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Mons. Auza: “Contro il terrorismo non bastano le armi”

L’osservatore della Santa Sede presso l’Onu spiega che servono invece dialogo, educazione dei giovani e impegno delle comunità locali contro la radicalizzazione

Il velo ideologico della religione che copre la barbarie. Un fenomeno molto diffuso, che preoccupa la Santa Sede. Lo conferma mons. Bernardito Auza, osservatore vaticano presso le Nazioni Unite, spiegando al Palazzo di Vetro di New York che si segue con attenzione la “manipolazione della religione per promuovere attività terroristiche”.

Il presule ha ribadito, richiamando papa Francesco, che mai la religione va presa a pretesto per commettere atti di violenza. Al contrario, ha promosso una fede genuina, la quale è “fonte di unità e forza contro il terrorismo fondamentalista e incoraggia gli individui e le società a optare per modi non violenti” di denuncia e per ottenere giustizia.

Alla luce del fatto che, specie nell’ultimo anno, stia avvenendo una “drammatica evoluzione” di azioni terroristiche con atti di violenza “mai visti primi”, la Santa Sede ritiene che “non bastino armi sofisticate” e nemmeno “un’applicazione arbitraria di azioni unilaterali”, ha detto mons. Auza.

Ciò che serve, invece, è rafforzare il dialogo, propagare l’educazione dei giovani, impegnare le comunità locali contro i rischi della radicalizzazione. E ancora, rafforzare la “diplomazia preventiva” e gli sforzi di peacekeeping. Il diplomatico vaticano ha avvertito che “la libertà di parola, la libertà religiosa, la libertà dalla miseria e la libertà dalla paura” sono libertà fondamentali che i terroristi “aborrono”. Si tratta di libertà fondamentali – ha detto infine mons. Auza – “che dobbiamo custodire”.

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