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Mons. Follo: Mangiare il Pane del Cielo per essere capaci di amare come siamo amati

Domenica XX del Tempo Ordinario – Anno B – 19 agosto 2018

 Rito Romano

Pr 9,1-6; Sal 33; Ef 5,15-20; Gv 6,51-58

 

Rito Ambrosiano

2Cr 36,17c-23; Sal 105; Rm 10,16-20; Lc 7,1b-10

XIII Domenica dopo Pentecoste

 

  • Il pane del cielo da mangiare e da condividere.

In questa XX domenica del Tempo Ordinario la liturgia ci fa leggere ancora il Vangelo di San Giovanni, proponendo la continuazione del  capitolo 6°, che è tutto centrato sull’Eucaristia. Nelle domeniche precedenti abbiamo contemplato il dono del pane, che Gesù fa sulla riva del lago di Tiberiade, dove la gente è saziata e ne avanzano dodici ceste piene. In tal modo, abbiamo visto che la gente cerca il Messia perché vuole del pane e che Cristo spiega che l’importante non è il pane della terra. Il pane vero che Cristo vuol dare è Lui stesso, Pane del Cielo che ci mette in comunione col Padre e con i fratelli.

Questo pane dà la vita eterna. Esso è la vita eterna, che è il dimorare in Dio, in pace e gioia. Anche quest’oggi  Cristo dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo … Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno” (Gv 6, 51.58).

Con queste affermazioni, Gesù giunge al cuore del suo insegnamento sul pane di vita e rivela che  chi ha fede in Lui, il Messia inviato dal Padre, non solo professa la fede in lui, ma se ne nutre ed ha la vita per sempre.

Lungo la storia, più o meno recente, ci sono stati “esperti” che hanno insegnato che Gesù pensava solamente in termini simbolici e che non si trattava del vero suo corpo, ma solo del pane che simboleggiava il suo corpo. Si tratta di un’interpretazione sbagliata. Gesù parla molto chiaramente ed usa il verbo “mangiare”,  lo stesso verbo che è usato un pranzo terrestre.

Sentendo Cristo parlare così e che avrebbero dovuto mangiarne il corpo, i suoi sono rimasti perplessi, e non solo loro … . Si sono quasi scandalizzati. Probabilmente anche noi ci saremmo scandalizzati, se non avessimo l’esperienza di Cristo risorto, con il suo vero corpo, risorto e il Magistero della Chiesa che costantemente ci ripropone questo insegnamento di Cristo.

Grazie alla liturgia di questa Domenica, il Signore anche oggi ci manifesta il suo antico ma mai spento desiderio è di abitare in mezzo agli uomini che Lui ama, e di farsi vero cibo, celeste ma non meno vero e reale di quello terreno. Gesù non è come la manna del deserto, Lui è la vera manna del cielo per il cammino verso la pienezza della vita, che possiamo trovare unicamente in Lui.

A questo punto, viene da chiedersi: “Quali sono le condizioni necessarie per mangiare questo pane pieno di vita ?”. La prima  è di coltivare in noi la fame di Dio. Solamente chi non soffoca  il desiderio di Dio può rispondere all’invito al banchetto celeste ed essere sfamato da Dio. La seconda è quella di avere un cuore contrito, che mendichi la vita e il cibo che l’alimenta, domandando perdono per averla cercata lontano da Lui e di aver cercato di soddisfare la fame di infinito riempiendoci con infinite cose.

Preghiamo il Signore che con l’Eucaristia ci renda capaci di condurre un’esistenza, nella quale siamo sempre testimoni della verità delle sue parole, e di vivere in lui, per lui, a causa di lui. Preghiamo, infine, perché insieme con tutti i cristiani sappiamo ricevere Gesù non solo nel pane eucaristico, ma anche nel malato, nel bisognoso, nel povero, nel sofferente e in tutti i fratelli e sorelle in umanità.

 

  • Parole che fanno discutere. Perché?

