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No utero in affitto, no adozioni. Trincea in Senato contro le unioni civili

Al termine del vertice a Palazzo Chigi si acuiscono le distanze tra Pd e centristi sulle unioni civili. Ma le perplessità montano anche tra i cattolici-dem

Nel giorno in cui l’anagrafe di Napoli trascrive l’atto di nascita di un bambino “figlio di due madri” (primo caso in Italia), a Palazzo Chigi va in scena una nuova fase del muro contro muro tra Pd e centristi in merito al ddl sulle unioni civili.

Fonti parlamentari confermano che il vertice tra il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha solo acuito le distanze su alcuni punti salienti del testo firmato dalla senatrice Monica Cirinnà.

Punti che Alfano, a margine dell’incontro, sintetizza così: “Il tema delle adozioni ci divide molto” e “il testo Cirinnà 2 va anche meno bene del precedente”. La preoccupazione del capo del Viminale è che “attraverso norme scritte in modo ambiguo si violino alcuni paletti fissati dalla Corte costituzionale, che si faccia una sorta di equiparazione con il matrimonio e ci sia la possibilità di arrivare prima o dopo, anche attraverso l’intervento della magistratura, all’adottabilità dei bambini da parte di coppie dello stesso sesso”.

La trincea dei centristi non dà alcun segno di cedimento, così per la votazione finale si va verso uno slittamento a data da destinarsi. Renzi, dal canto suo, per sedare i malumori interni al suo partito, preferirebbe avere tempi rapidi e più precisi. È di oggi, martedì 13 ottobre, la sua dichiarazione in merito: “La legge non si può rimandare”, ha detto il primo ministro alla radio Rtl.

“Le unioni civili – ha continuato – sono un argomento che divide profondamente tant’è che siamo l’unico Paese in Europa senza una legge. La posizione del Pd è iniziare a discutere di questa legge in Aula, dandoci tempi per arrivare alla conclusione in Senato”. Il suo auspicio – ha detto chiaramente – è di iniziare il dibattito “già nelle prossime ore”.

Ore che si annunciano però ancora segnate dallo scontro. Altro aspetto che provoca la levata di scudi dei centristi è quello legato all’utero in affitto. “Secondo noi – ha detto Alfano – su questo ci vuole addirittura la sanzione penale”. Del resto, ha aggiunto il ministro dell’Interno, “i bambini devono avere un papà e una mamma e il loro diritto viene prima di quello degli altri”.

Visti i presupposti, il Nuovo Centrodestra si trova dunque a stigmatizzare la volontà del Pd di procedere con solerzia all’approvazione delle unioni civili. “Per Ncd la conclusione forzosa dei lavori di commissione, nonostante le poche decine di emendamenti, con l’iscrizione nel calendario dell’aula delle unioni civili è inaccettabile”, ha detto il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi. “Particolarmente sgradevole – ha aggiunto – è soprattutto la volontà non casuale di imporre l’argomento nei giorni del Sinodo sulla famiglia con la illusoria pretesa di condizionarne l’agenda”.

Di qui l’invito da parte di Sacconi affinché il testo rimanga in commissione per produrre “un confronto alla ricerca di quel comun denominatore che da sempre auspichiamo”. Ma le perplessità intorno al ddl sulle unioni civili montano anche all’interno del Partito democratico.

Ne dà prova la lettera invita dall’on. Franco Monaco ad Avvenire. Il parlamentare democratico esprime il suo disappunto su due punti del testo: l’equiparazione al matrimonio e le adozioni. “Ancora l’articolato va ripulito dei sistematici rimandi al codice civile ove si parla di matrimonio”, scrive Monaco. Il quale aggiunge: “Vi è poi la questione sensibile delle adozioni. Sulla quale, anche dentro il Pd, allignano opinioni diverse, a smentita di chi proclama il contrario”.

Monaco infine esprime un paio di considerazioni “inerenti ai cattolici e alla sinistra”. Secondo il cattolico dem, il fatto che le gerarchie ecclesiastiche siano più inclini al rispetto dell’autonomia delle istituzioni civili non esonera i politici cattolici, “ma all’opposto li responsabilizza a una coerenza soggettiva e oggettiva”.

Quanto alla sinistra, in un periodo storico in cui essa “non oppone resistenza al compressione dei diritti sociali e del lavoro”, egli definisce una “illusione” il risarcimento di un “di più” di diritti civili. Rileva infatti che una “interpretazione esasperatamente individualistico-libertaria dei diritti civili non è esattamente in linea con una visione personalistica e solidaristica della società che pure dovrebbe ispirare una sinistra degna di questo nome”.

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