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Daily meditation on the Gospel

Pixabay CC0 - PD

Mite e umile — Meditazione quotidiana

Meditazione della Parola di Dio di Domenica 9 Luglio, XIV del Tempo Ordinario, ciclo A

Lettura

Il brano proposto dalla prima lettura è il cuore di una profezia sul futuro regno messianico. È un inno di grande gioia, perché si contempla la venuta di un Re umile, giusto e vittorioso, che cavalca un puledro figlio di asina. Allusione chiara al re Messia, Gesù, che nel Vangelo ci rivela il disegno del Padre, il quale, ‘nella sua benevolenza’, così vuole. Rivelando il Padre, Gesù rivela se stesso. Mentre nella vita e nell’agire di Gesù viene rivelato il Padre, così in questa proclamazione pubblica viene rivelato il senso del suo ministero. I “piccoli” sono i discepoli, cui è dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli.

Meditazione

Nella vita pubblica, Gesù non ha mai fatto delle confidenze o rivelato i suoi sentimenti circa il suo rapporto con il Padre! Nel brano odierno non riesce a trattenere un’espressione di consolazione spirituale profondissima, e – nel brano parallelo di Luca – ci rivela che la sua preghiera ha una prospettiva trinitaria. Gesù manifesta una profonda adorazione dinanzi all’immensità di Dio Creatore e Padre; si sente Figlio, e con chiarezza afferma che la sua missione è di attuare il disegno del Padre, di avere tutti noi come fratelli. Promette riposo a coloro che divengono suoi discepoli. Chiedendo loro, e oggi a noi, di prendere il suo giogo, lo contrappone a quello della schiavitù. San Paolo afferma: «Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre il giogo della schiavitù» (Gal 5,1). Aggiogati con Cristo e in intima comunione con lui, nella luce dello Spirito e con l’unzione della Parola che rimane in noi, impariamo ad essere miti e umili di cuore. Mitezza e umiltà hanno come centro il cuore, là dove la nostra persona si esprime e si determina nel pensare, nel giudicare e nel volere. La sua mitezza e umiltà devono pervadere il pensare, il sentire, il parlare e l’agire del discepolo. Per questo dice: “troverete riposo per le vostre anime”. Gesù, nell’esultanza dell’intimità divina, ci rivela il Padre e stimola in noi il desiderio di conoscerlo non solo “per sentito dire”, ma in un incontro personale che ci introduce nella Trinità. Le espressioni: “imparate da me che sono mite e umile di cuore” e “il mio giogo è soave e il mio peso è leggero” sono inviti, ordini; è la nostra vocazione. Chiediamoci: ho io la coscienza che Gesù aveva di essere Figlio, come del fatto che tutto ciò che egli aveva gli proveniva dal Padre come dalla fonte? È possibile? Sì, perché siamo tra coloro “ai quali egli lo vuole rivelare”.

Preghiera

Che io ti conosca, Dio, e che io mi conosca! Tu, fratello Gesù, fammi sentire che Dio è Padre, così come per te anche per me. Donami la coscienza di essere figlio.

Agire

Oggi, lungo tutta la giornata, chiederò questa grazia: “Crea in me, o Dio, un cuore nuovo!”, e comunicami, per il tuo Spirito, la conoscenza intima del Padre e del Figlio.

Meditazione del giorno a cura di padre Celeste Cerroni, tratta dal mensile Messa Meditazione, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti [email protected]

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