La scena che il Vangelo di oggi descrive è drammatica. La reazione degli ascoltatori delle parole di Gesù che vuole donarsi  è quelle di discutere aspramente fra di loro. I presenti litigano tra di loro ma in fondo è a Cristo ed alle sue parole che si oppongono. Esiste per i  Giudei che ascoltano Cristo nella sinagoga di Cafarnai una barriera invalicabile, ed è proprio la carne di Gesù. Credono di conoscerlo, lo hanno visto crescere, sanno tutto della sua famiglia. Gesù di Nazareth ha una storia esattamente uguale alla loro. Uno come loro non può salvarli, il corpo di Cristo carne è carne come la loro, non può dare la vita. I loro occhi, i loro pensieri, i loro cuori si fermano sull’uscio della casa, non possono entrarvi. Restano alla superficie delle cose e non capiscono il dono che Gesù. Certo è un dono che supera ogni umana immaginazione: è il Dono di Se stesso, come cibo della Vita.

E’  un dono che i Giudei non riuscirono a capire, accogliere e … discutevano animatamente- e noi?

Anche noi facciamo fatica a comprendere come la carne di Cristo possa essere cibo dello spirito. Possiamo capire abbastanza facilmente la straordinarietà di un miracolo, che guarisce il corpo. Possiamo capire anche quella particolare grazia che, attraverso il sacramento della Confessione, ci aiuta a cogliere la grandezza del Cuore di Dio, che dona senza misura la sua misericordia, creando in noi il desiderio della conversione, cancellando le nostre colpe.

Ma “capire” e accettare la frase di Cristo: “Chi mangia la mia carne avrà la vita eterna”, fu duro per i discepoli di allora e per noi, i discepoli di oggi, che altaleniamo tra una Comunione vissuta in modo abitudinario ed una lontananza dalla Messa, perché si prende la scusa di non avere tempo o si pensa che non cambi la nostra vita.

Se  il mondo e tanti cristiani non conoscono la verità e la bellezza della vita, è proprio perché non conoscono e non accolgono il Pane della Vita.

Facciamo un esame di coscienza per vedere qual è il posto che l’Eucarestia ha nella nostra vita.  In questo Sacramento Gesù svela un mistero stupendo: Lui è cibo di vita vera, che ci porta a vivere per Lui, in Lui, con Lui e con i nostri fratelli amati in Lui. Cristo è pane di vita vera  “per mezzo del quale siamo già trasportati e immessi dal flusso rapido del tempo alla sponda dell’eternità” (Paolo VI, 5 giugno 1969) L’Eucarestia non è una semplice devozione, ma Dio stesso che si fa nostro

  • cibo per darci la forza di essere pellegrini nel mondo camminare nell’esodo della vita,
  • medicina per curare le ferite della vira e
  • amico per conversare con noi come ha fatto con i discepoli di Emmaus e nostra bevanda.

Facciamo diventare le nostre eucarestie un tempo e uno spazio di autenticità e di fede, di bellezza e lode, perché nessuno possa fare a meno di parteciparvi.

Sulle tavole delle nostre case c’è  tutto per la vita del corpo, sulla “tavola” del nostro cuore mettiamo il pane necessario per la vita dello spirito: Gesù Cristo. Lui è l’unico Pane che sazia davvero la nostra fame di felicità, di infinito, di eternità, accompagnandoci nel nostro sofferto esistere verso la sola mèta duratura: la Casa del Padre.

Nell’Eucaristia, donando se stesso, il Figlio di Dio dona pace e gioia al “mestiere di vivere” al quale siamo chiamati.

Vivendo come donne eucaristiche, le Vergini consacrate ci ricordano che Cristo Sposo nell’Eucaristia è anzitutto Comunione,

  • con Lui che è Dio da Dio, Luce da Luce, Amore da Amore, vivo, vero, sostanzialmente e sacramentalmente presente,
  • con Lui che è Agnello immolato per la nostra salvezza, manna ristoratrice per la vita eterna, amico, fratello e – scusate se lo ripeto – sposo, con il quale dimorare nel cuore del Padre.

Nell’Eucaristia le Vergini consacrate trovano ispirazione ed alimento per la loro totale dedizione a Cristo. Grazie all’Eucaristia possono essere fedeli immagini della Chiesa Sposa e testimoniano che se è vero l’Eucaristia è un grande mistero che la mente non comprende, è altrettanto vero che si può accogliere l’amore che vi risplende, vivendo la vita eucaristicamente cioè come dono del Corpo di Cristo ricevuto, come ringraziamento per essere da Lui amati e come condivisione casta di questo amore.

 

Lettura Patristica
Narsaj il Lebbroso

Expositio myst.

 

Nostro Signore Gesù ci ha lasciati per salire in alto, affinché, al momento del suo ritorno, potesse farci salire con lui nel regno dei cieli. E poiché andava in un luogo troppo lontano perché noi potessimo conoscerlo, volle confortarci con il suo corpo e il suo sangue fino al suo ritorno. E siccome non era possibile che egli desse il suo corpo e il suo sangue alla sua Chiesa, ci ordinò di realizzare questo sacramento con il pane e il vino. Beato il popolo dei cristiani! Quale dono possiede e quale speranza custodisce per sempre nei cieli!

Infatti, quando giunse l’ora della Passione di colui che dà la vita a tutte le cose, egli mangiò la Pasqua legale con i suoi discepoli. Poi, prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo dette ai discepoli, dicendo: Questo è il mio corpo in verità, senza alcun dubbio (Lc 22,19 1Co 11,24-25). Quindi, prese il calice, rese grazie, lo benedisse e lo dette agli apostoli, dicendo: Questo è in verità il mio sangue, dato per voi. E ordinò a tutti di prenderlo e di berne, perché fossero rimesse le loro colpe per sempre ().

Preghiera di Gesù durante la Cena secondo Teodoro di Mopsuestia

È scritto, nel Vangelo pieno di vita, che Egli “rese grazie e benedisse ()“. Ma, ciò che disse gli apostoli da lui scelti non ce lo hanno fatto conoscere. Il grande dottore e interprete Teodoro ci ha trasmesso ciò che nostro Signore ha detto prendendo il pane:

«La tua natura divina, o Signore di tutte le cose, merita ogni gloria, ogni confessione e ogni lode, poiché, in tutte le generazioni, tu hai compiuto e realizzato la tua Economia [disegno di salvezza], come per la vita e la salvezza degli uomini; e quantunque essi si dimostrassero molto ingrati con le loro azioni, tu non hai cessato di soccorrerli con la tua misericordia. E per realizzare la salvezza e la restaurazione di tutti, tu hai preso me che sono della stessa natura di Adamo, e mi hai unito a te. In me si compiranno tutte le promesse e tutte le alleanze, e in me si realizzeranno i misteri e le figure che furono manifestati ai giusti. Perché sono senza macchia e ho adempiuto ogni giustizia, tu, per mio tramite, hai estirpato dall’umanità ogni peccato. E perché muoio senza essere colpevole e senza aver peccato, tu decreti, per mezzo mio, una risurrezione dei corpi per l’intera natura».

Così il Figlio dell’Altissimo rese grazie a suo Padre e, donando il suo corpo e il suo sangue, pronunciò queste parole: «Questo è il mio corpo che io ho dato per i peccati del mondo, e questo, inoltre, è il mio sangue che ho voluto versare a causa delle offese. Chiunque mangia la mia carne con amore, e beve il mio sangue, vivrà per sempre; egli dimora in me, e io in lui. Fate così in memoria di me, all’interno delle vostre riunioni, e ricevete con fede il mio corpo e il mio sangue. Offrite il pane e il vino come io vi ho insegnato, e io agirò, facendo di essi il corpo e il sangue. Faccio del pane il corpo e del vino il sangue, per la venuta e l’opera dello Spirito Santo».

Così parlò colui che dà la vita ai mondi, chiamando il pane suo corpo e il vino suo sangue. Non li denominò né simboli e neppure somiglianza, bensì corpo reale e sangue vero. Ed anche se la natura del pane e del vino è incommensurabilmente lontana da lui, tuttavia per il potere e per l’unione, il corpo è uno. Che gli angeli e gli uomini ti rendano grazie senza posa, Signore, Cristo, nostra speranza, che ti sei dato per noi! Per il suo potere, il corpo che i sacerdoti spezzano nella Chiesa, non fa che uno con il corpo che siede nella gloria alla destra del Padre. E così come il Dio di tutte le cose è unito alle «primizie» della nostra specie, del pari il Cristo è unito al pane e al vino che sono sull’altare. Ecco perché il pane è realmente il corpo di nostro Signore, e il vino, in senso proprio e vero, il suo sangue. Così ordinò a coloro che vi sono ammessi, di mangiare il suo corpo, e consigliò ai suoi fedeli di bere il suo sangue.

