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Mercoledì delle Ceneri - Wikimedia Commons

Mons. Bertolone: “Quaresima, fonte di speranza”

Ecco perché la speranza, nella sua impronta quaresimale, è indispensabile

«Che cosa sarebbe la vita senza speranza? Una scintilla che sprizza dal carbone e si spegne; e come nella torbida stagione si ode una folata di vento, che spira un istante e poi va morendo, così sarebbe pure di noi».

Che cosa sia la speranza ce lo ricorda il filosofo tedesco Friedrich Holderlin. Quanto sia importante custodirla e viverla lo ha sottolineato invece Papa Francesco all’udienza generale del Mercoledì delle Ceneri. Una riflessione, quella del Pontefice, incentrata sull’inizio della Quaresima, «un periodo di penitenza, anche di mortificazione, ma non fine a se stesso, bensì finalizzato a farci risorgere con Cristo, a rinnovare la nostra identità battesimale, cioè a rinascere nuovamente dall’alto, dall’amore di Dio». In altre parole, ha sottolineato il Santo Padre, «un cammino di speranza», poichè «ogni passo, ogni fatica, ogni prova, ogni caduta e ogni ripresa, tutto ha senso solo all’interno del disegno di salvezza di Dio, che vuole per il suo popolo la vita e non la morte, la gioia e non il dolore».

Non v’è nulla di casuale in questo richiamo: davanti a noi stanno giorni capaci di favorire un radicale cambiamento di vita, purché lo si voglia. Ed il ravvedimento di un uomo non é altro che «il coronamento di una speranza di Dio», come scriveva Charles Peguy. Guardarsi dentro, cambiare: un esercizio necessario, anzi decisamente indispensabile in un tempo, come quello presente, spesso proteso verso l’esteriorità, la superficialità, la banalità, le apparenze. Tre, sostanzialmente, sono gli orizzonti dai quali rifuggire. C’è, innanzitutto, la tenebra della falsità, delle illusioni, degli inganni. C’è poi la mortalità fisica, ormai divenuta sindrome di un limite strutturale della creatura, legata al tempo e allo spazio. Infine, v’è la cappa di piombo della miseria, della sofferenza atroce e della cattiveria, ossia la morte interiore che prosciuga la vitalità dell’anima.

Diventare homines novi vuol dire questo: cercare e trovare la verità, la luce, la libertà interiore. Per riuscirvi occorre scavare in sè, sotto le incrostazioni delle abitudini e di vizi ormai consolidati. Operazione faticosa come lavorare la vera roccia. Eppure, è solo scavando in profondità che si riesce a scoprire la fonte del bene, sorgente viva di moralità, di sapienza, di coerenza, di amore e di verità. La quaresima cristiana ha pure questo scopo: ricondurci all’anima dimenticata, oppressa e asfittica, coperta di cose inutili fino a spegnerne la voce. Quella voce che, anche col rimorso, richiama al bene, al giusto, al vero.

Ecco perché la speranza, nella sua impronta quaresimale, è indispensabile: è lei a dare la forza per camminare ogni giorno, «semplicemente e a testa bassa», per dirla sempre con Péguy. Senza di essa ogni azione od opera sarebbe forse grandiosa, ma immota come un monumento solenne. La speranza, insomma, impedisce al mondo di essere un cimitero perché continuamente spinge ad andare oltre, ad attendere, ad avere fiducia, a credere in un’alba diversa, in una meta, in un significato. È l’invito che la Quaresima porta con sé: non raccoglierlo sarebbe come perdere la migliore delle occasioni.

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