Dona Adesso
Syria

Pixabay

Militari siriani uccisi da bombe statunitensi: tregua a rischio

I siriani non credono si sia trattato di un errore. Dito puntato anche verso Israele: sosterrebbe i terroristi islamici vicino alle Alture del Golan in chiave anti-Assad

Proprio quando un raggio di luce sembra aver trovato un pertugio per illuminare di speranza il futuro della Siria, arriva la coltre di buio che non ti aspetti. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria ha infatti comunicato che sono oltre 90 i militari siriani uccisi dai raid arei della Coalizione anti-Isis a guida statunitense compiuti nei giorni scorsi – proprio durante la tregua negoziata da Mosca e Washington – e denuncianti da Russia e Governo di Damasco.

I bombardamenti hanno colpito l’area nei pressi di Dayr az Zor, una città orientale contesa tra i terroristi islamici e l’esercito siriano. Pronte sono state le scuse da parte degli Usa, i quali dichiarano si sia trattato di un errore. Tesi a cui però sono in pochi a credere.

La conferma giunge da mons. George Abou Khazen, Vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino. “Di certo, qui nessuno crede che la strage di soldati siriani provocata dal bombardamento Usa su una caserma sia stata un errore”, afferma all’agenzia Fides.

“Quel raid aereo, che ha ammazzato almeno novanta soldati – rimarca il Vescovo francescano – sembra confermare l’ambiguità delle scelte degli Stati Uniti nello scenario siriano, e anche i sospetti di chi dice che gli Stati Uniti hanno creato lo Stato islamico e lo stanno utilizzando. Con tutti gli strumenti e le ‘armi intelligenti’ di cui dispongono, quel raid aereo non può essere stato un incidente, visto che quella caserma non era lì da ieri”.

Sulla stessa linea Bashar al-Jaafari, ambasciatore della Siria all’Onu, che durante un vertice dei Paesi non allineati in Venezuela ha detto che l’uccisione da parte Usa dei soldati siriani “prova chiaramente il nesso tra le truppe statunitensi e l’Isis”. Secondo l’ambasciatore “il fatto che gli americani abbiano detto che è stato solo un errore, è chiaramente una menzogna. Il motivo è stata la volontà di sabotare l’accordo” con la Russia per la tregua.

L’estensione della tregua, che è scaduta alla mezzanotte di oggi, 19 settembre, è minacciata anche sul fronte meridionale della Siria. Vicino alle Alture del Golan, occupate dal 1967 da Israele ai danni della Siria, si sono intensificati i combattimenti tra esercito siriano e milizie dell’opposizione, tra le quali si annovera anche la fazione estremista islamica del Fronte al-Nusra.

A gettare benzina sul fuoco un fatto riportato nei giorni scorsi dal Canale 10 della tv israeliana: lo Stato ebraico ha aperto un passaggio, nella provincia siriana di al Qunaytara, presso il Golan, per trasportare i feriti tra i terroristi islamici verso gli ospedali israeliani. Sostegno israeliano nei confronti dei miliziani anti-Assad che è stato confermato anche da Akram Hasson, un deputato druso israeliano della Knesset, il Parlamento di Israele.

“Abbiamo informazioni sul fatto che al-Nusra stia operando con un supporto senza precedenti da parte di Israele”, ha scritto su Facebook il deputato. Hasson ha sottolineato infatti che “i combattenti dell’organizzazione avanzano nei luoghi in cui l’aviazione delle forze armate di Israele ha precedentemente bombardato le posizioni dell’esercito siriano”. Anche secondo il deputato druso, che ha citato “testimoni oculari”, i jihadisti del Fronte al-Nusra starebbero ricevendo da Israele “assistenza medica e logistica”.

Le forze di Damasco hanno accusato inoltre Israele di aver compiuto bombardamenti aerei contro l’esercito siriano, accusando dunque Tel Aviv di operare un sostegno a tutti gli effetti nei confronti dei terroristi islamici. Segno del fatto che la tensione tra i due Paesi sia aumentata, la scelta di Israele di attivare il sistema anti-missile Iron Dome per intercettare razzi provenienti dalla Siria. È la prima volta dall’inizio della guerra civile siriana (marzo 2011) che il sistema viene messo in funzione.

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione