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Mons. Francesco Follo - Foto © Servizio Fotografico-L'Osservatore Romano

Mons. Follo: La verità e l’amore – luce e sale

Rito Romano – V Domenica del Tempo Ordinario – 9 febbraio 2020

Sale e Luce: Sapore della terra e Luce del mondo

Rito Romano – V Domenica del Tempo Ordinario – 9 febbraio 2020

Is 58,7-10; Sal 111; 1 Cor 2,1-5; Mt 5,13-16

 

Rito Ambrosiano – Domenica V dopo l’Epifania

Is 66,18b-22; Sal 32; Rm 4,13-17; Gv 4,46-54

Emozioni sante

 

  • Sale[1] e Luce[2] per gli altri.

            Domenica scorsa, se non si fosse celebrata la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, avremmo iniziato la lettura del “Discorso della montagna”, che occupa i capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo secondo San Matteo. Tralasciato dunque il brano iniziale, quello delle Beatitudini (5,1-12) il Vangelo di questa V Domenica del Tempo Ordinario riguarda due caratteristiche di coloro che vogliono seguire Gesù: essere sale e luce.

Infatti, oggi il Redentore dice ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13.14). Mediante queste immagini ricche di significato, Cristo vuole trasmettere ai discepoli di allora e di oggi il senso della loro missione e della loro testimonianza. A questo riguardo, Papa Francesco commenta: “La testimonianza più grande del cristiano è dare la vita come ha fatto Gesù, cioè il martirio. Ma c’è, anche un’altra testimonianza, quella di tutti i giorni, che inizia la mattina, quando ci si sveglia, e termina la sera, quando si va a dormire. Sale e luce servono per gli altri.

Sembra poca cosa, ma il Signore con poche cose nostre fa dei miracoli, fa delle meraviglie. Bisogna, quindi, avere un atteggiamento di “umiltà”, che consiste nel cercare soltanto di essere sale e luce: Sale per gli altri, luce per gli altri, perché il sale non insaporisce se stesso, sempre al servizio. La luce non illumina se stessa, è sempre al servizio” (Papa Francesco, Omelia alla Messa – Casa Santa Marta. 18 giugno 2018).

Ancora oggi, nella cultura mediorientale, il sale evoca diversi valori quali l’alleanza, la solidarietà, la vita e la sapienza. La luce è la prima opera di Dio Creatore ed è fonte della vita; la stessa Parola di Dio è paragonata alla luce, come proclama il salmista: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105).

E, sempre nella Liturgia della Parola di questa Domenica,  il profeta Isaia dice: “Se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio” (58,10). La sapienza riassume in sé gli effetti benefici del sale e della luce: infatti, i discepoli del Signore sono chiamati a donare nuovo “sapore” al mondo, e a preservarlo dalla corruzione, con la sapienza di Dio, che risplende pienamente sul volto del Figlio, perché Egli è la “luce vera che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Uniti a Lui, i cristiani possono diffondere in mezzo alle tenebre dell’indifferenza e dell’egoismo la luce dell’amore di Dio, vera sapienza che dona significato all’esistenza e all’agire degli uomini.

La luce di cui Gesù ci parla nel Vangelo è quella della fede, dono gratuito di Dio, che viene a illuminare il cuore e a rischiarare l’intelligenza: “Dio che disse: ‘Rifulga la luce dalle tenebre’, rifulse anche nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo” (2 Cor 4,6). Ecco perché le parole di Gesù assumono uno straordinario rilievo quando spiega la sua identità e la sua missione: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

L’incontro personale con Cristo illumina di luce nuova la vita, ci incammina sulla buona strada e ci impegna ad essere suoi testimoni. Il nuovo modo, che da Lui ci viene, di guardare al mondo e alle persone ci fa penetrare più profondamente nel mistero della fede, che non è solo un insieme di enunciati teorici da accogliere e ratificare con l’intelligenza, ma un’esperienza da assimilare, una verità da vivere, il sale e la luce di tutta la realtà (cfr Veritatis splendor, 88).

 

  • Il sale dei martiri.

Facciamo memoria dei cristiani perseguitati che nei primi secoli erano portati nel Colosseo di Roma per essere spettacolo agli antichi romani che volevano emozioni forti, ingrandite. Sbranati dai leoni, i martiri erano il “sale” per il palato bramoso di sapori forti del popolo spettatore, crocifissi su legni in fiamme erano fiaccole di “luce” per gli occhi avidi del pubblico. I pagani di allora, ma anche quelli di oggi, volevano uno spettacolo con sapori e luci eccitanti.

