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“Nessuna coppia ha diritto ad essere sterile”

I coniugi brasiliani Hermelinda e Arturo As Zamberline, formatori matrimoniali, testimoniano al Sinodo

Sono stati Hermelinda e Arturo As Zamberline, una coppia di brasiliani, a prendere la parola durante l’ottava sessione sinodale delle famiglie tenutasi questa mattina su Le sfide pastorali circa l’apertura alla vita.

Sposati da 41 anni con tre figli e un nipote, fanno parte dal 1994 di Equipe Notre Dame e sono attualmente responsabili del movimento in Brasile. Il carisma di questo movimento, nato nel 1938 ed esteso ormai a 70 paesi, è la spiritualità coniugale. Sono più di 137.000 i suoi membri in tutto il mondo.

Riguardo alla delicata tematica dell’apertura degli sposi alla vita i due coniugi hanno riflettuto su contraccezione e metodi naturali di regolazione della fertilità, e hanno avvertito l’urgenza di trovare nuovi mezzi per riproporre la visione antropologica cristiana che sembra seppellita da una mentalità totalmente secolarizzata.

Alla coppia “non è permesso di tenere egoisticamente solo per sé i frutti della bellezza della vita coniugale”, dicono gli sposi riportando una frase del padre fondatore del movimento: “Nessuna coppia ha diritto ad essere sterile”, intendendo la sterilità non limitatamente legata alla sfera biologica.

“Nel dare e trasmettere la vita ai figli, marito e moglie cooperano in maniera del tutto unica nell’opera di Dio che crea. L’atto sessuale è legittimo, voluto e benedetto da Dio, e il piacere che ne deriva contribuisce alla gioia del vivere e alla formazione di una sana struttura della personalità. Le coppie che fanno l’amore esprimono con il loro corpo la realtà che è nel loro cuore”, ricordano i due coniugi brasiliani.

“La sessualità è una via di santificazione – aggiungono – e ha bisogno più che mai di essere salvata da un erotismo malato che riduce l’essere umano ad una singola dimensione”. Per vivere in modo equilibrato la sessualità è necessario comprenderla in tutte le sue dimensioni, nessuna esclusa: “essa ha funzione di relazione, funzione di piacere e funzione di fecondità”.

Generare un figlio è “un atto sublime”, “la più grande realizzazione di un essere umano” e “la coppia non è feconda solo perché genera bambini, ma perché si ama, e amarsi l’un l’altra” significa essere “aperti alla vita”.

Se è vero dunque che “qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita”, è anche evidente che, per distanziare la nascita dei figli e per attuare una paternità e maternità responsabile, “molte coppie cattoliche non si sentono obbligate a ricorrere ai metodi naturali”, pur rifiutando in ogni caso “l’idea dell’aborto”.

“Nella cultura di oggi”, spiegano i coniugi brasiliani, la regolazione della fertilità attraverso i metodi naturali “sembra priva di praticità. Soprattutto i giovani vivono un ritmo di vita che non permette loro di praticare questi metodi in quanto ci vuole tempo per la formazione, e il tempo è merce rara nel mondo in cui viviamo”. Inoltre occorre tenere conto del fatto che questi metodi sono spesso “spiegati superficialmente e, quindi, si guadagnano l’ingiusta reputazione di essere insicuri e inefficienti”. Essi dunque non risultano essere una pratica seguita dalla maggior parte delle coppie cattoliche, che “non considerano un problema morale l’uso dei contraccettivi”. Infine i “consigli contraddittori” di alcuni sacerdoti “aggravano la confusione” da questo punto di vista.

Per questo Equipe Notre Dame ha iniziato uno studio basato sulle catechesi della Teologia del Corpo di San Giovanni Paolo II, dal titolo La teologia della sessualità, ma c’è bisogno, secondo la riflessione dei due responsabili del movimento, “di offrire ai sacerdoti e ai fedeli le linee di una pedagogia pastorale che li aiuti ad adottare e rispettare i principi dell’Humanae Vitae”.

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