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Aldo Moro - Wikimedia Commons

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“Morte di un Presidente”: un raggio di luce sui misteri del sequestro Moro

Presentata ieri a Roma l’inchiesta del giornalista Paolo Cucchiarelli che demolisce la versione ufficiale

Si è svolta ieri sera nella libreria IBS di Via Nazionale la presentazione del libro “Morte di un Presidente. Tutto quello che né lo Stato né le BR possono raccontare sulla prigionia e l’assassinio di Aldo Moro” (Ponte alle Grazie) del giornalista Paolo Cucchiarelli. Oltre all’autore sono intervenuti il vicedirettore de l’Espresso Marco Damilano ed il presidente della Commissione d’inchiesta sul caso Moro, l’on. Giuseppe Fioroni.

E’ spettato a Marco Damilano introdurre l’evento, evidenziando il filo sottile che unisce le vite di Aldo Moro, Pierpaolo Pasolini e Leonardo Sciascia. Seppur in campi differenti queste figure furono unite dalla volontà di impedire l’immobilismo del Paese, affinché esso non venisse sommerso dalle correnti avverse che lo minacciavano.

Toccando questo argomento Damilano utilizza lo splendido topos della passeggiata, caro sia a Pasolini che a Sciascia, i quali, in occasioni diverse, ebbero a rammaricarsi della progressiva scomparsa in Italia delle lucciole, assurta a simbolo di un Paese che si avviava verso una modernizzazione dagli esiti incerti (ed oscuri).

E’ lo stesso Sciascia, autore de “L’affaire Moro” e membro della prima commissione parlamentare d’inchiesta, ad accostare le figure di Pasolini e del presidente della Democrazia Cristiana (assassinati rispettivamente nel 1975 e nel 1978), caratterizzate da una costante riflessione sul ruolo della politica e della cultura. Proprio Aldo Moro era solito facilitare i propri pensieri compiendo delle passeggiate meditative, abitudine che non perse neppure in alcuni momenti della drammatica prigionia.

Un’affermazione, quest’ultima, che sconcerterà il lettore, dandoci tuttavia il polso delle erronee convinzioni che decenni di trascuratezze ed omissioni hanno diffuso sul caso Moro. L’inchiesta di Cucchiarelli è quanto di più distante possa esserci da una “contro-storia sensazionalistica”: “Morte di un Presidente” espone scientificamente (termine non casuale viste le perizie ivi presenti e la rilettura di carte giudiziarie fondamentali precedentemente ignorate) le innumerevoli incongruenze della versione ufficiale, arrivando ad esporre fatti in maniera incontrovertibile.

Il vicedirettore de L’Espresso ha infine sottolineato come i 55 giorni di prigionia non siano stati per Moro un momento piatto e ripetitivo, risultando al contrario un periodo ricco di avvenimenti, per quanto drammatici. Dopo l’interessante intervento di Damilano è venuto il turno dell’autore, il quale, con l’aiuto di immagini e di un filmato, ha mostrato subito alcune delle evidenze che sconfessano clamorosamente tutto ciò che abbiamo imparato ad accettare dell’omicidio e del rapimento dello statista pugliese.

Diversi sono stati gli esempi esposti all’uditorio. Due su tutti: l’integrità della coperta con cui il presidente sarebbe stato avvolto prima dell’esecuzione nella Renault rossa e la posizione del suo corpo. La domanda, che per la sua sensatezza immediata adesso appare quasi retorica, è: perché se la raffica di mitra ha colpito Moro avvolto dalla coperta questa non presenta alcun foro da proiettile? Ancora: perché se al momento dell’uccisione il presidente della DC era rivolto verso destra la parte crivellata è quella sinistra? Per l’autore il corpo di Moro fu spostato nel bagagliaio in un secondo momento, come numerosi altri indizi esposti nel libro lasciano supporre (da sottolineare che nell’opera vengono mostrate decine di foto inedite, per la prima volta disponibili al grande pubblico).

Altro elemento mai indagato a fondo è la presenza di sabbia nei vestiti di Moro: dai calzini al colletto, dal cappotto a sotto le scarpe, tutto dimostra il contatto diretto della vittima con la sabbia, che di certo non poté avvenire nel covo-prigione di Via Montalcini. Non a caso, nei giorni immediatamente successivi alla morte, alcuni giornali parlarono di Fregene come uno dei possibili luoghi di detenzione, salvo poi essere tutto, è il caso di dirlo, insabbiato.

Purtroppo risulta impossibile riassumere anche solo una parte dei riscontri effettuati da Paolo Cucchiarelli ma la spiegazione, semplice e senza appello, di alcuni di essi ha fatto scorrere un brivido lungo le schiene dei presenti. D’altronde, quando si apprende che le impronte digitali trovate nella Renault non corrispondono a quelle di chi ha rivendicato l’omicidio, non potrebbe essere altrimenti.

Secondo l’autore il luogo di detenzione di Moro fu immediatamente scoperto e, seppur segretamente, le trattative ci furono ma era intenzione di molti che le BR stroncassero la vita del presidente. Non solo: le stesse lettere di Moro durante la prigionia furono un mezzo, di cui egli era consapevole, per portare avanti tale trattativa cifrata.

Dopo Cucchiarelli ha preso la parola l’on. Fioroni, che ha evidenziato come Moro fosse una delle poche figure politiche a possedere una visione di lungo periodo. Egli comprese infatti che la politica italiana si trovava in una fase di lento declino e che gli elettori stavano progressivamente prendendo le distanze dal sistema dei partiti. Con il contesto internazionale segnato dalla guerra fredda, l’Italia presentava inoltre  la peculiarità di possedere un partito costretto a vincere sempre (e quindi privato dello stimolo ad innovarsi ed a ripensarsi) e di un altro, il PCI, seguito da milioni di italiani amareggiati dalla consapevolezza di non poter partecipare al governo del Paese.

Fioroni ha continuato spiegando come l’intento di Moro fosse quello di realizzare la “democrazia integrale” (che oggi chiameremo “democrazia dell’alternanza”), così da allargare le basi della legittimità istituzionale scricchiolante. Con la sua morte questo progetto di largo respiro fallì e si aprì quella lunga fase di transizione di cui ancora oggi non vediamo la fine.

L’onorevole Fioroni ha poi parlato dell’operato della commissione parlamentare da lui diretta. Interessante a tal proposito la sua affermazione sulla necessità di rileggere carte e documenti già esistenti, che rappresentano i veri tasselli fondamentali di tutto il caso Moro. Le convergenze tra il lavoro dell’inchiesta parlamentare ed il libro “Morte di un Presidente” sono proprio da ricercarsi nella volontà di prendere in seria considerazione quello che precedentemente era stato, in molti casi intenzionalmente, trascurato.

E’ proprio dalla consapevolezza di una frattura radicale tra realtà fattuale e versione ufficiale che le ricostruzioni di Cucchiarelli diventano utili per i lavori della stessa commissione. Durante la presentazione di ieri, infatti, lo stesso Fioroni ha affermato che l’approccio dell’autore è rivolto ad una ricerca sincera ed attenta della verità.

Approfondire il sequestro e la morte di Aldo Moro è dunque fondamentale per comprendere un tornante centrale della storia repubblicana. Con la sua eliminazione la storia del Paese ha cambiato il proprio corso, rimanendo segnata in profondità da quel tragico evento. La ricerca della verità e la necessità di difendere la memoria storica della democrazia sono i principali obiettivi di questo libro.

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