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Minori “in rete”: dagli esperti le regole a famiglie ed educatori per aprire gli occhi

Se ne è parlato oggi in un convegno all’Università Salesiana di Mestre

Ai genitori: è necessario aprire gli occhi e diventare più competenti. Alle scuole: bisogna saper ascoltare gli alunni e gli studenti. Ai criminali: state attenti… Sono molti, rivolti a più interlocutori e discipline, i messaggi che giungono dal convegno organizzato oggi da Iusve presso il proprio Campus mestrino, sul tema Minori «in rete». Strumenti e strategie di prevenzione.

Un’occasione per presentare la prossima edizione del master interuniversitario interdisciplinare di I livello in Criminologia, Psicologia investigativa e Psicopedagogia forense, giunto ormai alla sesta edizione, che sarà avviato nel prossimo anno accademico presso l’Università salesiana. E per mostrare il lavoro e la necessità di un Centro Studi e Ricerche in Scienze criminologiche e Vittimologia (Scrivi), che sta producendo ricerca, documentazione e ha avviato collaborazioni con i centri antiviolenza, il carcere minorile, le strutture per la pena alternativa, gli altri enti di studio: un centro, nato dalle professionalità di Iusve, unico nel suo genere nel Veneto.

Il contesto? Lo descrive il sociologo Francesco Pira: nel 2011 il 97% dei ragazzi disponeva di un cellulare e oltre il 50% di uno smartphone; nel 2014 il 25,9% degli adolescenti sostiene di essere stato oggetto di sexiting; il 38% dei bimbi entro i 2 anni ha già utilizzato un dispositivo mobile. E se i genitori sono ancora troppo ignoranti – sono pochissimi quelli che sanno cosa sia Ask.fm, a fronte di 70 milioni di iscritti e malgrado l’Italia sia uno dei paesi che lo utilizzano di più – è vero anche che sono stati attivati alcuni interessanti progetti, come “Generazioni connesse” (coordinato dal Miur), la campagna di sensibilizzazione “Se mi posti ti cancello” e quella contro il bullismo promossa da Facebook. Il prof. Marco Monzani sottolinea che per il Garante della privacy oggi il 34% del bullismo avviene online. E che uno studente italiano su 4 compie o subisce atti di prevaricazione via web: il 26% ne è vittima, il 23,5% si definirebbe cyberbullo. C’è da preoccuparsi, visto che è diffusa la convizione che il cyberbullismo sia correlato positivamente, insieme ad altri fattori, all’aumento del tasso di suicidio negli adolescenti.

Gli interventi di docenti ed esperti hanno evidenziato i rischi, ma anche le opportunità, che corrono attraverso la rete, avendo come obiettivo un’azione di prevenzione ed educazione nei riguardi dei minori e delle loro famiglie. È stata mostrata la potenza – che rischia di diventare pericolosità se non ben destreggiata – dei social media (non solo Facebook, ma anche WhatsApp e Ask.fm), il cui uso richiede conoscenze, competenze, consapevolezza, capacità di decodificare le informazioni. Occorre dare – ha sottolineato Michele Marangi – rinforzi sociali e culturali, tramite la famiglia e la scuola: “Senza prevenzione facciamo disastri”.

Il tenente colonnello Giorgio Stefano Manzi, che dirige il Reparto analisi criminologiche del Racis dei Carabinieri, ha tracciato un identikit del pedofilo, consapevole e contento delle proprie capacità e dell’attrazione che sa esercitare. “Quello che vogliono raggiungere questi individui – ha detto il colonnello Manzi – è la violazione degli spazi peripersonali, mentali, dei nostri ragazzi attraverso meccanismi che non sono più la “predazione” fuori dalla scuola elementare (per cui basta una pattuglia delle forze dell’ordine di guardia) ma attarverso i mezzi di comunicazione, spesso nel disinteresse dei genitori”.

Aumentano le segnalazioni riguardanti casi di cyber-bullismo alla Polizia postale del Veneto. Ma, avverte il dirigente Tommaso Palumbo, non significa automaticamente che stiano aumentando i casi di bullismo che passa attraverso i social network; quanto piuttosto cresce la propensione di rivolgersi alle forze dell’ordine per un reato che fino a poco tempo fa veniva affrontato e arginato in prima istanza dalle istituzioni scolastiche, d’intesa con le famiglie. La Polizia postale, dal canto suo, continua la sua presenza nelle scuole – oggi proprio presso i ragazzi di prima superiore dell’Istituto salesiano S. Marco – per lezioni sul corretto uso della rete.

Il prossimo anno accademico, è stato infine annunciato, sarà avviato presso Iusve un corso di aggiornamento per avvocati matrimonialisti, che avrà lo scopo di insegnare una corretta gestione della clientela nel caso di separazioni conflittuali.

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