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Armenian Genocide Museum - Institute

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Metz Yegern. Sandri: “Il Male in se stesso non va ricordato, ma va celebrata la Vita”

Il cardinale ha preso parte alla Veglia di commemorazione e preghiera del genocidio armeno, svoltasi ieri presso il Pontificio Collegio armeno di Roma

Si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri sabato 23 aprile, presso la Chiesa di San Nicola di Tolentinto – Pontificio Collegio Armeno, a Roma, la Veglia di commemorazione e preghiera dal titolo “Liberaci dal Male” in preparazione al 101° anniversario del Metz Yegern. Ovvero il genocidio armeno perpetrato circa 100 anni fa dall’Impero Ottomano che, cominciato nella notte tra il 23 e 24 aprile 1915, durò circa due anni e causò la morte di oltre 1,5 milione di persone, la maggior parte tra le popolazioni cristiane dell’Armenia (siro-cattolici, siro-ortodossi, assiri, cattolici latini, cristiani nestoriani, giacobini e greci del Ponto).
Alla Veglia di ieri, che ha visto l’alternarsi di canti, preghiere, musiche e poesie della tradizione armena, era presente il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, che ha rivolto una preghiera e un saluto a nome del Papa, il quale si recherà in visita apostolica in Armenia dal 24 al 26 giugno prossimi.
Nel suo intervento il cardinale ha ricordato che “per un disegno provvidenziale di Dio, la conclusione del centenario del Metz Yegern, coincide quest’anno con la festività di Pesach, la Pasqua ebraica”. Anch’essa una ricorrenza che “narra il buio della sofferenza e della schiavitù” insieme alla certezza che “ora non lo siamo più (schiavi)!”.  “La certezza di questo ‘mai più’ non si fonda sui progetti umani, sugli accordi, sulle trattative, ma – ha detto Sandri – anzitutto e soltanto sulla fedeltà di Dio” che “rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso”.
Rivolgendo quindi un augurio al popolo ebraico che “sono i nostri fratelli maggiori”, il prefetto delle Chiese Orientali ha quindi chiesto di guardare nella stessa prospettiva anche la memoria del Grande Male che ha colpito il popolo armeno. “Il Male in se stesso – ha sottolineato – non va ricordato né celebrato, mentre deve esserlo la Vita che nonostante i travagli e le sofferenze ha continuato ad esserci donata da Dio. Va lodata la Luce che ha continuato a brillare e sostenere i cuori dei nostri fratelli e sorelle, martiri di un secolo fa, come pure quelli che anche oggi, nel Medio Oriente, continuano a patire sofferenza e persecuzione. È la stessa fiamma della fedeltà di Dio alla storia del suo popolo che arde nei canti che hanno animato questa veglia”.
“Noi – ha aggiunto il porporato – lo cerchiamo, lo celebriamo, lo lodiamo, lo supplichiamo, come ha fatto negli anni della sua vita il Santo Dottore della Chiesa Gregorio di Narek”. Proprio con le parole della preghiera del Santo, il cardinale ha raccolto “la voce di coloro che hanno attraversato la Grande Tribolazione e sono ora nel seno del Padre”. “Insieme – ha detto – chiediamo che san Gregorio, accanto alla Vergine Santa, interceda e accompagni sin d’ora il Viaggio Apostolico che il Santo Padre compirà in Armenia tra due mesi”.
Quindi la preghiera:
Quando giunge la luce, fa’ subito spuntare la tua misericordia; al sorgere del sole, nell’intimo del cuore, penetri il sole di giustizia, il tuo; che il raggio della gloria che ti appartiene sfavilli  dentro la mia intelligenza! […] Tu che con la sapienza industriosa cambi in aurora le ombre della morte; Oriente senza fine, Sole senza tramonto: non vi è notte così oscura che veli la grande gloria della tua potenza […] Ascolta la preghiera di noi umili, accogli ogni richiesta, mio Dio e Re, mio Vita e mio Rifugio, mia Speranza e Fiducia, Gesù, Dio di tutti, Santo che ti riposi nell’anima dei santi, Consolazione per ogni afflitto […] Venga la compassione tua, Tu che vuoi vita e la dispensi a tutti. Che brilli la tua luce, splenda la redenzione: mandaci il tuo soccorso. Prima di visitarci, fa’ che venga, in forma di rugiada, la tua misericordia: scenda su noi per irrorare il campo delle mie ossa sfatte, immerse nell’abisso della morte!” Amen. (Gregorio di Narek, Libro delle Lamentazioni)

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