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“No al gender, per uno sviluppo sano della personalità dei nostri figli”

Enorme successo della petizione che chiede alle Istituzioni di evitare infiltrazioni ideologiche Lgbt nelle scuole e propone strategie educative in armonia con la famiglia e la natura umana

Non si tratta di un manifesto sterile dell’ennesimo “popolo del no”, ma è un appello carico di proposte costruttive e di buon senso. È forse per questo che procede a gonfie vele, con già oltre 15mila e 600 firme, la petizione on-line lanciata sulla piattaforma CitizenGo da ProVita Onlus, Associazione Italiana Genitori (Age), Associazioni Genitori delle Scuole Cattoliche (AGeSC) e Giuristi per la Vita. Destinatari dell’appello sono il ministro dell’Istruzione, il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio; l’obiettivo è quello di impedire l’infiltrazione nelle scuole italiane di “ideologie destabilizzanti” come il gender proponendo, piuttosto, “progetti, corsi e strategie educative che permettano uno sviluppo sano della personalità” degli studenti, “in armonia con la famiglia e con le istanze etiche, rispettosi di tutti ed in primis della natura umana”.

Le associazioni autrici dell’appello non esitano a sottolineare che l’ambito dell’istruzione pubblica è oggi in preda a una “emergenza educativa”, in particolare per quanto riguarda “le tematiche dell’affettività e della sessualità”. L’indice è puntato verso “la subdola introduzione della teoria gender nelle scuole di ogni ordine e grado (fin dagli asili nido)”, ma anche laddove non si è già arrivati a questo punto, si rileva come l’educazione sessuale sia spesso priva di “riferimenti morali” mentre “discrimina la famiglia e mira ad una sessualizzazione precoce dei ragazzi”.

Una tale realtà è riuscita a diffondersi attraverso un vero e proprio “velo di Maya”, sul quale è impresso l’intento della “lotta alle discriminazioni”. Le associazioni promotrici ritengono che “l’intento in sé potrebbe essere lodevole se ciò significasse educare gli studenti a rispettare ogni persona e a non rendere nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, obesità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste”.

Dietro il concetto definito “generico” di “non discriminazione” si nasconde però il pericoloso assunto ideologico della “negazione della naturale differenza sessuale e la sua riduzione ad un fenomeno culturale che si presume obsoleto”. Le catechesi ideologiche impartite agli alunni si nutrono di concetti come “la libertà di identificarsi in qualsiasi ‘genere’ indipendentemente dal proprio sesso biologico”, “l’equiparazione di ogni forma di unione” all’istituto familiare, “la giustificazione e normalizzazione di quasi ogni comportamento sessuale”.

Gli effetti di un tale cedimento culturale all’ideologia libertina ha già prodotto, in Paesi come Inghilterra o Australia, “dove simili strategie educative sono da tempo applicate”, una “sessualizzazione precoce della gioventù” causa a sua volta di “una aumento degli abusi sessuali, della dipendenza dalla pornografia, dell’attività sessuale prematura con connesso aumento di gravidanze e aborti già nella prima adolescenza, e dell’aumento della pedofilia”.

Non stupisce che simili progetti educativi vengono “sovente redatti con la collaborazione esclusiva di associazioni Lgbt senza l’adeguato coinvolgimenti di associazioni ed enti rappresentativi dei genitori”. La polemica è nota anche qui in Italia, dove durante la scorsa stagione scolastica furono diffusi opuscoli dell’Unar che suscitarono disappunto da parte delle famiglie e costrinsero le Istituzioni a prenderne le distanze.

Ma estromettere i genitori da queste decisioni non è soltanto un atteggiamento inopportuno, bensì anche una violazione di trattati internazionali come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la quale all’art. 26 precisa che “i genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”). Concetto cui fa eco l’art. 2 del Protocollo addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo (“Lo Stato … deve rispettare il diritto dei genitori di provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni religiose e filosofiche”), nonché l’art. 14 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Unicef (“Gli Stati parte rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei tutori legali, di guidare il fanciullo nell’esercizio della libertà di pensiero, di coscienza e di religione”). In questo senso si esprime anche la Costituzione italiana, che all’art. 30 parla di “dovere e diritto” dei genitori all’educazione dei propri figli.

Alla luce di questi articoli, la petizione chiede che “ogni strategia educativa, specie se di rilievo nazionale, dovrebbe rispettare sia nelle sue modalità di elaborazione e diffusione (coinvolgendo prevalentemente enti rappresentativi dei genitori e delle famiglie) che nei contenuti” il diritto educativo dei genitori.

Si chiede inoltre di spiegare ai giovani il motivo per cui l’art. 29 della Costituzione privilegi la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” e di educare “a riconoscere il valore e la bellezza della differenza sessuale e della complementarietà biologica, funzionale, psicologica e sociale che ne consegue”. In questo modo – si legge – “gli studenti impareranno anche che la madre e il padre, nella famiglia, ancor più che nel mondo del lavoro o in altri contesti, apportano la loro propria ed insostituibile ricchezza specifica”.

Affrontando più specificatamente la questione sessuale, la petizione chiede che si educhi “al rispetto del corpo altrui ed al rispetto dei tempi della propria maturazione sessuale ed affettiva”. Fondamentale in tal senso “che si porti a riconoscere che l’attività sessuale non si riduce alla dimensione del piacere, ma che comporta delle conseguenze gravi e dei doveri importanti”.

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Per firmare la petizione: CitizenGo

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