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Mons. Follo: Testimoni di un fatto, di cui fare memoria

Rito Romano – III Domenica di Pasqua– Anno B – 15 aprile 2018

Rito Romano – III Domenica di Pasqua– Anno B – 15 aprile 2018

At 3,13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5a; Lc 24,35-48

 

Rito Ambrosiano

At 16,22-34; Sal 97; Col 1,24-29; Gv 1,1-11a

III Domenica di Pasqua

 

1) Nel grande mare della vita solita c’è una continua novità.

Pasqua è passata da quindici giorni, il lavoro e la scuola sono ricominciati a pieno ritmo e la vita quotidiana ha ripreso a scorrere come al solito. La routine della vita di ogni giorno spinge a ridurre ad un  vago ricordo l’annuncio che il Signore è risorto. La notizia inaudita che Cristo risorto ha definitivamente sconfitto la morte rischia di essere ridotta ad una informazione su un fatto importante ma lontano nel tempo. Ciò accade perché ci dimentichiamo che si tratta di una notizia che non solo ci informa che la nostra vita non finisce quaggiù, ma ci forma come persone che già su questa terra partecipiamo alla risurrezione di Cristo.

Come possiamo vivere fortemente la memoria di Cristo, senza lasciarci sballottare dalle ondate della vita.

Come possiamo essere memori del Risorto nella vita quotidiana?

Vivendo la memoria del Signore nel lavoro e non nonostante il lavoro, in famiglia e non nonsostante la famiglia, nella Chiesa e non nonostante la Chiesa, che con i suoi riti fissa ciò che è vero.

E’ proprio la Chiesa con la sua liturgia che ci aiuta a fare memoria di Cristo. Riandiamo, per esempio alla Settimana Santa. Durante questa grande e santa settimana, la Chiesa ha ridestato in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste” (Prefazio ambrosiano di Pasqua).

Il Giovedì Santo, la Chiesa ha fatto memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore, la vigilia della sua passione e morte, ha istituito il sacramento dell’Eucaristia, in cui Cristo si dà a tutti noi come cibo di salvezza e come farmaco di immortalità.

Il Venerdì Santo è la giornata in cui la Chiesa fa memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù. In questo giorno la Liturgia ci riunisce per farci meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprimono l’umanità, e per farci ripercorrere le sofferenze del Signore che espiano questo male.

La memoria ha bisogno di silenzio, per cui il Sabato Santo è segnato da un profondo silenzio. C’è bisogno di un giorno di silenzio, per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e dalla Risurrezione del Signore.

Questo Sabato di silenzio e di memoria addolorata sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce la domenica più importante della storia del mondo: la domenica della Pasqua di Cristo.

Fare memoria dei misteri di Cristo morto e risorto significa vivere in profonda e solidale adesione all’oggi della storia, convinti che quanto celebriamo è realtà viva.

Fare memoria di Cristo non vuol dire ricordarlo semplicemente come una persona del passato che ci ha lasciato un profondo insegnamente, ma vuol dire renderlo presente lasciandoci attirare dalla  presenza amorosa di Lui, vivo per sempre.

Fare memoria vuol dire fare comunione con Cristo. La comunione con Gesù non è un mistero che si celebra semplicemente nella liturgia, con gesti e parole. Il comandamento: “fate questo in memoria di me” ha un duplice spessore: fare memoria nel sacramento e fare memoria nella vita, rendere presente Gesù nel sacramento e renderlo presente nella carità.

2) Memoria e presenza.

In questa terza Domenica di Pasqua, la liturgia ci aiuta a fare memoria rimettendo davanti agli occhi del cuore la presenza di Cristo. Lo fa proponendo come lettura del Vangelo il racconto che  San Luca fa del terzo incontro del Risorto con i suoi Apostoli, che sono nel Cenacolo.

