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Giorgia Meloni

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Meloni: “Se modernità è l’utero in affitto, sono fieramente antica”

La leader di Fratelli d’Italia, che sarà al Family Day, individua vari nemici della famiglia: dal ddl Cirinnà alla mancanza di politiche familiari passando per il gender nelle scuole

Numerosi i politici che domani, al Circo Massimo di Roma, parteciperanno alla manifestazione contro il ddl Cirinnà e per il diritto dei bambini a crescere con una mamma e un papà. Combattiva come al solito, non mancherà all’appuntamento Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

In questi giorni di dibattito sociale sul tema delle unioni civili, del resto, la Meloni e il suo partito hanno fatto sentire la loro voce. Lo hanno fatto ad esempio ieri, con una protesta davanti al Senato proprio mentre stava iniziando l’esame del testo. “Se la legge dovesse essere approvata, siamo pronti a promuovere un referendum abrogativo”, ha detto la Meloni. La quale, intervistata da ZENIT, ha inoltre parlato di gender nelle scuole e di politiche per la famiglia.

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Onorevole, perché il movimento giovanile di FdI ha organizzato questa protesta? Qual è la sua opinione sul ddl Cirinnà?

Il ddl Cirinnà sulle unioni civili è un cavallo di Troia, perché serve solo ad introdurre in Italia le adozioni gay. Non solo: questa legge consente a delle persone di andare all’estero e di praticare l’utero in affitto, una pratica barbara che mercifica il corpo della donna. Se essere moderni significa stabilire che si può comprare l’utero di una donna che ha bisogno di soldi e consentire di adottare soltanto a chi è ricco, allora io sono antichissima e sono fiero di esserlo. La verità è che alla sinistra interessa di più il desiderio di genitorialità degli omosessuali del diritto del bambino ad avere un padre e una madre. Fratelli d’Italia crede invece che uno Stato giusto debba occuparsi dei più deboli: i bambini. Sabato 30 gennaio Fratelli d’Italia scenderà in piazza al Family Day per ribadirlo, al fianco di quella maggioranza silenziosa degli italiani che crede nella difesa della famiglia.

Difesa della famiglia che passa anche attraverso la difesa del diritto di priorità educativa dei genitori. Fratelli d’Italia è impegnato a contrastare la diffusione del gender nelle scuole…

È giusto lottare contro la discriminazione, ma questo non deve essere confuso col tentativo di imporre a bambini di tre, quattro o cinque anni delle ideologie legate ai loro presunti e futuri orientamenti sessuali. La discriminazione si combatte anche utilizzando la scuola, ma il principio da cui bisogna partire è il rispetto delle differenze, non il loro annullamento. Non si combatte la discriminazione insegnando ai bambini che non hanno una differenza sessuale, che il genere non c’entra nulla con la sessualità biologica e che si può scegliere liberamente tra 50 opportunità illustrate in un opuscolo distribuito nelle classi.

Non sarebbe meglio investire le risorse per le reali esigenze della scuola?

Assolutamente sì. Chi propone di spendere 200 milioni di euro per finanziare l’educazione di genere non conosce la reale situazione in cui versano le scuole italiane. La scuola ha ben altre priorità di cui occuparsi: una edilizia inadeguata, impianti non a norma, docenti precari, risorse insufficienti per laboratori e attrezzature.

Siamo alla vigilia del Family Day, il cui obiettivo contingente è contrastare il ddl Cirinnà. Ma quest’evento non potrebbe rappresentare anche un’occasione per aprire un serio dibattito sull’esigenza di politiche familiari nel nostro Paese?

Sono d’accordo, è necessario attuare politiche di questo tipo. Il tema della natalità e della maternità è la principale emergenza della nostra comunità nazionale e deve essere considerata una priorità dal Governo Renzi. Per questo rinnoviamo l’invito all’Esecutivo di passare dalle parole ai fatti e di tradurre in atti concreti gli impegni previsti dalla mozione di Fratelli d’Italia approvata nei mesi scorsi dalla Camera per incentivare la natalità e tutelare la maternità. Noi siamo pronti a collaborare per raggiungere nel più breve tempo possibile gli obiettivi della mozione: introdurre il quoziente familiare e l’Iva agevolata per i prodotti sulla prima infanzia, potenziare l’offerta degli asili nido, introdurre misure efficaci e strutturali sulle conciliazione vita-lavoro e il ripristino del Fondo casa per le giovani coppie di precari, che il Ministero della Gioventù aveva introdotto e che gli Esecutivi Monti, Letta e Renzi hanno cancellato per fare un favore alle banche.

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