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Naufragio nel Mediterraneo: si temono 700 morti

Shock della comunità internazionale. Save the Children denuncia: “Troppi minori coinvolti in questo pericoloso esodo. L’Europa non stia più a guardare”

È già stata definita la più grande strage nel mar Mediterraneo, il naufragio avvenuto oggi nel Canale di Sicilia, a 60 miglia dal nord della Libia. Le prime notizie fornite dai media, parlando di circa 700 morti. Solo 28 sono i superstiti recuperati dai soccorsi ancora impegnati sul posto, mentre decine di corpi sono stati avvistati in mare. 

“In base alla percentuale di minori arrivati degli ultimi sbarchi, stimiamo che ci fossero anche molti bambini e ragazzi tra di loro”, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia. E afferma: “Non possiamo più stare a guardare mentre centinaia di persone perdono la propria vita inseguendo una speranza: quella di trovare una vita migliore lontani da guerre, dittature e povertà”. 

“Non possiamo far finta di niente – aggiunge Neri – il crescente numero dei morti in mare pone, non solo all’Italia, ma a tutta l’Unione Europea e ai suoi Membri, il dovere di rispondere con un sistema di ricerca e soccorso in mare capace di far fronte a questa situazione che è destinata a peggiorare ulteriormente nei prossimi mesi. Chiediamo pertanto un vertice europeo urgente in cui si prendano decisioni concrete e immediatamente operative.”

Inoltre, sempre peggiori sono le condizioni dei barconi, il loro sovraffollamento e la violenza dei trafficanti nei confronti dei migranti, costretti spesso a partire a prescindere dalle condizioni meteorologiche del mare. Alcuni bambini arrivati di recente hanno infatti raccontato agli operatori di Save the Children che i trafficanti sparavano contro la loro barca costringendoli a partire.

Per quanto riguarda i superstiti del naufragio, è necessario garantire loro tutto il sostegno indispensabile a fronte della tragedia che hanno vissuto. Fondamentale pertanto, secondo Save the Children, è “garantire un sistema di accoglienza in grado di rispondere ai bisogni essenziali di tutti i migranti in arrivo e, in particolare, dei più vulnerabili, tra i quali i minori non accompagnati e i nuclei familiari con bambini”.

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