In questa domenica la Chiesa vuole invece farci comprendere come dopo la sua risurrezione il Cristo sia veramente vivo in mezzo a noi, nelle nostre giornate nella nostra vita quotidiana. La fede in Cristo è proprio questa: credere che Cristo sia veramente risorto e viva ogni giorno con noi quale amico fedele per sempre.

Allora, ricordare o fare memoria non vuol dire far tornare alla mente il ricordo di una persona amata, ma ridare agli occhi del cuore (ri-cor- dare) la presenza vera dell’Amato.

L’evangelista Luca ci propone quasi un itinerario delle apparizioni del Cristo per farci comprendere meglio che il Cristo Crocifisso è veramente il Risorto.

Dopo averci offerto nelle domeniche precedenti come prove della risurrezione di Gesù: il sepolcro vuoto, la testimonianza degli angeli, l’apparizione ai discepoli sulla strada di Emmaus, oggi San Luca racconte di Gesù che offre prove ancora più tangibili: appare agli Apostoli riuniti, mostra le sue ferite, si mette a tavola con loro. Gesù ha un vero corpo. Il Risorto non è un fantasma, ma un essere reale che si fa presenza in mezzo ai suoi, ai quali chiede di fare memoria di lui e di testimoniarlo.

Questa presenza rimane a nostra disposizione in modo sublime nel pane eucaristico, che viene custodito in ogni chiesa del mondo. Andiamo a metterci davanti al tabernacolo per adorare e visitare il Risorto. L’adorazione eucaristica e la visita al santissimo Sacramento vanno fatte perchè, proprio perché hanno in se stesse un ineliminabile orientamento a Cristo presente sotto le specie del pane.

In greco “adorazione” si dice proskynesis. Essa significa il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire. Significa che libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per diventare in tal modo noi stessi veri e buoni.

In latino “adorazione” è ad-oratio – contatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e, quindi, amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così la sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere, ci fa convertire stabilmente verso Cristo ed avere con Lui e con i nostri fratelli e sorelle  un rapporto di amicizia, di condivisione, di amore, di confidenza: di comunione.

L’unione con Cristo attraverso l’Eucarestia, mangiata e adorata, ci consente di dare come cristiani una vera testimonianza di vita vissuta con Lui.

Un esempio di come vivere questa memoria e questa presenza di Cristo ci viene dalla Vergini  consacrate. La loro vocazione non si identifica in un compito specifico o in una fun­zione particolare, ma nel “far memoria”,  nel testioniare che l’essenziale nella Chiesa è l’amore del Cristo per cia­scuno e per tutti, un amore fedele e personale, che la Scrittura e la tra­dizione della Chiesa hanno tradot­to con l’immagine dello “Sposo”.

Inoltre è utile ricordare che “ Il Mistero eucaristico manifesta un intrinseco rapporto con la verginità consacrata, in quanto questa è espressione della dedizione esclusiva della Chiesa a Cristo, che essa accoglie come suo Sposo con fedeltà radicale e feconda. Nell’Eucaristia la verginità consacrata trova ispirazione ed alimento per la sua dedizione totale a Cristo»  (Benedetto XVI, in Sacramentum caritatis, n. 81). “Nell’Eucaristia Cristo attua sempre nuovamente il dono di sé che ha fatto sulla Croce. Tutta la sua vita è un atto ditotale condivisione di sé per amore” (Papa Francesco).

La vergine consacrata è appassionata nel suo amore per l’Eucaristia, ricevendo Cristo come sua ispirazione e suo cibo. Donna, sempre pronta a ricevere l’amore intimo del Signore e a ricambiarlo con la preghiera e il servizio, rafforzata da questo cibo, osa presentarsi pubblicamente come vergine nel mezzo di una società ostile, riconoscendo umilmente che non è solo una donna consacrata ma una vergine consacrata.

