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Egyptian soldiers stand guard on the Egyptian side of Rafah border crossing between Gaza Strip and Egypt

EPA - A/MOHAMMED SABER

Mons. Gallagher: “Non si può negare ai Governi il diritto alla legittima difesa”

In una Lectio magistralis all’Università cattolica di Tokyo ha parlato di “sano realismo” per “regolamentare l’uso della forza” e di una “nuova cultura di pace” da diffondere

Più che un’ordinata convivenza tra popoli, la pace è prevenzione delle cause che possono scatenare una guerra. Lo ha detto mons. Paul R. Gallagher, segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, in una Lectio Magistralis pronunciata alla Sophia University di Tokyo, diretta dai Gesuiti.

Il presule – come riferisce l’Osservatore Romano – ha sottolineato l’importanza di tornare una “cultura di pace” e lo ha fatto parafrasando il Pontefice. “Guardando il quadro mondiale — ha affermato — il Papa ha introdotto l’espressione ‘guerra a pezzi’ per cogliere tra i tanti possibili ‘perché’ di un conflitto — interessi egoistici, povertà, mancato sviluppo, dominio territoriale, sfere di influenza — quello essenziale: la ricerca della pace domanda di ritornare alle basi fondamentali delle relazioni umane e quindi recuperare le basi sia dell’ordine interno alle nazioni sia di quello internazionale”.

Seguendo il pensiero del Pontefice, ha spiegato monsignor Gallagher, “significa che non si avrà una vera pace senza il riconoscimento di alcuni limiti etici naturali insormontabili e senza l’immediata attuazione di quei pilastri dello sviluppo umano integrale”.

Il segretario vaticano ha sottolineato che “lo scopo ultimo” dell’umanità è “l’abolizione della guerra”, ricordando che il Concilio Vaticano II espressa un’unica condanna proprio nei confronti dei conflitti bellici. Una contrarietà che tuttavia convive con la “consapevolezza che, non essendo questa (la guerra, ndr) estirpata dalla condizione umana, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa”.

Di qui la necessità almeno di “regolamentare l’uso della forza”, che si ottiene con “sano realismo”. Ecco allora che di fronte alle nuove minacce, rappresentate da terrorismo e crisi diplomatiche tra Stati, occorre una nuova cultura di pace.

Per alimentarla bisogna quindi “educare e investire nei processi educativi, favorendo un’idea di interconnessione dei diversi ambiti del sapere, una rinnovata solidarietà e un maggiore rispetto dei diritti fondamentali”, ha detto l’arcivescovo.

Qui si inserisce anche l’appello del Papa, rilanciato infine da mons. Gallagher, a “ricollocare le risorse dai conflitti e dagli armamenti verso programmi di sviluppo che possano garantire la piena realizzazione e la crescita di persone e popoli”.

 

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