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“Moonlight” apre la Festa del Cinema di Roma

Il potente dramma di un ragazzo afroamericano alla ricerca della propria identità ha conquistato il pubblico della manifestazione cinematografica capitolina

L’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma si è aperta ieri con Moonlight, secondo lungometraggio diretto dal regista Barry Jenkins. L’audace scelta del Direttore Artistico Antonio Monda va in controtendenza rispetto agli ultimi festival cinematografici internazionali: se l’ultima edizione di Cannes aveva aperto con la commedia Café Society di Woody Allen e la recente Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il film musicale La La Land, la kermesse capitolina ha esordito con un film intenso e a tratti malinconico.

Chiron, ragazzo afroamericano cresciuto in un quartiere di Miami segnato dalla violenza e dalla droga, è il protagonista di questo dramma composto da tre atti, che rappresentano le tre età della vita: infanzia, adolescenza ed età adulta.

I primi minuti del film ci aiutano subito a comprendere il contesto del film e la condizione in cui vive Chiron, che già da bambino si vede costretto a scappare dai suoi amici violenti. Rifugiatosi in un appartamento utilizzato da tossici per drogarsi, il ragazzo trova una siringa. Con questa ci gioca, la tiene tra le mani, la utilizza per guardare attraverso il buco e osservare il mondo. Nonostante la giovanissima età, la droga diventa dunque un oggetto da poter maneggiare, un elemento con cui entrare in confidenza, un mezzo per interpretare il mondo. Anche il rapporto con la madre tossicodipendente è inevitabilmente condizionato dalla droga, oltre che quello con la figura maschile che Chiron prende a riferimento. Tuttavia non solo la droga è elemento dominante in Moonlight ma anche la ricerca della propria identità. Non a caso i tre atti del film sono intitolati con i diversi nomi con cui il protagonista viene chiamato nelle fasi della sua vita (Piccolo, Chiron e Black), come a sottolineare la frammentazione della soggettività di Chiron. Solo il confronto finale con la madre consentirà al protagonista l’accettazione della propria natura, per quanto ormai contaminata dalle esperienze vissute nell’infanzia e per questo impossibilitata a una piena risoluzione del conflitto con il mondo del passato.

Moonlight offre un’indagine poetica sulla ricerca del proprio posto nel mondo e sull’autenticità delle relazioni umane, lasciando allo spettatore la libertà di trarre le proprie conclusioni personali.

La giornata di apertura della Festa si è contraddistinta poi per la presenza di Tom Hanks, che ha raccontato in conferenza stampa come la sua priorità rimanga quella  di non venir meno al contratto con il pubblico: “quello di ripartire da zero ogni volta, per ogni film”. Chiamato dai giornalisti a commentare la situazione politica degli Stati Uniti alla vigilia delle elezioni presidenziali, l’attore ha evidenziato come figure quali Trump sono solite emergere nei momenti di difficoltà del Paese, ma gli americani raramente hanno dato ascolto a voci del genere.

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