 

Lettura patristica

Guerric d’Igny (1070/1080 – 1157)
Sermo I, in Pascha, 4-5

Come sapete, quando egli “venne” a loro “a porte chiuse e stette in mezzo a loro, essi, stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma (Jn 20,26; Lc 24,36-37); ma egli alitò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo” (Jn 20,22-23). Poi, inviò loro dal cielo lo stesso Spirito, ma come nuovo dono. Questi doni furono per loro le testimonianze e gli argomenti di prova della risurrezione e della vita.

È lo Spirito infatti che rende testimonianza, anzitutto nel cuore dei santi, poi per bocca loro, che “Cristo è la verità” (1Jn 5,6), la vera risurrezione e la vita. Ecco perché gli apostoli, che erano rimasti persino nel dubbio inizialmente, dopo aver visto il suo corpo redivivo, “resero testimonianza con grande forza della sua risurrezione” (Ac 4,33), quando ebbero gustato lo Spirito vivificatore. Quindi, più proficuo concepire Gesù nel proprio cuore che il vederlo con gli occhi del corpo o sentirlo parlare, e l’opera dello Spirito Santo è molto più poderosa sui sensi dell’uomo interiore, di quanto non lo sia l’impressione degli oggetti corporei su quelli dell’uomo esteriore. Quale spazio, invero, resta per il dubbio allorché colui che dà testimonianza e colui che la riceve sono un medesimo ed unico spirito? (1Jn 5,6-10). Se non sono che un unico spirito, sono del pari un unico sentimento e un unico assenso…
Ora perciò, fratelli miei, in che senso la gioia del vostro cuore è testimonianza del vostro amore di Cristo? Da parte mia, ecco quel che penso; a voi stabilire se ho ragione: Se mai avete amato Gesù, vivo, morto, poi reso alla vita, nel giorno in cui, nella Chiesa, i messaggeri della sua risurrezione ne danno l’annuncio e la proclamano di comune accordo e a tante riprese, il vostro cuore gioisce dentro di voi e dice: «Me ne è stato dato l’annuncio, Gesù, mio Dio, è in vita! Ecco che a questa notizia il mio spirito, già assopito di tristezza, languente di tiepidità, o pronto a soccombere allo scoraggiamento, si rianima». In effetti, il suono di questo beato annuncio arriva persino a strappare dalla morte i criminali. Se fosse diversamente, non resterebbe altro che disperare e seppellire nell’oblio colui che Gesù, uscendo dagli inferi, avrebbe lasciato nell’abisso. Sarai nel tuo diritto di riconoscere che il tuo spirito ha pienamente riscoperto la vita in Cristo, se può dire con intima convinzione: «Se Gesù è in vita, tanto mi basta!».

Esprimendo un attaccamento profondo, una tale parola è degna degli amici di Gesù! E quanto è puro, l’affetto che così si esprime: «Se Gesù è in vita, tanto mi basta!». Se egli vive, io vivo, poiché la mia anima è sospesa a lui; molto di più, egli è la mia vita, e tutto ciò di cui ho bisogno. Cosa può mancarmi, in effetti, se Gesù è in vita? Quand’anche mi mancasse tutto, ciò non avrebbe alcuna importanza per me, purché Gesù sia vivo. Se poi gli piace che venga meno io stesso, mi basta che egli viva, anche se non è che per se stesso. Quando l’amore di Cristo assorbe in un modo così totale il cuore dell’uomo, in guisa che egli dimentica se stesso e si trascura, essendo sensibile solo a Gesù Cristo e a ciò che concerne Gesù Cristo, solo allora la carità è perfetta in lui. Indubbiamente, per colui il cui cuore è stato così toccato, la povertà non è più un peso; egli non sente più le ingiurie; si ride degli obbrobri; non tiene più conto di chi gli fa torto, e reputa la morte un guadagno (Ph 1,21). Non pensa neppure di morire, poiché ha coscienza piuttosto di passare dalla morte alla vita; e con fiducia, dice: «Andrò a vederlo, prima di morire».

