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Indios nel Chiapas

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Messico. Hummes: “Fondamentali i gesti e le parole del Papa agli indigeni”

Il cardinale brasiliano plaude allo sforzo di Francesco di costruire “una Chiesa indigena”: “Un incoraggiamento per chi lavora ad una Chiesa veramente inculturata”

Tra tanti i doni del viaggio apostolico di Papa Francesco in Messico c’è una rinnovata attenzione della Chiesa per la comunità indigena. Una dimensione che va al di là dei confini messicani, come spiega ai microfoni di Radio Vaticana, il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, amico di lunga data del Pontefice.

“Vorrei fortemente sottolineare che questo è importantissimo per tutti coloro che lavorano con le comunità indigene nel mondo, qui in America Latina. Anche per noi brasiliani soprattutto per tutti quelli che sono in Amazzonia, nella Pan Amazzonia”, afferma il porporato. “Qui in Amazzonia – soggiunge – noi cerchiamo veramente delle nuove strade per promuovere la presenza della Chiesa e per costruire una Chiesa che sia veramente inculturata nelle regioni in cui sono presenti i nostri indigeni. Credo che il Papa, in Chiapas, abbia detto delle cose importantissime al riguardo”.

Per Hummes fondamentali anche i gesti del Santo Padre, “i suoi atteggiamenti con gli indigeni” e “l’accoglienza che ha ricevuto da parte degli indigeni in cui ha trovato tantissimi diaconi permanenti sposati indigeni, sacerdoti indigeni ed una pastorale indigena dei vescovi e della diocesi che è portata avanti già da tempo”.

“Questo sforzo di costruire – dice – una Chiesa che lì sia veramente una Chiesa indigena. E questo vorrebbe dire una Chiesa veramente inculturata nella cultura, nella storia, nel modo di vivere, nel momento presente di questi indigeni, con le loro sfide, le loro aspirazioni, le loro sofferenze, le loro carenze. Una Chiesa che sia veramente indigena in questo senso, che abbia quindi un clero indigeno e che permettesse agli indigeni stessi di dire: ‘Noi siamo la Chiesa indigena di Gesù Cristo’. Quindi una Chiesa che sia veramente Chiesa di Gesù Cristo, nata ovviamente da Roma, con questa possibilità, che rappresenta sempre una grande sfida in tutto il mondo, quella cioè di essere una Chiesa veramente inculturata nella cultura di quella gente”.

Il cardinale rileva come sia stato interessante, “come gesto e come segno”, anche il fatto che il Papa abbia autorizzato la Liturgia in una delle lingue principali indigene. “Questo per noi, qui in Brasile, che lavoriamo soprattutto in Amazzonia, è una luce ed una indicazione forte”, sottolinea. “So che il Papa segue molto il nostro lavoro, il lavoro dei nostri vescovi tra gli indigeni. Ci ha anche già detto che la Chiesa in Amazzonia dovrà avere un volto amazzonico: un volto amazzonico, con un clero autoctono. In Chiapas, questo è venuto fuori fortemente e ci dà molta speranza”.

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