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“Mi innamorai del corpo che Dio aveva creato per me”

La testimonianza di Whitney Belprez, agnostica a cattolica disobbediente divenuta poi obbediente

Una famiglia mezza protestante e un battesimo alle spalle del quale non conosce assolutamente il significato: questo era il punto di partenza da cui prende avvio l’esperienza cristiana di Whitney Belprez, oggi sposata e madre di famiglia. Non aveva idea di che cosa fosse la Bibbia o il Vangelo, né conosceva alcun insegnamento della Chiesa. Neppure immaginava come fosse fatta una chiesa, se la prima volta che vi entrò, dopo essersi messa seduta, si meravigliò per la comodità dei banchi, dotati nientedimeno di quelli che per lei erano dei confortevoli poggiapiedi.

Questa occasione, inedita per lei, le era capitata grazie al ragazzo che in quel momento stava frequentando, cristiano di origine e di famiglia, che non le aveva spiegato chissà quali dogmi di fede, perché anche lui di idee chiare ne aveva poche. Lei invece era agnostica, così si definiva, anche se dentro al suo cuore coltivava l’idea o la segreta speranza che oltre questa vita ci sia qualcosa di più.

Quella visita in chiesa non fu l’ultima: le piaceva la tranquillità, la pace che non riusciva a ritrovare in nessun altro posto; e poi ammirava la fede forte della famiglia del suo fidanzato, pur senza condividerne nulla.

Così, forse per curiosità, aveva cominciato a leggere la Bibbia; leggeva anche il catechismo, come fosse un testo di cultura e usanze cattoliche: le piaceva, tuttavia non capiva il perché di certe ‘prescrizioni’. Nessuno le aveva mai spiegato nulla, ma il cuore intanto veniva cambiato. Piano piano, bazzicando per chiese e ambienti cristiani, maturava in lei la convinzione di aver trovato ogni risposta: “Sapevo che Dio mi stava indicando la strada della conversione, lo sapevo come oggi so che amo mia figlia”, racconta Whitney.

Le era nato il desiderio sempre più forte di fare la comunione, così si iscrisse al corso di iniziazione cristiana per adulti nella sua parrocchia, dove però nessuno si prese cura della sua formazione religiosa: nessuna risposta riguardo alle tematiche su contraccezione, aborto, matrimonio, né tantomeno sui concetti di grazia, salvezza, paradiso, purgatorio, inferno… Nella Veglia Pasquale del 2008 fu accolta come cattolica.

Conosceva la dottrina della Chiesa, ma non la comprendeva e non la condivideva.

Nel frattempo la storia con il fidanzato aveva preso una piega decisiva: fecero la scelta di andare a convivere, con immenso dispiacere da parte della famiglia di lui.

Un anno dopo arrivò la decisione del matrimonio. Il corso prematrimoniale era stato piuttosto sbrigativo e aveva sorvolato ancora una volta su ogni argomento che riguardasse la sessualità e l’apertura alla vita.

Lei non aveva mai visto la contraccezione come qualcosa di negativo. Il cambiamento avvenne il giorno in cui il suo medico le comunicò che i problemi che aveva all’utero erano determinati da anni e anni di assunzione della pillola.

Abbandonata la pillola per motivi di salute, il corpo riuscì molto lentamente a riprendere la regolarità di un tempo. Piano piano Whitney imparò con il marito la regolazione della fertilità attraverso i metodi naturali: “Mi innamorai del corpo che Dio aveva creato per me”, confida oggi: “Cresceva la mia autostima, perché il Signore mi conduceva in silenzio e pazientemente”.

Presto nacque il desiderio di lasciarsi condurre, di prendersi cura di un figlio, anche nella precarietà.

“La piccola Cecilia”, racconta oggi la mamma, “è il dono più bello. Ora sono molto felice, perché la vera felicità mi viene data ascoltando Dio attraverso gli insegnamenti della Chiesa: stoltezza per il mondo per crescere in santità agli occhi del Signore”.

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