 Lecture Patristique

SAINT JUSTIN ( 100 – 163/167),
Première Apologie

La célébration de l’Eucharistie.

Le philosophe, Justin, membre de la communauté de Rome — où il fut martyrisé en 165 — est pour nous le premier témoin de l’Eucharistie de cette communauté.

Personne ne doit prendre part à l’Eucharistie, sinon celui qui croit à la vérité de notre doctrine, qui a été baptisé pour obtenir le pardon des péchés et la nouvelle naissance, et qui vit selon l’enseignement que le Christ nous a transmis.

Car nous ne prenons pas l’Eucharistie comme un pain ordinaire ou une boisson ordinaire. De même que Jésus Christ notre Sauveur, en s’incarnant par la Parole de Dieu, a pris chair et sang pour notre salut : ainsi l’aliment devenu eucharistie par la prière contenant sa parole, et qui nourrit notre sang et notre chair en les transformant, cet aliment est la chair et le sang de ce Jésus qui s’est incarné. Voilà ce qui nous est enseigné.

En effet, les Apôtres, dans leurs mémoires qu’on appelle Évangiles, nous ont ainsi transmis l’ordre de Jésus : Il prit du pain, il rendit grâce et il dit : Faites cela en mémoire de moi. Ceci est mon corps. Il prit la coupe de la même façon, il rendit grâce et il dit : Ceci est mon sang. Et c’est à eux seuls qu’il le distribua. Depuis ce temps, nous n’avons jamais cessé d’en renouveler la mémoire entre nous.

Parmi nous, ceux qui ont de quoi vivre viennent en aide à tous ceux qui sont dans le besoin, et nous sommes toujours unis entre nous. Dans toutes nos offrandes, nous bénissons le créateur de l’univers par son Fils Jésus Christ et par l’Esprit Saint.

Le jour appelé jour du soleil, tous, qu’ils habitent la ville ou la campagne, ont leur réunion dans un même lieu et on lit les mémoires des Apôtres et les écrits des prophètes aussi longtemps qu’il est possible.

Quand le lecteur a fini, celui qui préside fait un discours pour nous avertir et pour nous exhorter à mettre en pratique ces beaux enseignements.

Ensuite nous nous levons tous et nous faisons ensemble des prières. Puis, lorsque nous avons fini de prier, ainsi que je l’ai déjà dit, on apporte le pain avec le vin et l’eau. Celui qui préside fait monter au ciel des prières et des actions de grâce, autant qu’il en est capable, et le peuple acclame en disant : Amen. Puis on distribue et on partage à chacun les dons sur lesquels a été prononcée l’action de grâce ; ces dons sont envoyés aux absents par le ministère des diacres.

Les fidèles, qui sont dans l’aisance et qui veulent donner, donnent librement, chacun ce qu’il veut ; ce qu’on recueille est remis à celui qui préside et c’est lui qui vient en aide aux orphelins et aux veuves, à ceux qui sont dans le besoin par suite de maladie ou pour toute autre cause, aux prisonniers, aux voyageurs, aux étrangers ; bref, il vient en aide à tous les malheureux.

C’est le jour du soleil que nous faisons tous notre réunion, d’abord parce que c’est le premier jour, celui où Dieu, à partir des ténèbres et de la matière, créa le monde ; et c’est parce que ce jour-là est encore celui où Jésus Christ, notre Sauveur, ressuscita d’entre les morts. La veille du jour de Saturne (du samedi), on l’avait crucifié, et le surlendemain, c’est-à-dire le jour du soleil, s’étant montré à ses Apôtres et à ses disciples, il leur enseigna ce que nous avons exposé.

Patristic reading

Saint Augustin of Hippo (354 -430)
Sermon LXVI

 On the words of the gospel, Lc 24,36 “He himself stood in the midst of them, and saith unto them, peace be unto you,” etc.

1). The Lord appeared to His disciples after His resurrection, as ye have heard, and saluted them, saying, “Peace be unto you.”1 This is peace indeed, and the salutation of salvation: for the very word salutation has received its name from salvation.2 And what can be better than that Salvation Itself should salute man? For Christ is our Salvation. He is our Salvation, who was wounded for us, and fixed by nails to the tree, and being taken down from the tree, was laid in the sepulchre. And from the sepulchre He arose, with His wounds healed, His scars kept. For this He judged expedient for His disciples, that His scars should be kept,where by the wounds of their hearts might be healed. What wounds? The wounds of unbelief. For He appeared to their eyes, exhibiting real flesh, and they thought they saw a spirit. It is no light wound, this wound of the heart. Yea, they have made a malignant heresy who have abided in this wound. But do we suppose that the disciples had not been wounded, because they were so quickly healed? Only, Beloved, suppose, if they had continued in this wound, to think that the Body which had been buried, could not rise again, but that a spirit in the image of a body, deceived the eyes of men: if they had continued in this belief, yea, rather in this unbelief, not their wounds, but their death would have had to be bewailed.

2. But what said the Lord Jesus? “Why are ye troubled, and why do thoughts ascend into your hearts?”3 If thoughts ascend into your heart, the thoughts come from the earth. But it iss good for a man, not that a thought should ascend.into his heart, but that his heart should itself ascend upwards, where the Apostle would have believers place their hearts, to whom he said, “If ye be risen with Christ, mind those things which are above, where Christ is sitting at the right hand of God. Seek those things which are above, not the things which are upon the earth. For ye are dead, and your life is hid with Christ in God. When Christ your life shall appear, then shall ye also appear with Him in glory.”4 In what glory? The glory of the resurrection. In what glory? Hear the Apostle saying of this body, “It is sown in dishonour, it shall rise in glory.”5 This glory the Apostles were unwilling to assign to their Master, their Christ, their Lord: they did not believe that His Body could rise from the sepulchre: they thought Him to be a Spirit, though they saw His flesh, and they believed not their very eyes. Yet we believe them who preach but do not show Him. Lo, they believed not Christ who showed Himself to them. Malignant wound! Let the remedies for these scars come forth. “Why are ye troubled, and why do thoughts ascend into your hearts? See My hands and My feet,” where I was fixed with the nails. “Handle and see.” But ye see, and yet do not see. “Handle and see.” What? “That a spirit hath not flesh and bones, as ye see me have. When He had thus spoken,” so it is written, “He showed them His hands and His feet.”6

3. “And while they were yet in hesitation, and wondered for joy.”7 Now there was joy already, and yet hesitation continued. For a thing incredible had taken place, yet taken place it had. Is it at this day a thing incredible, that the Body of the Lord rose again from the sepulchre? The whole cleansed world8 has believed it; whoso has not believed it, has remained in his uncleanness. Yet at that thee it was incredible: and persuasion was addressed not to the eyes only, but to the hands also, that by the bodily senses faith might descend into their heart, and that faith so descending into their heart might be preached throughout the world to them who neither saw nor touched, and yet without doubting believed. “Have ye,” saith He, “anything to eat?” How much doeth the good Builder still to build up the edifice of faith? He did not hunger, yet He asked to eat. And He ate by an act of His power, not through necessity. So then let the disciples acknowledge the verity of His body, which the world has acknowledged at their preaching.

