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Archbishop Paul Richard Gallagher

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Mons. Gallagher: “Importante l’aiuto della Russia per stabilizzare il Mediterraneo”

Il segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede plaude inoltre all’accordo sul nucleare iraniano e ammonisce l’Ue: “Non sia ridotta a istituzione economico-finanziaria”

Dai conflitti in Medio Oriente all’accordo sul nucleare iraniano, passando per la crisi in Grecia e per i colloqui rinnovati tra Stati Uniti e Cuba. Tanti sono i temi di geopolitica che mons. Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, affronta in un’intervista uscita su Vatican Insider.

Il presule sottolinea in primo luogo che la Santa Sede accoglie con favore l’accordo sul nucleare iraniano, “perché  considera che la via per risolvere le controversie e le difficoltà deve essere sempre quella del dialogo e del negoziato. L’intesa raggiunta è il risultato di tanti anni di negoziato su una questione che aveva suscitato grave preoccupazione”. Ciò non toglie – aggiunge mons. Gallagher – che “un tale accordo richiede la continuazione degli sforzi e dell’impegno di tutti perché possa dare i suoi frutti”. Questa è la vita per “l’auspicata pace in tutta la regione” mediorientale, chiosa.

Pace che nel confinante Iraq sembra ancora lontana. Mons. Gallagher afferma che la Santa Sede auspica che non si arrivi a una frammentazione su base etnica e/o religiosa del Paese. “Penso che sia desiderio anche delle autorità irachene che non crescano le tensioni tra curdi, sciiti e sunniti, ma che ci sia un maggiore coinvolgimento di tutti nella soluzione alle sfide che il Paese deve affrontare, soprattutto quelle causate dal cosiddetto Stato islamico – dice -. La formazione del governo di unità va in quella direzione, così come gli appelli del primo ministro e di altre autorità non solo civili, ma anche religiose”.

Secondo il diplomatico vaticano, Mosca può svolgere un ruolo importante per la stabilizzazione del Medio Oriente. “La Russia è un attore internazionale di evidente rilievo e penso che tutti abbiamo bisogno di camminare insieme, non separatamente e, ancor meno, l’uno contro l’altro, ma nel comune interesse di migliorare il mondo di oggi”, le parole di mons. Gallagher. Che aggiunge: “La Federazione russa può giocare un ruolo nella stabilizzazione del Mediterraneo, come l’ha giocato nel raggiungimento del recente accordo sul nucleare con l’Iran”.

In questo senso si colloca il colloquio tra papa Francesco e il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, durante la visita ufficiale di quest’ultimo in Vaticano, il 10 giugno scorso. L’intervento del Pontefice è stato determinante anche in un altro contesto geopolitico, quello che vede Usa e Cuba riavvolgere il nastro delle relazioni diplomatiche dopo 54 di gelo. Il ruolo svolto dalla Santa Sede in questo caso è conforme alla sua tradizione. “La Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal Signore, si impegna per la pace e la riconciliazione tra i popoli – spiega mons. Gallagher -. In particolare, si può constatare che, a partire dalla seconda guerra mondiale, essa ha accompagnato diversi processi di trasformazione dei sistemi politici ed economici, contribuendo anche alla creazione di un clima di maggiore collaborazione tra le nazioni. Allo stesso tempo, la Santa Sede ha cercato di favorire lo sviluppo delle relazioni internazionali verso modelli più attenti alle fondamentali esigenze della giustizia e della pace”.

Il segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede interviene anche sul tema della crisi economica greca e dell’atteggiamento avuto dall’Unione europea. “Certamente la crisi greca ha messo in evidenza alcune difficoltà e certi limiti che vive l’Unione europea – l’opinione di mons. Gallagher -. Purtroppo l’Europa, così come fu pensata dai ‘padri costituenti’ alla fine del secondo conflitto mondiale, non può essere ridotta a un’istituzione esclusivamente economico-finanziaria o dove, per meglio dire, l’aspetto economico è preminente sugli altri. Anzi, la condivisione delle risorse (inizialmente con la Ceca, Comunità economica del Carbone e dell’Acciaio), in uno spirito solidaristico, fu al principio la premessa irrinunciabile per scongiurare ulteriori conflitti”. Secondo il presule, “l’economia, sebbene importante, deve convivere con altri valori, culturali, politici ed etici, altrettanto determinanti per la crescita della società europea”.

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