Allora gli Imperatori romani mettevano “in scena” i cristiani perché la loro morte divertisse il popolo, Ma i cristiani entravano “in scena” non come attori, ma come martiri sapendo di essere di essere spettacolo agli angeli e al mondo[3], ed io aggiungo: a Dio. E non dimentichiamolo  gli “occhi [di Dio] sono sempre sui giusti” (Sal 33/34, 16) quindi Egli posa il suo sguardo in primo luogo sui martiri, il cui sangue fu ed è seme di altri cristiani[4], offerta di libertà e segno di speranza che diventa una realtà.

In effetti, i martiri sono per eccellenza sale e luce del mondo. Certo loro lo furono in modo eroico, ma anche noi siamo chiamati ad essere testimoni (come è noto la parola greca “martire” vuol dire testimone), senza preoccuparci di fare chissà quali cose. Non si tratta di fare cose straordinarie. E’ una questione di sale, di essere sale che sala. Il sale è la capacità di soffrire, il segno dell’Alleanza. Il sale mostra una fede adulta, che non fugge davanti alla croce, che ha pazienza nelle sofferenze, che ne intuisce il senso, che vede, trasfigurata nella morte, la risurrezione e la vita.

Il metodo della testimonianza cristiana è dettato e illustrato da quel cuore di Cristo che, trafitto, risponde subito col sangue e con l’acqua, con un amore che va fino alla fine. Per questo il paradigma e il compimento della testimonianza cristiana è il martirio. Il martirio contraddice la logica del mondo, perché il martire risponde al timore della morte che odia la vita con un amore alla vita che non teme di morire per essa, perché la vita del martire è Cristo risorto, Cristo che ha vinto la morte e il peccato. Il martirio oggi, come sempre, è la più grande rivoluzione culturale che si possa fare.
Il martire, di per sé, è un testimone eliminato, un testimone soppresso. Ma nella logica della croce l’eliminazione accentua la potenza della testimonianza e l’espressione della carità. Il martire cristiano è proprio icona del cuore di Cristo che, odiato e trafitto, eccede nella carità del perdono, del dono della vita, della misericordia. Il martire diventa così testimone non solo dell’amore di Cristo, ma dell’eccesso di questo amore, in una sovrabbondanza di carità, di gratuità, che deborda il limite della morte e dell’odio.

Guardiamo il più costantemente possibile a Cristo in Croce e se non siamo in piedi accanto alla Croce come Maria e Giovanni, “almeno” abbracciamo i piedi della Croce del Salvatore come ha fatto la Maddalena, fino a lasciarci trasformare in Lui, fino a che sia Lui a vivere in noi.

La nostra vita di ogni giorno con l’accettazione della croce quotidiana lima, pota, taglia quanto in noi è di ostacolo alla nostra adesione a Lui. Per questo, proprio nelle debolezze, nelle difficoltà, nei fallimenti si adempie in noi la missione per la quale siamo nati. Proprio quando siamo nulla esplode in noi la potenza di Dio. Non disprezziamo allora nulla delle nostre sofferenze, delle angosce, dei fallimenti e delle fragilità. E’ in quei momenti che siamo sale e luce, e lievito. Lo siamo perché siamo quello che siamo: povera creta nelle mani creative di Dio. Basta un totale, costante abbandono all’amore di Dio, che opera in noi, perché Dio accenda, con le nostre piccole o grandi sofferenze, la luce per il mondo.

Gesù parla in modo semplice, parte da esperienze quotidiane che tutti possono capire e, quindi, si serve anche delle immagini del sale e della luce. Il sale, in quei tempi, permetteva di conservare nel tempo i cibi, era simbolo di fedeltà e continuità; la luce rendeva possibile la vita, ne era il simbolo.

 

 

            3) L’identità cristiana.       

Voi siete il sale…, voi siete la luce…”. Gesù dapprima annuncia la nuova identità, donata da Dio a coloro che lo ascoltano e lo seguono. I suoi discepoli, tutti i cristiani sono, già ora e non per loro scelta o merito, luce e sale per l’umanità tutta.

In questa identità di noi cristiani è iscritto un compito, una missione; non come un dovere che si aggiunge dopo o dall’esterno, ma come la conseguenza naturale di ciò che siamo. Come è per il sale e per la luce: noi  lo siamo per tutto il mondo: segno che Dio esiste ed è Padre e che Cristo è la Luce fatta uomo, che rende all’uomo la luce degli occhi e quella del cuore.

Dicendo “siete il sale della terra”, Gesù ci spiega che tutta la natura umana corrotta dal peccato è diventata insipida, ma per mezzo del nostro ministero di testimonianza, la grazia dello Spirito Santo rigenererà e conserverà il mondo. Per questo il Redentore ci insegna le virtù delle Beatitudini, quelle che sono le più necessarie, le più efficaci per noi che vogliamo assomigliare a Lui. Chi è mite, umile, misericordioso, giusto, non rinchiude in se stesso le buone opere che ha compiute. Ha cura invece che queste belle sorgenti zampillino anche per il bene degli altri. Chi ha il cuore puro, chi è operatore di pace, chi soffre la persecuzione per la verità, ecco la persona che consacra la vita al bene di tutti. Se ci sciogliamo come il sale diamo sapore alla vita del mondo, costruiamo una cultura della vita ed una civiltà dell’amore.

Quando il sale si scioglie nel cibo, questo acquista sapore. Quando Cristo muore, l’umanità è riconciliata con Dio, che dà senso alla vita la quale assume una pienezza di  significato e di gusto  insieme con una sicurezza di direzione.

Il cristiano, che si fa testimone e quindi martire, non si ribella di fronte alla sofferenza e alla ingiustizia che patisce. Da lui il mondo riceve un segno credibile della vita eterna (non si può infatti accettare la morte se non si ha in sé la pienezza della vita) e ogni opera e azione dell’uomo viene purificata. La vita del cristiano diventa così una liturgia in cui, per mezzo suo, Cristo offre gli uomini a Dio dopo averli illuminati e averne purificate le azioni.

 

4) Il Martire, luce di un amico che testimonia la Luce vera.

E’ vero: apparentemente sembra che la violenza, i totalitarismi, la persecuzione, la brutalità cieca si rivelino più forti, mettendo a tacere la voce dei testimoni della fede, che possono umanamente apparire come sconfitti della storia. Ma Gesù risorto illumina la nostra fragile testimonianza e ci fa capire il senso del martirio.

Nella sconfitta, nell’umiliazione di quanti soffrono a causa del Vangelo, agisce una forza che il mondo non conosce: “Quando sono debole – esclama l’apostolo Paolo -, è allora che sono forte” (2 Cor 12,10).

E’ la forza dell’amore, inerme e vittorioso anche nell’apparente sconfitta. E’ la forza che sfida e vince la morte.

            “Voi siete la luce del mondo”. Così disse Gesù ai suoi discepoli e così ripete a noi, suoi discepoli di oggi. Non si è luce, se non si è nell’amore: “Chi ama suo fratello, dimora nella luce”, ci dice San Giovanni e, se siamo nella luce, questa illumina maggiormente le necessità dei fratelli. Gesù si è identificato con i poveri e questo per i cristiani conferisce una luce nuova sulla realtà del povero. Gesù che pronuncia sul pane le parole: “Questo è il mio Corpo”, ha detto queste stesse parole anche dei poveri: “L’avete fatto a me”. E come dicesse: “Quel mendicante, bisognoso di un po’ di pane, quel povero che tende la mano, sono io”. Gesù ci chiede questo atteggiamento: aiutare il bisognoso per essere luce del mondo. In una umanità dove domina l’indifferenza, l’egoismo, Gesù ci chiede di amare per essere luce; insegna che l’amore sia tale da illuminare come la lucerna posta sul lucerniere. In un’umanità sprofondata nel vuoto e che sfida continuamente la morte, è necessario il sale per darle nuovamente il sapore e la gioia di vivere. Nessuno mangia un cucchiaio di solo sale, ma lo mette nel cibo per renderlo più saporito. Così non dobbiamo amare solo noi stessi e diventare così grandi egoisti e egocentrici, ma mettere il nostro amore negli altri. E’ con l’amore reciproco che la vita acquista sapore, riceve un senso, dà gioia e felicità.

Già nell’Antico Testamento, il profeta Isaia svela il modo concreto di essere luce: attraverso la carità ordinata, fattiva e concreta che si piega verso il povero e il sofferente: “Se toglierai di mezzo a te l’oppressione,il puntare il dito e il parlare empio,se aprirai il tuo cuore all’affamato,se sazierai l’afflitto di cuore,allora brillerà fra le tenebre la tua luce,la tua tenebra sarà come il meriggio” (Is 58, 9-10).

Nella luce amica di noi cristiani gli uomini trovano la vera luce: la luce della vera vita.

 

4) Il martirio della verginità.

Le nostri luci si accendono nel martirio della Vergine Maria ai piedi della Croce e, naturalmente, in quel martirio che ne fu la sorgente: il martirio di Cristo-Luce.

Cristo chiama tutti a tale testimonianza di vita. Una vita nella quale ogni istante, anche il più nascosto, semplice e banale, è un’opera buona, bella di Dio in noi, perché gli uomini, guardandoci, possano rendere gloria a Dio, perché le bestemmie contro il Nome di Dio pronunciate da molti di fronte alla morte, siano trasformate in benedizione.

