Dona Adesso
José Sanchez del Rio

José Sanchez del Rio - Wikimedia Commons

Messico in festa per la canonizzazione di José Sanchez del Rio

Cortei gioiosi e momenti di preghiera hanno accompagnato la salita agli onori dell’altare dell’eroe cristero, esempio di fede per chi, ancora oggi, affronta attacchi al Cristianesimo

C’erano tanti bambini domenica scorsa, 16 ottobre, alla marcia organizzata per festeggiare la canonizzazione di José Sanchez del Rio. Il lungo corteo, a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone, ha percorso le strade di Sahuayo, il paese messicano dove il martire nacque nel 1913 e dove fu torturato e ucciso nel 1928, a soli quattordici anni. I suoi carnefici furono soldati dell’esercito federale, nel contesto della spaventosa persecuzione anti-cattolica attuata dal Governo negli anni ’20 e della conseguente Guerra Cristera.

L’esempio di coraggio e di fede del giovane José si è condensato negli sguardi puri e gioiosi dei piccoli che, sombrero sulla testa ed effigi del nuovo santo tra le mani, hanno testimoniato pubblicamente ed in modo pittoresco la cattolicità del popolo messicano.

I festeggiamenti sono iniziati già il sabato, con l’arrivo a Sahuayo di numerosi fedeli da altre località dello Stato di Michoacán e anche dai vicini Stati di Colima, Guanajuto e Jalisco. I più giovani hanno lanciato in cielo un enorme rosario formato da palloncini, dopo di che è iniziata la recita della preghiera devozionale che ha coinvolto tutti i presenti.

I momenti di raccoglimento sono culminati pressola vía de la agonía de Joselito”, un percorso di impronte di vernice rossa costellato di candele accese ai lati. Lungo questa strada i fedeli hanno potuto far memoria delle macchie di sangue che il giovane santo lasciò sul selciato – dopo che gli fu scuoiata la pianta dei piedi – mentre era costretto a raggiungere il cimitero per essere giustiziato dai soldati agli ordini del Governo.

Il via vai di fedeli è continuato per tutta la notte tra sabato e domenica, in un tripudio di colori bianco e giallo (come il vessillo del Vaticano) e rosso (a simboleggiare il martirio). I media messicani non esitato ad affermare che Sahuayo non ha dormito, il paese era in fermento in attesa di poter assistere in tv alla celebrazione di Piazza San Pietro in cui Papa Francesco ha canonizzato, insieme ad altri sei santi, il piccolo eroe locale.

Domenica mattina la chiesa di Santiago Apóstol, al centro del paese, era gremita a tal punto da far tracimare le persone anche al di fuori dell’edificio. Molte di loro avevano partecipato poco prima alla marcia in onore di “Joselito” in sella a un cavallo. Erano presenti almeno 400 equini, proprio a significare l’importanza di questo animale nella vicenda terrena del giovane santo.

José Sanchez del Rio fu infatti arrestato perché, durante una battaglia cui volontariamente aderì per amore di Cristo Re, scelse di cedere il suo cavallo a un generale cristero permettendogli così di ritirarsi da un assalto dell’esercito federale. Egli rimase così impossibilitato a fuggire e fu arrestato dai soldati insieme ad altri suoi commilitoni.

Francisco Amezcua, responsabile della pastorale giovanile nel piccolo centro messicano, ha affermato: “L’atmosfera era molto festosa a Sahuayo. Fin da quando si è appreso che Papa Francesco aveva approvato il decreto per la canonizzazione di José, in un clima di gioia sono iniziati i preparativi per festeggiare”.

Amezcua ha sottolineato inoltre – come riporta Religion en Libertad – che José Sanchez del Rio rappresenta “un modello di fede e di impegno per Cristo e per la Chiesa”, dunque “il suo amore, il suo coraggio, la sua difesa dei principi cristiani” sono un messaggio che non può esaurirsi in questi giorni di celebrazione, ma deve concretizzarsi dinanzi alle difficoltà che vivono i cattolici messicani ancora oggi. La sua memoria – ha detto Amezcua – ci porti ad essere migliori, a sostenerci l’un l’altro, per saper difendere i nostri principi che sono stati recentemente attaccati”.

Il suo riferimento è alla scelta del presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, di modificare la Costituzione per introdurre il matrimonio omosessuale e per attuare una serie di misure volte a promuovere il gender in tutte le scuole e a tacitare chi, coerente all’insegnamento cattolico, contesta certe mutazioni antropologiche.

La nuova sfida per i cristiani è a non lasciarsi confinare nelle sagrestie, ma continuare ad apportare nella società il contributo del Cristianesimo. I volti dei bambini che hanno preso parte alle manifestazioni in onore di San José Sanchez del Rio rappresentano un segno di speranza per l’avvenire. Come diceva Tertulliano, “il sangue dei martiri è seme di cristiani”.

About Federico Cenci

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione