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Cells in a jail

Pixabay CC0 - TryJimmy, Public Domain

Milano. Detenuti di San Vittore scrivono al Papa: “Ti aspettiamo”

Durante la sua visita a Milano, Francesco visiterà la casa circondariale di San Vittore e si fermerà a pranzo con i detenuti. Tanti di loro gli stanno scrivendo

I detenuti del carcere milanese di San Vittore aspettano con trepidazione Papa Francesco, che sarà in visita pastorale nella città lombarda il 25 marzo. Quel giorno, per la prima volta, un Pontefice entrerà nella casa circondariale di San Vittore.

Bergoglio ha chiesto la possibilità di incontrare i detenuti e parlare con loro, prediligendo un approccio informale. Il suo arrivo è previsto alle 11.30, il Santo Padre si fermerà anche a pranzo nella mensa del carcere.

“Lasceremo che le persone incontrino Francesco senza il filtro dell’organizzazione, perché possa essere un incontro di anime”, ha confermato in un’intervista al Corriere della Sera Gloria Manzelli, direttrice del carcere.

Il Papa dovrebbe incontrare un centinaio di detenuti nella rotonda centrale, altri cento saranno poi a tavola con lui. In tanti stanno preparando doni da lasciargli, come molti sono coloro che hanno deciso di prendere carta e penna e scrivere al Pontefice.

Il Corriere della Sera ha pubblicato alcuni messaggi destinati a Francesco. Sono tutti densi di emozione, da cui trasuda la sofferenza che si cova dietro le sbarre.

Sofferenza come quella di Massimo, che ammette di non avere fede ma dichiara che aspetta il Papa come “un fratello”. Così si rivolge al Papa: “Voglio solo dirti che ho peccato, ho rubato la serenità alla mia mamma e ho ucciso la fiducia di mio padre. Ma loro non mi hanno mai abbandonato”.

Famiglia che trova un posto privilegiato nelle lettere dei detenuti. Lo testimonia anche Ivan, che chiede al Papa di “regalare una preghiera per la mia famiglia”, che definisce “di principi cattolici”.

Diversi i ringraziamenti al Papa per questa sua visita a “noi detenuti sospesi nel limbo tra il bene e il male”, scrive con vena poetica Fatjoni. Felice dell’arrivo del Papa anche Angelo, a cui questo incontro suggerisce una frase che gli ripetevano spesso in famiglia: “Da un’esperienza negativa ne può derivare una positiva, e questa ne è la prova”.

Struggente la lettera di Natalino, il quale racconta che in trent’anni di carcere ha perso la sua famiglia ma ne ha trovata recentemente un’altra, quella della persona che gli ha donato gli organi dopo un trapianto.

Non mancano poi le lettere di un paio di detenuti di altre fedi religiose, come diverse sono anche le richieste di perdono.

[a cura di Federico Cenci]

 

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