In ciò ci sono di esempio le Vergini consacrate che con l’offerta della loro verginità diventano uno speciale ostensorio di Cristo come lo fu la Madonna. Queste donne sono martiri sul modello di Maria, Vergine e Madre, perché la verginità non è rinunciare all’amore, è donarsi completamente all’Amore, a Dio-Carità nel cui cuore tutti siamo accolti. Esse mostrano che vivendo una vocazione verginale si arriva alla trasfigurazione di se stessi e dei rapporti con gli altri vissuti come li ha vissuti la Madonna. Esse ricordano a tutti i cristiani la vocazione di essere l’intatta dimora di Dio.

 

 

Lettura teologico-spirituale

« Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo »

Commento preso dal Concilio Vaticano II Decreto sull’attività missionaria della Chiesa

Ad Gentes, nn 35-36

 

 

“Essendo la Chiesa tutta missionaria, ed essendo l’opera evangelizzatrice dovere fondamentale del popolo di Dio, il sacro Concilio invita tutti i fedeli ad un profondo rinnovamento interiore, affinché, avendo una viva coscienza della propria responsabilità in ordine alla diffusione del Vangelo, prendano la loro parte nell’opera missionaria . Tutti i fedeli, quali membra del Cristo vivente, a cui sono stati incorporati ed assimilati mediante il battesimo, la cresima e l’eucaristia, hanno lo stretto obbligo di cooperare all’espansione e alla dilatazione del suo corpo, sì da portarlo il più presto possibile alla sua pienezza (Ef 4,13). Pertanto tutti i figli della Chiesa devono avere la viva coscienza della loro responsabilità di fronte al mondo, devono coltivare in se stessi uno spirito veramente cattolico e devono spendere le loro forze nell’opera di evangelizzazione. Ma tutti sappiano che il primo e principale loro dovere in ordine alla diffusione della fede è quello di vivere una vita profondamente cristiana. Sarà appunto il loro fervore nel servizio di Dio, il loro amore verso il prossimo ad immettere come un soffio nuovo di spiritualità in tutta quanta la Chiesa, che apparirà allora come « un segno levato sulle nazioni » (Is 11,12), come « la luce del mondo» e «il sale della terra». Una tale testimonianza di vita raggiungerà più facilmente il suo effetto se verrà data insieme con gli altri gruppi cristiani, secondo le norme contenute nel decreto relativo all’ecumenismo”.

[1] Il SALE, che normalmente è usato sui cibi per renderli più saporiti ed anche per conservarli, ha questi significati simbolici soprattutto nel mondo biblico: 1. Il sale dell’alleanza e della solidarietà. Nell’Antico Oriente esisteva un patto del sale, sinonimo di alleanza inviolabile. 2. Il sale dell’amore. “Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri (Mc 9,50). 3. Il sale della vita. Nel Medio oriente si friziona con il sale il bambino appena nato per dargli vigore e vitalità (Ez. 16,4) e anche per tenere lontani dalla sua esistenza gli spiriti del male. 4. Il sale della sapienza. Anche noi per indicare una persona senza intelligenza diciamo che è “scipita”. Mettere il sale dell’intelligenza, della riflessione nelle proprie parole significa diventare persone capaci di consigliare, di sostenere, di confortare e guidare altri (Col 4,6). 5. Il sale della morte. L’acqua salata non disseta, il sale versato sulla ferita, brucia, le distese di sale del Mar Morto non permettono la vita. Nell’antichità in Oriente come tra i Greci e i Romani quando si voleva considerare morta per sempre una città conquistata e rasa al suolo, si versava sale sulle sue rovine. 6. Il sale della maledizione. Nella Bibbia si parla varie volte della “maledizione del sale”: Dt 29,22; Ger 17,6. 7. Il sale della purificazione. Le vittime sacrificali erano cosparse di sale perché fossero rese pure.

[2] LA LUCE, che illumina e riscalda, ha questi significati: 1. è la prima creatura che Dio desidera creare: “Sia la Luce”. 2. Dio stesso è Luce: “Egli è la luce e in lui non vi sono tenebre” (1Gv 1,5). 3. La Parola di Dio è luce: “La sua parola è lampada ai nostri passi” (Sal 109,105). 4. Gesù stesso si proclama luce vera del mondo venuta per illuminare ogni uomo (Gv 1,5; 8,12). 5. Luce fonte di vita: il mondo immerso in una perenne oscurità morirebbe, così come muore una pianta.

[3]Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.” (1 Cor 4, 9).

[4] Tertulliano scrive : “Noi ci moltiplichiamo ogni volta che siamo mietuti da voi: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Apol., 50,13: CCL 1,171).

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Mons. Francesco Follo è Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’UNESCO a Parigi.

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Monsignor Francesco Follo è osservatore permanente della Santa Sede presso l'UNESCO a Parigi.

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