Beato chi crede in lui e chi si fida della sua parola, poiché, se è morto, vivrà, se è vivo, non morirà per aver peccato!

Gli apostoli adottarono con diligenza il comando del loro Signore, e lo trasmisero con cura a coloro che vennero dopo di loro. Esso è stato presente fino ad oggi nella Chiesa, e sarà conservato fino a quando Cristo stesso non abolisca il suo sacramento con la sua apparizione e la sua manifestazione.

A tal fine, il sacerdote rende grazie davanti a Dio ed eleva la sua voce al termine della sua preghiera, per far sì che il popolo la senta. Fa sentire la sua voce e con la mano segna le offerte deposte sull’altare, e il popolo esprime il proprio assenso, dicendo: Amen!, approvando in tal modo la preghiera del sacerdote.

 

Lecture patristique

Théophylacte (ca 1050 – 1109)
Commentaire sur l’évangile de Jean

PG 123, 1309-1312.

 

Nous venons d’entendre cette parole: Si vous ne mangez pas la chair du Fils, vous n’aurez pas la vie (Jn 6,53). Lorsque nous participons aux divins mystères, il ne faut donc pas que notre foi chancelle, ni que nous cherchions à connaître la manière dont cela se fait. Car l’homme laissé à sa seule nature, j’entends celui qui obéit à des pensées purement humaines ou naturelles, n’accueille pas les réalités surnaturelles et spirituelles.

Ainsi ne comprend-il pas ce qu’est la nourriture spirituelle procurée par la chair du Seigneur. Ceux qui ne la reçoivent pas en communion n’auront aucune part à la vie éternelle, parce qu’ils n’auront pas reçu Jésus, qui est la vraie vie. Car la chair que nous mangeons n’est pas celle d’un être simplement humain, mais celle d’un Dieu. Unie à la divinité, elle est assez puissante pour nous déifier. Elle est aussi une vraie nourriture: son efficacité ne dure pas seulement quelques instants, et elle ne se décompose pas à la manière d’une nourriture passagère, mais elle est un secours pour la vie éternelle.

De même, la coupe du sang du Seigneur est une vraie boisson, car elle n’étanche pas notre soif pour un temps limité, mais elle préserve pour toujours de la soif celui qui la boit, et elle ne le laisse pas insatisfait. Comme le Seigneur l’a dit à la Samaritaine: Celui qui boira de l’eau que moi, je lui donnerai, n’aura plus jamais soif (Jn 4,14). En effet, quiconque recevra la grâce de l’Esprit Saint en participant aux divins mystères, ne souffrira ni de la faim spirituelle ni de la soif, comme ceux qui n’ont pas la foi.

Celui qui mange ma chair et boit mon sang demeure en moi, et moi, je demeure en lui. De même que le Père, qui est vivant, m’a envoyé, et que moi je vis par le Père, de même aussi celui qui me mangera vivra par moi (Jn 6,56-57). Cette parole nous apprend à connaître le mystère de la communion. Ainsi celui qui mange la chair et boit le sang du Seigneur demeure-t-il dans le Seigneur, et le Seigneur en lui. Ainsi s’opère un mélange merveilleux et inexplicable, si bien que Dieu est en nous et nous en Dieu.

La parole que tu viens d’entendre ne te remplit-elle pas de crainte? Nous ne mangeons pas Dieu purement et simplement, car il est impalpable et incorporel, et il ne peut être saisi ni par les yeux ni par les dents. Nous ne mangeons pas non plus la chair d’un être simplement humain, car elle ne pourrait nous être d’aucun secours. Mais depuis que Dieu s’est uni un corps selon une union ineffable, ce corps aussi est vivifiant. Non qu’il se soit changé en la nature divine – absolument pas – mais de la même manière que le fer rougi au feu reste du fer et dégage l’énergie du feu.

C’est ainsi que le corps du Seigneur, étant le corps du Verbe de Dieu, a aussi le pouvoir de donner la vie tout en restant un corps. De même que je vis par le Père, dit Jésus, c’est-à-dire de même que je suis engendré par le Père, qui est Vie, de même aussi celui qui me mangera vivra par moi, en étant uni à moi, et pour ainsi dire transformé en moi, qui ai le pouvoir de donner la vie.

