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Family Day 2016

Family Day 2016 - Andrea Barcaccia (Comitato Difendiamo i Nostri Figli)

Nel giorno delle unioni civili, un urlo scuote il Senato: “Ce ne ricorderemo!”

Atteso stasera il voto di fiducia per l’approvazione del ddl Cirinnà senza stepchild e vincolo di fedeltà. Ma il popolo del Family Day e i senatori che vi si oppongono parlano di “tradimento” e di “vulnus democratico”

È una lunga giornata quella di oggi in Senato. All’indomani dell’accordo interno alla maggioranza sulle unioni civili, il ddl Cirinnà torna in Aula privo dell’art. 5 sulla stepchild adoption e del vincolo di fedeltà. Alle 10 è iniziato il dibattito, stasera alle 19 dovrebbe esserci il voto di fiducia che dovrebbe sancire l’approvazione del provvedimento.

La stretta di mano tra Renzi e Alfano ha schiacciato le speranze di quanti chiedevano al Nuovo Centrodestra di non scendere a compromessi ma di chiedere il ritiro del testo. Tra tutti, il Comitato Difendiamo i Nostri Figli. In una nota diffusa alle prime ore dell’alba, si definisce quest’accordo “una strategia antidemocratica e di una cultura menzognera”. Il popolo del Family Day – prosegue la nota – “non si riconosce in esso e constata irritato che si è rimasti sordi alle sue richieste”.

Il Comitato ricorda che al danno dovuto al fatto che il testo è stato “sottratto” alla Commissione Giustizia “violando l’art. 72 della Costituzione”, si aggiunge la “beffa dell’imbavagliare ogni voce di dissenso, ponendo la questione di fiducia”. Il “disappunto” del popolo delle famiglie sceso al Circo Massimo lo scorso 30 gennaio si scaglia dunque verso “le forze e gli uomini” che sostengono questa legge. Il presidente del Comitato, Massimo Gandolfini, spende parole chiarissime al riguardo: “La strada delle bugie alla lunga non pagherà. Ce ne ricorderemo!”.

L’agitato clima di dissenso che aleggia tra il popolo del Family Day ha contagiato anche quel manipolo di senatori che da settimane sta conducendo una strenue battaglia contro il ddl Cirinnà. Stamattina, proprio mentre in Aula stava per iniziare il dibattito, alcuni di loro hanno convocato una conferenza stampa per ribadire la posizione contraria al testo e anche per esprimere una dura critica nei confronti di Angelino Alfano, che oggi si trova a Bruxelles.

“Ci sono i traditori dei 30 denari che erano con noi al Circo Massimo al Family Day”, sbotta Gian Marco Centianio, capogruppo della Lega Nord. Che poi rincara la dose: “Io c’ero e ho visto i parlamentari di Ncd che si sono riempiti la bocca: ‘Questa legge non passerà mai’, dicevano. Poi per quattro cadreghe (sedie in dialetto lombardo, ndr), per quattro poltrone in croce si sono svenduti”.

Alla pesante accusa di Centinaio fa eco quella di Mario Mauro (Gal), il quale riannoda a modo suo i fili del passato politico di Alfano e dice senza esitazione: “Si è sempre venduto!”. Entrando nel merito del ddl, l’ex ministro della Difesa commenta: “Prima avevamo un testo incostituzionale. Ora abbiamo un testo che è anche irrazionale”. Il suo riferimento è anche alla pensione di reversibilità, che – aggiunge – è un tema sul quale si sarebbe dovuto dare “maggiore spazio alla discussione parlamentare”.

La medesima accusa di aver soffocato la funzione del Parlamento giunge anche da Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia. “A fronte di un Paese che ha discusso in modo sereno, maturo, pacato e forte nelle piazze – spiega -, il Senato non ha discusso neanche un minuto sulle unioni civili”. Romani ritiene si sia di fronte a “un vulnus fortissimo alle regole della democrazia”. Di qui il suo richiamo al presidente del Senato, Pietro Grasso, che si sarebbe dovuto far carico “della responsabilità di discutere su un tema così delicato”.

Anche il capogruppo di Idea, Gaetano Quagliariello, ritiene che “ci troviamo di fronte a un ostruzionismo del Governo nei confronti del Parlamento”, giacché “l’unica cosa certa è stata quella di non far votare”. Secondo Quagliariello, “se il Governo mette la fiducia siamo a uno Stato etico, a una cosa che non c’entra nulla con la democrazia liberale”.

Un’altra forte stoccata al Ncd è giunta da Maurizio Gasparri (Fi): “Aver voluto la cancellazione del vincolo di fedeltà è stato un atto di coerenza, perché loro la fedeltà non sanno cosa sia”. Parole di tutt’altro tono l’esponente azzurro le ha invece riservate al “popolo del Family Day”, che ha voluto ringraziare poiché “ha aperto il dibattito, ma che di fatto è stato ingannato”. A loro, alla moltitudine di italiani contrari alle unioni civili, Gasparri ha infine consegnato una promessa: “Il nostro blocco politico dovrà dare continuità a questa battaglia etica, morale e delicata”.

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