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Nel segno del dialogo. Un incontro interreligioso a Roma

Il 21 giugno, la riunione promossa dal Dicastero per il Dialogo interreligioso con rappresentanti di Curia, della Cei, del Consiglio ecumenico delle Chiese e dell’Alleanza evangelica mondiale

In occasione del quinto anniversario del documento Testimonianza cristiana in un mondo multi-religioso. Raccomandazioni per il comportamento, su invito del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso, si sono incontrati lo scorso 21 giugno a Roma rappresentanti della Curia romana, della Conferenza Episcopale italiana, del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc) e dell’Alleanza evangelica mondiale (Wea). Insieme a loro anche studiosi e credenti delle religioni tradizionali africane, del buddismo, dell’induismo, del jainismo, del sikhismo, del taoismo e del tenrikyo.
Il testo, pubblicato il 28 giugno 2011 – spiega L’Osservatore Romano – è stata un’iniziativa comune del Pontificio consiglio, del Wcc e della Wea, con la partecipazione nella prima fase di credenti appartenenti ad altre religioni. L’evento commemorativo, con la partecipazione di cristiani e altri credenti, ha inteso ribadire questioni importanti di comune interesse riguardo al documento.
Al discorso di apertura del cardinale presidente, Jean-Louis Tauran, è seguito un videomessaggio del reverendo Shanta Premavardhana, presidente del Seminary Consortium for Urban Pastoral Education di Chicago, già membro del personale del Consiglio ecumenico delle Chiese, sulla storia e lo sviluppo del documento. Brevi relazioni relative all’attuazione del testo sono state presentate dalle istituzioni che ne sono state coautrici: monsignor Miguel Ángel Ayuso Guixot per il dicastero vaticano, Clare Amos e Kyriaki Avtzi per il Wcc, Thomas K. Johnson per la Wea.
“Documento attraverso gli occhi dei vicini religiosi” è stato il tema della prima sessione, nel corso della quale rappresentanti delle religioni tradizionali africane, del buddismo, dell’induismo, del jainismo, del sikhismo, del taoismo e del tenrikyo hanno illustrato brevemente la loro visione del testo. Nella sessione successiva, alcuni rappresentanti della Curia romana e della Conferenza Episcopale italiana sono intervenuti su “Promuovere una cultura di dialogo e di incontro. L’importanza di un documento di testimonianza cristiana”.
La sessione conclusiva, sul tema “Guardare avanti. Rispondere insieme alle realtà globali contemporanee”, era volta a trovare consenso su alcuni punti importanti emersi dal workshop. Sono stati ribaditi il dovere e il diritto di tutti i credenti di testimoniare la propria fede, come anche la necessità di rispetto reciproco e di dialogo interreligioso. È ciò che implica la libertà di religione, e va rispettato da tutti e garantito dagli Stati attraverso leggi appropriate.
I partecipanti – informa ancora il quotidiano vaticano – hanno incoraggiato le organizzazioni responsabili del documento originale a riflettere su come lo “spirito” del documento possa essere esteso per rendere possibile il dibattito interreligioso su questioni come l’etica della testimonianza e la libertà di religione. Hanno inoltre espresso la loro gratitudine al Pontificio consiglio per avere organizzato l’evento e fatto gli auguri ai partecipanti musulmani per il Ramadan e la ‘Id al-Fitr.

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