4. If haply there be any heretics who still in their hearts maintain that Christ exhibited Himself to sight, but that Christ’s was not very flesh; let them now lay aside that error, and let the Gospel persuade them. We do but blame them for entertaining this conceit: He will damn them if they shall persevere in it. Who art thou who dost not believe that a body laid in the sepulchre could rise again? If thou art a Manichee, who dost not believe that He was crucified either, because thou dost not believe that He was even born, thou declarest that all that He showed was false. He showed what was false, and dost thou speak the truth? Thou dost not lie with thy mouth, and did He lie in His body? Lo thou dost suppose that He appeared unto the eyes of men what He really was not, that He was a spirit, not flesh. Hear Him: He loves thee, let Him not condemn thee. Hear Him speaking: lo, He speaks to thee, thou unhappy one, He speaks to thee, “Why art thou troubled, and why do thoughts ascend into thine heart?” “See,” saith He, “My hands and My feet. Handle and see, because a spirit hath not flesh and bones as ye see Me have.” This spake the Truth, and did He deceive? It was a body then, it was flesh; that which had been buried, appeared. Let doubting perish, and meet praise ensue.

5. He showed himself then to the disciples. What is” Himself”? The Head of His Church. The Church was foreseen by Him as in thee to be throughout the world, by the disciples it was not yet seen. He showed the Head, He promised the Body. For what did He add next? “These are the words which I spake to you, while I was yet with you”9 What is this,” While I was yet with you”? Was He not with them then when He was speaking to them? What is, “when I was yet with you “? was with you as mortal, which now I am not. I was with you when I had yet to die. What is, “with you”? With you who were to die, Myself to die. Now I am no more with you: for I am with those who are to die, Myself to die no more for ever. This then is what I said to you. What? “That all things must be fulfilled which are written in the Law, and in the Prophets, and in the Psalms concerning Me.”10 I told you that all things must be fulfilled. “Then opened He their understanding.”11 Come then, O Lord, employ Thy keys, open, that we may understand. Lo, Thou dost tell all things, and yet are not believed. Thou art thought to be a spirit, art touched, art rudely handled,12 and yet they who touch Thee hesitate. Thou dost admonish them out of the Scriptures, and yet they understand Thee not. Their hearts are closed, open, and enter in. He did so. “Then opened He their understanding.” Open, O Lord, yea, open the heart of him who is in doubt concerning Christ. Open “his” understanding who believes that Christ was a phantom. “Then opened He their understanding, that they might understand the Scriptures.”

6. And “He said unto them.” What? “That thus it behoved. That thus it is written, and thus it behoved.” What? “That Christ should suffer, and rise from the dead the thirdday.”13 And this they saw, they saw Him suffering, they saw Him hanging, they saw Him with them alive after His resurrection. What then did they not see? The Body, that is, the Church. Him they saw, her they saw not. They saw the Bridegroom, the Bride yet lay hid. Let him promise her too. “Thus it is written, and thus it behoved Christ to suffer, and to rise from the dead the third day.” This is the Bridegroom, what of the Bride? “And that repentance and remission of sins should be preached in His Name among all nations, beginning at Jerusalem.”14 This the disciples did not yet see: they did not yet see the Church throughout all nations, beginning at Jerusalem. They saw the Head, and they believed the Head touching the Body. By, this which they saw, they believed that which they saw not. We too are like to them: we see something which they saw not, and something we do not see which they did see. What do we see, which they saw not? The Church throughout all nations. What do we not see, which they saw? Christ present in the flesh. As they saw Him, and believed concerning the Body, so do we see the Body; let us believe concerning the Head. Let what we have respectively seen help us. The sight of Christ helped them to believe the future Church: the sight of the Church helps us to believe that Christ has risen. Their faith was made complete, and ours is made complete also. Their faith was made complete from the sight of the Head, ours is made complete by the sight of the Body. Christ was made known to them “wholly,” and to us is He so made known: but He was not seen “wholly” by them, nor by us has He been “wholly” seen. By them the Head was seen, the Body believed. By us the Body has been seen, the Head believed. Yet to none is Christ lacking: in all He is complete, though to this day His Body remains imperfect. The Apostles believed; through them many of the inhabitants of Jerusalem believed; Judaea believed. Samaria believed. Let the members be added on, the building added on to the foundation. “For no other foundation can any man lay,” says the Apostle, “than that which is laid, which is Christ Jesus.”15 Let the Jews rage madly, and be filled with jealousy: Stephen be stoned, Saul keep the raiment of them who stone him, Saul, one day to be the Apostle Paul.16 Let Stephen be killed, the Church of Jerusalem dispersed in confusion: out of it go forth burning brands, and spread themselves and spread their flame. For in the Church of Jerusalem, as it were burning brands were set on fire by the Holy Spirit, when they had all one soul, and one heart to God-ward.17 When Stephen was stoned, that pile suffered persecution: the brands were dispersed, and the world was set on fire.

