percorso ecumenico che tutti i cristiani sono chiamati a realizzare camminando insieme, pregando insieme e lavorando insieme, nell’attesa che il Signore ci conduca alla ricomposizione della piena unità. E vorrei aggiungere anche la riunione annuale – Sua Eminenza è stato presente a due di esse – con il gruppo “Giovanni 17” degli Stati Uniti e i pastori…: c’è una grande amicizia e familiarità che aiuta tanto. Il tema scelto per la vostra Plenaria – “Pentecostali, carismatici ed evangelicali: impatto sul concetto di unità” – è molto attuale. La costante crescita di queste nuove espressioni di vita cristiana rappresenta un fenomeno molto significativo, che non può essere trascurato.

Le forme concrete delle comunità ispirate a questi movimenti sono spesso legate al particolare contesto geografico, culturale e sociale in cui si sviluppano, e perciò questa mia breve riflessione non terrà presente le singole situazioni, ma si riferirà al fenomeno complessivo. Anzitutto, abbiamo il dovere di discernere e riconoscere la presenza dello Spirito Santo in queste comunità, cercando di costruire con loro dei legami di autentica fraternità. Ciò sarà possibile moltiplicando le occasioni di incontro e superando la reciproca diffidenza, motivata molte volte dall’ignoranza o dalla mancanza di comprensione. E io vorrei offrirvi un’esperienza personale e fare un mea culpa.

Quando ero [superiore] provinciale, avevo proibito ai gesuiti di entrare in rapporti con queste persone – col Rinnovamento cattolico – e avevo detto che più che una riunione di preghiera sembrava una “scuola di samba”! Poi ho chiesto scusa, e come vescovo avevo un bel rapporto con loro, con la Messa in cattedrale… Ma ci vuole un cammino per capire.

Tra le varie attività condivisibili vi sono la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio, il servizio ai bisognosi, l’annuncio del Vangelo, la difesa della dignità della persona e della vita umana. In una fraterna frequentazione reciproca, noi cattolici potremo imparare ad apprezzare l’esperienza di tante comunità che, spesso in modi diversi da quelli ai quali siamo abituati, vivono la loro fede, rendono lode a Dio e testimoniano il Vangelo della carità. Nello stesso tempo, loro saranno aiutati a superare pregiudizi sulla Chiesa Cattolica e a riconoscere che nel tesoro inestimabile della tradizione, ricevuta dagli Apostoli e custodita nel corso della storia, lo Spirito Santo non è affatto spento o soffocato, ma continua a operare efficacemente.

Sono consapevole che, in molti casi, le relazioni tra cattolici e pentecostali, carismatici ed evangelicali non sono facili. L’improvvisa comparsa di nuove comunità, legate alla personalità di alcuni predicatori, contrasta fortemente con i principi e l’esperienza ecclesiologici delle Chiese storiche e può celare l’insidia di farsi trasportare dalle onde emozionali del momento e o di racchiudere l’esperienza di fede in ambienti protetti e rassicuranti. Il fatto che non pochi fedeli cattolici siano attratti da queste comunità è motivo di attrito, ma può diventare, da parte nostra, motivo di esame personale e di rinnovamento pastorale. Molte, infatti, sono le comunità che, ispirate a questi movimenti, vivono autentiche esperienze cristiane a contatto con la Parola di Dio e nella docilità all’azione dello Spirito, che porta ad amare, testimoniare e servire. Anche queste comunità, come ha insegnato il Concilio Vaticano II, non sono affatto prive di significato e di valore nel mistero della salvezza (cfr Unitatis redintegratio, 3).

I cattolici possono accogliere quelle ricchezze che, sotto la guida dello Spirito, contribuiscono non poco al compimento della missione di annunciare il Vangelo fino ai confini della terra. Infatti, la Chiesa cresce nella fedeltà allo Spirito Santo quanto più impara a non addomesticarlo, ma ad accogliere senza paura e al tempo stesso con serio discernimento la sua fresca novità. Lo Spirito Santo è sempre novità. Sempre. E dobbiamo abituarci. È novità che ci fa capire le cose più profondamente, con più luce, e ci fa cambiare tante abitudini, anche abitudini disciplinari. Ma Lui è il Signore delle novità. Gesù ci ha detto che Lui ci insegnerà; ci ricorderà quello che Lui ci ha insegnato, e poi ci insegnerà. Dobbiamo essere aperti a questo. Occorre quindi evitare di adagiarsi su posizioni statiche e immutabili, per abbracciare il rischio di avventurarsi nella promozione dell’unità: con fedele obbedienza ecclesiale e senza spegnere lo Spirito (cfr 1 Ts 5,19).

È lo Spirito che crea e ricrea la novità di vita cristiana, ed è lo stesso Spirito a ricondurre tutto all’unità vera, che non è uniformità. Per questo apertura di cuore, ricerca della comunione e discernimento attento sono gli atteggiamenti che dovranno caratterizzare, secondo lo Spirito, i nostri rapporti. In questo, i dialoghi portati avanti dal vostro Pontificio Consiglio con i pentecostali, con i carismatici e con gli evangelicali a livello internazionale, anche attraverso iniziative come il Global Christian Forum, rappresentano un contributo significativo e un incoraggiamento a sviluppare migliori relazioni a livello locale.

Questa settimana ho avuto la gioia di avere esperienze ecumeniche mature nella “Terra mariana”: la celebrazione ecumenica nella capitale della Lettonia, poi l’incontro ecumenico davanti alla Porta della Madonna a Vilnius… Sono stati momenti di maturità ecumenica. Mai avevo pensato che il movimento ecumenico fosse – in quei luoghi – tanto maturo. Nella certezza di poter contare sulla vostra dedizione, oltre che sulla vostra preghiera per me, vi rinnovo la mia gratitudine e di cuore vi do la mia Benedizione.

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