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Mons. Kurtz: “Il Papa ci ricorda che gli USA sono un paese di immigrati”

Il presidente dei vescovi americani si sofferma sul significato della visita del Santo Padre in Messico, durante la quale celebrerà Messa alla frontiera statunitense

Secondo il presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, l’arcivescovo di Louisville, Joseph E. Kurtz, l’imminente visita di papa Francesco in Messico potrà portare molti frutti ma, in particolare, il suo messaggio di accoglienza nei confronti degli immigrati può arricchire l’intera America e la sua Chiesa.

In un’intervista esclusiva a ZENIT alla vigilia della tanto attesa visita pastorale, in programma dal 12 al 18 febbraio, monsignor Kurtz ha sottolineato che l’importanza del viaggio va oltre i confini del Messico.

Con il Papa in procinto di attraversare l’Atlantico alla fine di questa settimana, e l’immigrazione, che presumibilmente sarà uno dei temi che Francesco affronterà, l’arcivescovo ha riflettuto su come il messaggio del Santo Padre debba essere ascoltato a nord del Rio Grande e in questa campagna elettorale americana.

“Lo scorso settembre a Washington – ha detto Kurtz – papa Francesco ci ha incoraggiato a offrire agli immigrati il ​​calore e l’amore di Cristo”.

Il presule ha osservato che Francesco ha posto l’immigrazione nel contesto della carità cristiana, riconoscendo anche il grande contributo che gli immigrati hanno reso al paese.

“Se continuiamo ad accogliere gli immigrati come nostri fratelli e sorelle in Cristo, ha detto papa Francesco, ‘sono certo che, come spesso in passato, queste persone arricchiranno l’America e la sua Chiesa’”, ha ricordato il presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti.

Secondo le stime del Pew Research Center, il 52% degli stranieri negli USA senza permesso di soggiorno è rappresentato da circa 6 milioni di messicani.

Quando papa Francesco celebrerà la messa a Juarez, in Messico, l’arcivescovo Kurtz ha riferito a ZENIT che starà lì a seguire “assieme a centinaia di americani riuniti a El Paso e migliaia di altri da tutti gli Stati Uniti”.

El Paso è la città ‘sorella’ di Juarez, situata a pochi chilometri, dall’altra parte del confine.

Mercoledì prossimo, 17 febbraio, Francesco concluderà la sua visita a Ciudad Juarez, dove celebrerà la messa. In onore dello storico evento, la diocesi di El Paso, in Texas, sta organizzando una celebrazione papale per i fedeli al Sun Bowl Stadium di El Paso, che comprenderà una trasmissione televisiva in diretta della messa a Juarez.

Nell’ambito della trasmissione dell’evento papale al Sun Bowl, sarà trasmesso in TV anche tutto il viaggio di papa Francesco a Juarez per tutto il pomeriggio. Inoltre, il programma bilingue accoglierà la presenza di personaggi di fama nazionale, musicisti e cantanti locali. Tra questi ultimi si esibirà, ad esempio, il noto chitarrista Tony Melendez.

Quando il Papa celebrerà la Messa a Juarez, dall’altare sarà in grado di vedere un livestream del Sun Bowl Stadium. Si prevede il Santo Padre benedirà la folla dal lato statunitense della frontiera.

L’evento conta di riunire una moltitudine di fedeli perché sperimentino l’emozione della vicinanza del Santo Padre al confine, nella consapevolezza delle complicazioni che il varcare la frontiera comporta per molti.

“La sua visita in Messico – ha detto monsignor Kurtz – è un invito a vedere i nostri fratelli e sorelle come compagni di pellegrinaggio, in cammino verso Cristo. Accettando questo invito, noi abbracciamo la nostra storia come nazione di immigrati”.

L’arcivescovo ha anche riconosciuto che la popolazione ispanica negli Stati Uniti è ormai diventata un tratto caratteristico della Chiesa in questo Paese.

Ciò detto, l’arcivescovo Kurtz ha spiegato cosa significa tale visita di Francesco in Messico per questa gente e per tutti i cattolici statunitensi.

“Ciascuna delle nostre Chiese locali porta un prezioso patrimonio culturale”, ha affermato, sottolineando che “papa Francesco ha descritto queste chiese come ‘risorse destinate ad essere condivise’”.

“La visita è un’altra opportunità per noi per imparare e condividere in questa diversità, pur ricordando che in America siamo una sola Chiesa, al sud, al nord o al centro. La nostra fede e le nostre differenze si fondono nell’unico corpo di Cristo”.

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