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Migrants in Hungary

Migrants in Hungary - Wikimedia Commons

Migranti: per CEI e Migrantes non sono la causa del terrorismo

Galantino: “Rafforzare la sicurezza ma niente muri, né filo spinato”

Nemmeno dopo gli attentati di Bruxelles, il processo di integrazione ed accoglienza dei migranti può essere fermato. Lo afferma con convinzione monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes.

Secondo monsignor Perego, “la sicurezza oggi non è a rischio per l’arrivo di persone che hanno visto le loro case e la loro vita distrutta da bombardamenti e da violenze” ma per “un terrorismo irrazionale anche nato e cresciuto dentro le nostre città europee”.

Pertanto la strage avvenuta stamattina nella capitale belga “non può diventare una ragione in più per innescare un percorso doppio di sofferenza per i migranti: costretti a lasciare il loro Paese, fermati e rifiutati ai confini dell’Europa”.

Alle dichiarazioni di Perego, si accompagnano quelle istituzionali della Fondazione Migrantes che ha espresso la propria perplessità in tema di protezione internazionale, in occasione dell’accordo del 18 marzo tra Unione Europea e Turchia, di cui ancora non è possibile accedere al testo integrale.

“Come Fondazione Migrantes non possiamo che chiederci se la mancanza del testo integrale non sia la diretta conseguenza di un patto ‘impresentabile’”, dichiara la Fondazione, definendo “vergognoso” che l’Europa, di fronte alla “crisi maggiore di rifugiati dopo la Seconda Guerra Mondiale, non riesca a fare di meglio che chiudere le proprie frontiere”, laddove “le domande d’asilo presentate in tutti i 28 paesi che compongono l’Unione Europea sono state poco più di un milione a fronte di più di 550 milioni di abitanti totali”.

A fronte del destino dei 71mila siriani, bloccati all’ingresso in Grecia dalla Turchia, Migrantes si domanda quale sarà la sorte dei migranti iracheni, pakistani, bengalesi, etiopici, eritrei, somali e di altri paesi africani.

“Le persone che sono disperate e non hanno alternative non le fermeremo né con muri né con frontiere armate, ma le obbligheremo così facendo a percorrere vie piene di ostacoli e a stare ancora più a lungo in mano ai trafficanti umani”, si legge ancora nella dichiarazione.

Chiudendo le frontiere, aggiunge Migrantes, “chi sta perdendo di più in realtà siamo noi, cioè l’Unione Europea che non sembra sapere più che i diritti umani fondamentali non bisogna solo saperli scriverle sulla carta, ma metterli alla base delle proprie azioni”. Pertanto, conclude la dichiarazione, “o l’Europa ritorna sui passi della solidarietà o non avrà futuro”.

Sempre in ambito CEI, è arrivata la dichiarazione del segretario generale, monsignor Nunzio Galantino che, interpellato dai giornalisti, precisando che “certamente vanno completate e rafforzate le misure di sicurezza già in atto” ma che il dramma dei migranti non può essere risolto con “politiche di chiusura”, con i “muri” o il “filo spinato”.

“In un momento tanto difficile – prosegue Galantino – dobbiamo tutti riflettere e intraprendere strade nuove, prima tra tutte quella dell’integrazione sociale e culturale, almeno per quanti si rendono disponibili”.

La tragedia di Bruxelles, sottolineato il presule, “ci ricorda tristemente come non ci siano posti sicuri e al riparo dal fanatismo, di qualunque matrice esso sia. In questi momenti tutti – non solo chi ha responsabilità di governo – ci chiediamo cosa fare, come reagire, come difenderci”.

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