 

 

Patristic reading

Saint Augustin of Hippo (354  – 430)
Sermon LXXXI

On the words of the gospel, Jn 6:53“Except ye eat the flesh,” etc., And on the words of the apostles. And the psalms. Against the pelagians.
Delivered at the Table of the Martyr St. Cyprian, the 9th of the Calends of October, —23 Sept., on the Lord’s day.

1). We have heard the True Master, the Divine Redeemer, the human Saviour, commending to us our Ransom, His Blood. For He spake to us of His Body and Blood; He called His Body Meat, His Blood Drink. The faithful recognise the Sacrament of the faithful. But the hearers what else do they but hear? When therefore commending such Meat and such Drink He said, “Except ye shall eat My Flesh and drink My Blood, ye shall have no life in you; “1 (and this that He said concerning life, who else said it but the Life Itself? But that man shall have death, not life, who shall think that the Life is false), His disciples were offended, not all of them indeed, but very many, saying within themselves, “This is an hard saying, who can hear it? “2 But when the Lord knew this in Himself, and heard the murmurings of their thought, He answered them, thinking though uttering nothing, that they might understand that they were heard, and might cease to entertain such thoughts. What then did He answer? “Doth this offend you?”“What then if ye shall see the Son of Man ascend up where He was before?”3 What meaneth this? “Doth this offend you?” “Do ye imaginethat I am about to make divisions of this My Body which ye see; and to cut up My Members, and give them to you? ‘What then if ye shall see the Son of Man ascend up where He was before?’” Assuredly, He who could ascend Whole could not be consumed. So then He both gave us of His Body and Blood a healthful refreshment, and briefly solved so great a question as to His Own Entireness. Let them then who eat, eat on, and them that drink, drink; let them hunger and thirst; eat Life, drink Life. That eating, is to be refreshed; but thou art in such wise refreshed, as that that whereby thou art refreshed, faileth not. That drinking, what is it but to live? Eat Life, drink Life; thou shalt have life, and the Life is Entire. But then this shall be, that is, the Body and the Blood of Christ shall be each man’s Life; if what is taken in the Sacrament visibly is in the truth itself eaten spiritually, drunk spiritually. For we have heard the Lord Himself saying, “It is the Spirit That quickeneth, but the flesh profiteth nothing. The words that I have spoken unto you, are Spirit and Life. But there are some of you,” saith He, “that believe not.”4 Such were they who said, “This is a hard saying, who can hear it?” It is hard, but only to the hard; that is, it is incredible, but only to the incredulous.

2. But in order to teach us that this very believing is matter of gift, not of desert, He saith, “As I have said unto you, no man cometh unto Me, except it were given him of My Father.”5 Now as to where the Lord said this, if we call to mind the foregoing words of the Gospel, we shall find that He had said, “No man cometh unto Me, except the Father which hath sent Me draw him.”6 He did not lead, but draw. This violence is done to the heart, not the body. Why then dost thou marvel? Believe, and thou comest; love, and thou art drawn. Do not suppose here any rough and uneasy violence; it is gentle, it is sweet; it is the very sweetness that draweth thee. Is not a sheep drawn, when fresh grass is shown to it in its hunger? Yet I imagine that it is not bodily driven on, but fast bound by desire. In such wise do thou come too to Christ; do not conceive of long journeyings; where thou believest, there thou comest. For unto Him, who is everywhere we come by love, not by sailing. But forasmuch as even in this kind of voyage, waves and tempests of divers temptations abound; believe on the Crucified; that thy faith may be able to ascend the Wood. Thou shalt not sink, but shalt be borne upon the Wood. Thus, even thus, amid the waves of this world did he sail, who said, “But God forbid that I should glory, save in the Cross of our Lord Jesus Christ.”7

3. But wonderful it is, that when Christ Crucified is preached, two hear, one despiseth, the other ascendeth. Let him that despiseth, impute it to himself; let not him that ascendeth, arrogate it to himself. For he hath beard from the True Master ; “No man cometh unto Me, except it were given unto him of My Father.” let him joy, that it hath been given; let him render thanks to Him who giveth it, with a humble, not an arrogant heartlest what he hath attained8 through humility, he lose through pride. For even they who are already walking in this way of righteousness, if they attribute it to themselves, and to their own strength, perish out of it. And therefore Holy Scripture teaching us humility saith by the Apostle, “Work out your own salvation with fear and trembling.”9 And lest hereupon they should attribute ought to themselves, because he said, “Work,” he subjoined immediately, “For it is God who worketh in you both to will and to do of His good pleasure.”10 “It is God who worketh in you;” therefore “with fear and trembling,” make a valley, receive the rain. Low grounds are filled, high grounds are dried up. Grace is rain. Why dost thou marvel then, if “God resist the proud, and giveth grace unto the lowly “?11 Therefore, “with fear and trembling;” that is, with humility. “Be not high-minded, but fear.”12 Fear that thou mayest be filled; be not high-minded, test thou be dried up.

4. But you will say, “I am walking in this way already; once there was need for me to learn, there was need for me to know by the teaching of the law what I had to do: now I have the free choice of the will; who shall withdraw me from this way?” If thou read carefully, thou wilt find that a certain man began to uplift himself, on a certain abundance of his, which he had nevertheless received; but that the Lord in mercy, to teach him humility, took away what He had given; and he was on a sudden reduced to poverty, and confessing the mercy of God in his recollection, he said, “In my abundance I said, I shall never be moved.”13 “In my abundance I said.” But I said it, I who am a man said it; “All men are liars, I said.”14 Therefore, “in my abundance I said;” so great was the abundance, that I dared to say. “I shall never be moved.” What next? “O Lord, in Thy favour Thou gavest strength to my beauty.” But “Thou turnedst away Thy Face from me, and I was troubled.”15 “Thou hast shown me,” saith he, “that that wherein I did abound, was of Thee. Thou hast shown me Whence I should seek, to Whom attribute what I had received, to Whom I ought to render thanks, to Whom I should run in my thirst, Whereby be filled, and with Whom keep that whereby I should be filled. ‘For my strength will I keep to Thee;’16 whereby I am by Thy bounty filled, through Thy safe keeping I will not lose. ‘My strength will I keep to Thee.’ That Thou mightest show me this, ‘Thou turnedst away Thy Face from me, and I was troubled.’ ‘Troubled,’ because dried up; dried up, because exalted. Say then thou dry and parched one, that thou mayest be filled again; ‘My soul is as earth without water unto Thee.’17 Say, ‘My soul is as earth without water unto Thee.’ For Thou hast said, not the Lord, ‘I shall never be moved.’ Thou hast said it, presuming on thine own strength; but it was not of thyself, and thou didst think as if it were.”

5. What then doth the Lord say? “Serve ye the Lord in fear, and rejoice unto Him with trembling.”18 So the Apostle too, “Work out your own salvation with fear and trembling. For it is God who worketh in you.” Therefore rejoice with trembling: “Lest at any time the Lord be angry.” I see that you anticipate me by your crying out. For you know what I am about to say, you anticipate it by crying out. And whence have ye this, but that He taught you to whom ye have by believing come? This then He saith; hear what ye know already; I am not teaching, but in preaching am calling to your remembrance; nay, I am neither teaching, seeing that ye know already, nor calling to remembrance, seeing that ye remember, but let us say all together what together with us ye retain. “Embrace discipline, and rejoice,” but, “with trembling,”19 that, humble ye may ever hold fast that which ye have received. “Lest at any time the Lord be angry;” with the proud of course, attributing to themselves what they have, not rendering thanks to Him, from whom they have. “Lest at any time the Lord be angry, and ye perish from the righteous way.” Did he say, Lest at any time the Lord be angry, and ye come not into the righteous way “? Did he say, “Lest the Lord be angry, and He bring you not to the righteous way “? or “admit you not into the righteous way? Ye are walking in it already, be not proud, lest ye even perish from it. ‘And ye perish,’ saith he, ‘from the righteous way.’” “When His wrath shall be kindled in a short time”20 against you. At no distant time. As soon as thou art proud, thou losest at once what thou hadst received. As though man terrified by all this were to say, “What shall I do then?” It follows, “Blessed are all they that trust in Him:” not in themselves, but in Him. “By grace are we saved, not of ourselves, but it is the gift of God.”21

