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Nigerian Army against Boko Haram - Wikimedia Commons

Nigeria, liberato il sacerdote rapito il 16 dicembre

Ad annunciarlo il card. Onaiyekan: “Padre Jude Onyebadi è stato liberato ed è in buona salute”. Liberi anche 2mila ostaggi di Boko Haram

“Padre Jude Onyebadi è stato liberato ed è in buono stato di salute”. Lo ha annunciato ai microfoni della Radio Vaticana il card. John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, la capitale della Nigeria. “La diocesi ha fatto sapere che l’hanno liberato. Il nostro ufficio della Conferenza episcopale, che ci ha dato la prima notizia, successivamente – ieri pomeriggio – ci ha dato una seconda notizia, che il padre era stato liberato, e che era sano e salvo”, ha dichiarato il porporato, esprimendo la speranza che padre John “potrà celebrare il Natale in pace”.

Il sacerdote era stato sequestrato il 16 dicembre da tre uomini armati che si sospetta siano pastori Fulani, nella sua piantagione di ananas. Il direttore delle Comunicazioni Sociali della diocesi di Issele-Uku, Charles Uganwa, aveva confermato nei giorni scorsi il rapimento e invitato i rapitori a rilasciare l’ostaggio senza condizioni, ricordando che la Chiesa cattolica non paga riscatti.

Intanto, dal nord-est del Paese giunge la notizia della liberazione di 2mila prigionieri ostaggio delle milizie estremiste di Boko Haram. A riguardo il card. Onaiyekan ha detto, sempre alla Radio Vaticana: “Dobbiamo ancora sapere esattamente di che cosa si tratta. Il fatto è che la zona occupata da Boko Haram non era una zona completamente senza popolazione: ci sono villaggi, lì, che sono abitati da tanto, anche da prima che arrivasse Boko Haram. Allora non è facile sapere se sono ostaggi di Boko Haram o se è povera gente che vive lì da tempo e che si è trovata sotto il controllo del governo provvisorio di Boko Haram. Quella povera gente che viveva lì ha dovuto accettare la situazione in cui è venuta a trovarsi. Adesso sono tornati sotto il controllo del governo federale grazie all’attività militare dei soldati nigeriani; adesso vediamo che c’è bisogno di andare ancora oltre: c’è tutto il discorso politico, di riconciliazione che è ancora da fare”.

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