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Pixabay CC0 - NGi, Public Domain

Musica barocca per la festa di Sant’Agata

Anche quest’anno si è tenuta la Settimana Musicale Agatina, kermesse concertistica ideata dal Coro Lirico Siciliano in collaborazione con l’Arcidiocesi di Catania

I tradizionali festeggiamenti agatini, noti in tutto il mondo per la loro numerosa partecipazione e il loro focoso coinvolgimento, hanno avuto avvio già da qualche giorno nella città alle pendici dell’Etna, “sublimata” dal sacrificio della Martire Agata (a. 251 d.C.). Festa barocca quella di Sant’Agata, festa senza misura.

Nel contesto di eventi che, ogni anno, la Curia diocesana e l’Amministrazione comunale promuovono e sponsorizzano, ha preso il via anche quest’anno la Settimana Musicale Agatina, kermesse concertistica ideata dal Coro Lirico Siciliano in collaborazione con l’Arcidiocesi di Catania e che si fregia di blasonati patrocini quali quello del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, e del Pontificio Consiglio della Cultura.

Per l’inaugurazione, il maestro Francesco Costa, direttore del Coro, ha scelto un esordio davvero straordinario, riportando alla luce gli spartiti della Missa “Ingenua Sum” di Nicolas Couturier, che è stata dunque eseguita per la prima volta.

Numerosi i partecipanti all’esecuzione, ieri 1° febbraio, presso la Monumentale Chiesa della Badia di S. Agata, tra le cui voluttà barocche si sono diffuse le sublimi note di devozione che questo sacerdote francese volle dedicare alla protomartire siciliana.  Nato nel 1840, fu ordinato sacerdote nel 1865 e prestò servizio come organista e Maestro di Cappella presso la Cattedrale di Langres, nell’Alta Marna, dove fu anche direttore della «école musicale de la Maîtrise», l’istituzione diocesana preposta alla formazione musicale del coro di voci bianche.

Giunto a Catania nel settembre del 1875, durante un pellegrinaggio in Italia, conobbe l’allora Arcivescovo, il cardinale benedettino Giuseppe Benedetto Dusmet (1818-1894), oggi Beato, e poté sperimentare la straordinaria e coinvolgente devozione del popolo catanese per Sant’Agata, restandone letteralmente folgorato.

Si appassionò talmente e si animò così tanto di devozione che volle aggiungere il nome “Agatino”, diventando anche socio onorario del neonato Circolo Cittadino “S. Agata”; compose tra l’altro un opuscolo in lingua francese per incrementare la già diffusa devozione alla Martire catanese dal titolo “Sainte Agathe et sa Patrie” (1877).

Nel 1876 Couturier si fece coinvolgere dal fervore del Dusmet che voleva incrementare lo studio e la cura della musica sacra in ambito diocesano, e si fece intermediario con l’organaro francese Théodore Jaquot di Rambervillers per la costruzione di un nuovo organo per la Cattedrale di Catania.

Nel 1877 tornò nuovamente a Catania per partecipare, in veste di esecutore, al concerto di inaugurazione del nuovo strumento, e poi ancora, nel 1880 e nel 1881, per sovraintendere ad alcuni interventi di manutenzione che nel frattempo si erano resi necessari.

Il suo legame con la diocesi catanese continuò anche sotto l’episcopato del Card. Giuseppe Francica Nava di Bondifé (1846-1928) con la composizione, per la neoformata Schola Cantorum S. Agata, di brani liturgici ispirati alle direttive della riforma musico-liturgica introdotta dal Motu Proprio Inter sollecitudines del santo pontefice Pio X (22.11.1903).

Tra queste musiche, pensate per i chierici del seminario catanese, bisogna ascrivere la suggestiva Missa “Ingenua sum” in onore della Vergine e Martire Sant’Agata – composta nel 1905 (anno di fondazione della Schola Cantorum S.Agata) ed espressamente dedicata al Card. Francica Nava – e l’emozionante mottetto “Paganorum multitudo”, entrambe composte in stile contrappuntistico severo, sul modello della polifonia classica palestriniana, e basate su motivi tratti dall’omonime antifone gregoriane dell’ufficio proprio della Martire.

Singolare è la scelta di ispirarsi proprio queste due antifone, forse tra le più “terrene” dell’Ufficio. Eppure, forse, il Couturier aveva colto il senso più nascosto dei festeggiamenti agatini, in cui si esalta e ci si gloria, quasi in modo tracotante, della propria appartenenza ad un genus, così come Agata aveva rivendicato innanzi al proconsole Quinziano la sua condizione di libera, innanzi alla costrizione della propria coscienza e della morale. Al tempo stesso, la Paganorum multitudo rappresenta il fragore del popolo che, ancor oggi, accorre attorno alle Reliquie della Martire e nonostante le proprie miserie rinnova l’atto di affidamento a Dio, scevro da qualsivoglia sentimentalismo, ma passionale, tangibile, vero.

Mentre all’organo sedeva il maestro Paolo Cipolla che accompagnava il Coro, la seconda parte del concerto ha visto il recital del pianista Gianfranco Pappalardo Fiumara, che ha eseguito vari brani per pianoforte tra cui anche il suggestivo intermezzo della Cavalleria Rusticana di Mascagni.

Merito, dunque, del Coro Lirico e dei musicologi Daniela Calcamo e Daniele Cannavò, è la riviviscenza di questi preziosi spartiti, custoditi attualmente nell’archivio del Seminario Arcivescovile di Catania, con l’auspicio, formulato dallo stesso direttore Costa, che brani di questa importanza non solo per il valore artistico ma anche perché così intrisi di fede e spiritualità, tornino a vibrare sotto le volte delle chiese.

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