167 6. Peradventure ye are saying, “What does he mean, that he is so often saying this? A second and a third time he says it; and scarcely ever speaks, but when he says it.” Would that I may not say it in vain! For men there are unthankful to grace, attributing much to poor and disabled nature. True it is, when man was created he received great power of free-will; but he lost it by sin. He fell into death, became infirm, was left in the way by the robbers half dead; the Samaritan, which is by interpretation keeper, passing by lifted him up on his own beast;22 he is still being brought to the inn. Why is he lifted up? He is still in process of curing. “But,” he will say, “it is enough for me that in baptism I received remission of all sins.” Because iniquity was blotted out, was therefore infirmity brought to an end? “I received,” says he, “remission of all sins.” It is quite true. All sins were blotted out in the Sacrament of Baptism, all entirely, of words, deeds, thoughts, all were blotted out. But this is the “oil and wine” which was poured in by the way. Ye remember, beloved Brethren, that man who was wounded by the robbers, and half dead by the way, how he was strengthened, by receiving oil and wine for his wounds. His error indeed was already pardoned, and yet his weakness is in process of healing in the inn. The inn, if ye recognise it, is the Church. In the time present, an inn, because in life we are passing by: it will be a home, whence we shall never remove, when we shall have got in perfect health unto the kingdom of heaven. Meanwhile receive we gladly our treatment in the inn, and weak as we still are, glory we not of sound health: lest through our pride we gain nothing else, but never for all our treatment to be cured.

7. “Bless the Lord, O my soul.”23 Say, yea say to thy soul, “Thou art still in this life, still bearest about a frail flesh, still “doth the corruptible body press down the soul;”24 still after the entireness of remission hast thou received the remedy of prayer; for still, whilst thy weaknesses are being healed, dost thou say, “Forgive us our debts.”25 Say then to thy soul, thou lowly valley, not an exalted hill; say to thy soul, “Bless the Lord, O my soul, and forget not all His benefits.”26 What benefits? Tell them, enumerate them, render thanks. What benefits? “Who forgiveth all thine iniquities.”27 This took place in baptism. What takes place now? “Who healeth all thy weaknesses.” This takesplace now; I acknowledge. But as long as I am here, “the corruptible body presseth down the soul.” Say then also that which comes next, “Who redeemeth thy life from corruption.”28 After redemption from corruption, what remaineth? “When this corruptible shall have put on incorruption, and this mortal shall have put on immortality, then shall be brought to pass the saying that is written, Death is swallowed up in victory. Where, O death, is thy contention?” There rightly, “O death, where is thy sting?”29 Thou seekest its place, and findest it not. What is “the sting of death”? What is, “O death, where is thy sting?” Where is sin? Thou seekest, and it is nowhere. For “the sting of death is sin.” They are the Apostle’s words, not mine. Then shall it be said, “O death, where is thy sting?” Sin shall nowhere be, neither to surprise thee, nor to assault thee, nor to inflame30 thy conscience. Then it shall not be said, “Forgive us our debts.” But what shall be said? “O Lord our God, give us peace: for Thou hast rendered all things unto us.”31

8. Finally, after the redemption from all corruption, what remaineth but the crown of righteousness? This at least remaineth, but even in it, or under it, let not the head be swollen that it may receive the crown. Hear, mark well the Psalm, how that crown will not have a swollen head. After he had said, “Who redeemeth thy life from corruption;” he saith, “Who crowneth thee.” Here thou wert ready at once to say, “‘Crowneth thee,’ is an acknowledgment of my merits, my own excellence hath done it; it is the payment of a debt, not a gift.” Give ear rather to the Psalm. For it is thou again that sayest this; and “all men are liars.”32 Hear what God saith; “Who crowneth thee with mercy and pity.” Of His mercy He crowneth thee, of His pity He crowneth thee. For thou hadst no worthiness that He should call thee, and being called should justify thee, being justified glorify thee. “The remnant is saved by the election of grace. But if by grace, then is it no more of works; otherwise grace is no more grace. For to him that worketh, the reward shall not be reckoned according to grace, but according to debt.”33 The Apostle saith, “Not according to grace, but according to debt.” But “thee He crowneth with pity and mercy;” and if thy own merits have gone before, God saith to thee, “Examine well thy merits, and thou shalt see that they are My gifts.”