7. And then intent on his furious schemes, that Saul received letters from the chief of the priests, and began his journey in his cruel rage, breathing out slaughter, thirsting for blood, to drag bound and to hurry off to punishment whomsoever he could, and from every quarter that he could, and to satiate himself with the shedding of their blood. But where was God, where was Christ, where He that had crowned Stephen? Where, but in heaven? Let Him now look on Saul, and mock him in his fury, and call froth heaven, “‘Saul, Saul, why persecutest thou Me?’18 I am in heaven, and thou in earth, and yet thou persecutest Me. Thou dost not touch the body, but my members thou art treading down. Yet what art thou doing? What art thou gaining? ‘It is hard for thee to kick against the pricks.’ Kick as thou wilt, thou only distressest thyself. Lay aside thy fury then, recover soundness. Lay aside evil counsel, seek after good succour.” By that voice he was struck to the earth. Who was struck to the earth? The persecutor. Lo, by that one word was he overcome. After what wast thou going, after what was thy fury carrying thee? Those whom thou wast seeking out, now thou followest; whom thou wast persecuting, now for them thou sufferest persecution. He rises up the preacher, who was struck to the earth, the persecutor. He heard the Lord’s voice. He was blinded, but in the body only, that he might be enlightened in heart. He was brought to Ananias, catechised on sundry points, baptized, and so came forth an Apostle. Speak then, preach, preach Christ, spread His doctrine, O thou goodly leader of the flock,19 but lately a wolf. See him, mark him, who once was raging. “But for me, God forbid that I should glory, save in the Cross of our Lord Jesus Christ, by whom the world has been crucified to me and I to the world.”20 Spread the Gospel: scatter with thy mouth what thou hast conceived in thine heart. Let the nations hear, let the nations believe; let the nations multiply, let the Lord’s empurpled spouse spring forth from the blood of Martyrs. And from her how man), have come already, how many members have cleaved to the Head, and cleave to Him still and believe! They were baptized, and others shall be baptized, and after them shall others come. Then I say, at the end of the world shall the stones be joined to the, foundation, living stones, holy stones, that at the end the whole edifice may be built by that Church, yea by this very Church which now sings the new song, while the house is in building. For so the Psalm itself says,” When the house was in building after the captivity;” and what says it, “Sing unto the Lord a new song, sing unto the Lord all the earth.”21 How great a house is this! But when does it sing the new song? When it is in building. When is it dedicated? At the end of the world. Its foundation has been already dedicated, because He hath ascended into heaven, and dieth no more. When we too shall have risen to die no more, then shall we be dedicated.
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1 Lc 24,36
Salutatio a salute.
3 Lc 24,38
4 Col 3,1 etc.
5 1Co 15,43
6 Lc 24,38-40
7 Lc 24,41
Totus hoc credidit mundus, qui non credidit remansit immundus.
9 Lc 24,44
10 Lc 24,44
11 Lc 24,45
12 Ulsaris.
13 Lc 24,46
14 Lc 24,47
15 1Co 3,11
16 Ac 7,58
17 Ac 4,32
18 Ac 9,4
19 Aries.
20 Ga 6,14
21 Ps 115,1 Sept. (cxvi. 1, English version).

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Monsignor Francesco Follo è osservatore permanente della Santa Sede presso l’UNESCO a Parigi.

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Monsignor Francesco Follo è osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi.

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