9. This then is the righteousness of God. As it is called, “The Lord’s salvation,”34 not whereby the Lord is saved, but which He giveth to them whom He saveth; so too the grace of God through Jesus Christ our Lord is called the righteousness of God, not as that whereby the Lord is righteous, but whereby He justifieth those whom of ungodly He maketh righteous. But some, as the Jews in former times, both wish to be called Christians, and still ignorant of God’s righteousness, desire to establish their own, even in our own times, in the times of open grace, the times of the full revelation of grace which before was hidden; in the times of grace now manifested in the floor, which once lay hid in the fleece. I see that a few have understood me, that more have not understood, whom I will by no means defraud by keeping silence. Gideon, one of the righteous men of old, asked for a sign from the Lord, and said, “I pray, Lord, that this fleece which I put in the floor be bedewed,35 and that the floor be dry.”36 And it was so; the fleece was bedewed, the whole floor was dry. In the morning he wrung out tim fleece in a basin; forasmuch as to the humble is grace given; and in a basin, ye know what the Lord did to His disciples. Again, he asked for another sign; “O Lord, I would,” saith he, “that the fleece be dry, the floor bedewed.” And it was so. Call to mind the time of the Old Testament, grace was hidden in a cloud, as the rain in the fleece. Marc now the time of the New Testament, consider well the nation of the Jews, thou wilt find it as a dry fleece; whereas the whole world, like that floor, is full of grace, not hidden, but manifested. Wherefore we are forced exceedingly to bewail our brethren, who strive not against hidden, but against open and manifested grace. There is allowance for the Jews. What shall we say of Christians? Wherefore are ye enemies to the grace of Christ? Why rely ye on yourselves? Why unthankful? For why did Christ come? Was not nature here before? Was not nature here, which ye only deceive by your excessive praise? Was not the Law here? But the Apostle says, “If righteousness come by the Law, then Christ is dead in vain.”37 What the Apostle says of the Law, that say we of nature to these men. “If righteousness come by nature, then Christ is dead in vain.”

10. What then was said of the Jews, the same altogether do we see in these men now. “They have a zeal of God: I hear them record that they have a zeal of God, but not according to knowledge.”38 What is, “not according to knowledge”? “For being ignorant of God’s righteousness, and wishing to establish their own, they have not submitted themselves unto the righteousness of God.”39 My Brethren, share with me in my sorrow. When ye find such as these, do not hide them; be there no such misdirected40 mercy in you; by all means, when ye find such, hide them not. Convince the gainsayers, and those who resist, bring to us. For already have two41 councils on this question been sent to theApostolic see; and rescripts also have come from thence. The question has been brought to an issue; would that their error may sometime be brought to an issue too! Therefore do we advise that they may take heed, we teach that they may be instructed, we pray that they may be changed. Let us turn to the Lord, etc.

1 (Jn 6,53
2 (Jn 6,60
3 (Jn 6,61-62.
4 (Jn 6,63-64.
5 (Jn 6,65
6 (Jn 6,44
7 (Ga 6,14).
Meruit.
9 (Ph 2,12
10 (Ph 2,13
11 (Jc 4,6
12 (Rm 11,20
13 (Ps 29,6 Sept. (xxx. English version).
14 (Ps 116,11
15 (Ps 29,8 Sept. (xxx. 7, English version).
16 (Ps 58,10 Sept. (lix. 9, English version).
17 (Ps 142,6 Sept. (cxliii. English version).
18 (Ps 2,11 Sept.
19 (Ps 2,12 Sept.
20 (Ps 2,13 Sept.
21 (Ep 2,8).
22 (Lc 10,30 etc.
23 (Ps 103,1
24 (Sg 9,15
25 (Mt 6,12
26 (Ps 103,2
27 (Ps 103,3
28 (Ps 103,4
29 (1Co 15,54-55.
30 Titillet.
31 (Is 26,12 Sept.
32 (Ps 116,11
33 (Rm 11,5-6 Rm 4,4.
34 (Ps 3,9 Sept. (iii. 8, English version)).
35 Compluatur.
36 (Jg 6,37
37 Gal 2,21.
38 (Rm 10,20
39 (Rm 10,3
40 Perversa.
41 Of Carthage and Milevis which are among the Epistles of St. Augustin, 175, 176. And the rescripts of the Roman Pontiff, Innocent (A.D. 417), in the Epistles 181, 182. Ben. ed. note.

About Francesco Follo

Monsignor Francesco Follo è osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi.

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