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Maternità surrogata: si avvicina la resa dei conti

Entro gennaio, il Consiglio d’Europa dovrebbe votare la risoluzione che rischia di commercializzare la “gestazione per altri”. La raccolta firme per bloccarla è arrivata 95mila sottoscrizioni

Lunedì 23 novembre si radunerà a Parigi il Comitato per gli affari sociali la salute e lo sviluppo sostenibile dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Tra i temi in agenda ci sarà anche una relazione sul tema Diritti umani e questioni etiche correlati alla maternità surrogata.

La FAFCE (European Federation of Catholic Family Associations) chiede ai membri del Comitato di “considerare in tutta la sua ampiezza la serietà della questione e di proteggere l’integrità fisica e mentale delle donne e dei bambini che sono vittime di questa pratica”.

A presentare la relazione sarà la senatrice belga Petra de Sutter, ginecologa e Capo del Dipartimento per la medicina riproduttiva presso l’ospedale universitario di Gand, il quale, come ricorda il Fafce, è uno dei quattro ospedali belgi dove si pratica la maternità surrogata nonostante la mancanza di un quadro normativo in materia.

No Maternity Traffic, iniziativa lanciata dall’Unione internazionale per l’abolizione della maternità surrogata (International Union for the abolition of surrogacy), ha denunciato questa relazione come “il tentativo d’imporre la liberalizzazione della GPA (gestazione per altri) in Europa”.

Il 3 febbraio scorso la De Sutter aveva già espresso il suo parere in proposito al quotidiano belga La Libre, informa Maria Hilgdinsson, segretaria generale di Fafce. In quell’occasione la ginecologa aveva dichiarato: “Sono a favore di una regolamentazione liberale della maternità surrogata ma accompagnata da un divieto di ogni forma commerciale”.

“La maternità surrogata conduce alla commercializzazione di donne e bambini, i prezzi di questa pratica possono andare dai 76mila ai 171 mila dollari”, afferma il Fafce.

Oltretutto, sottolinea la Hilgdinsson, “il bambino è deliberatamente privato della madre, nonostante la Convenzione dei Diritti dell’Uomo stipuli che ogni bambino ha «il diritto a conoscere e ad essere curato dai suoi genitori» (art. 7 c.1). Il neonato non può esprimere il suo volere ma quello che il bambino vuole è davvero di essere deliberatamente separato da sua madre alla nascita?”, continua la segretaria generale del Fafce.

No Maternity Traffic esprime la sua inquietudine “in merito all’orientamento di questo testo che sembrerebbe accettare la pratica della GPA e proporre delle raccomandazioni in tal senso. Con l’intenzione di «regolamentare» la GPA, una tale risoluzione approverebbe il principio stesso della GPA”.

Nessuna associazione specializzata nei diritti delle donne o nei diritti dei bambini, né alcun movimento popolare, è stato ascoltato in proposito, afferma No Maternity traffic, meravigliandosi che “la redazione di questa Risoluzione sia stata affidata a una militante della GPA”.

“La risoluzione, il cui contenuto è ancora confidenziale, dovrebbe essere sottoposta al voto definitivo dell’Assemblea plenaria all’inizio di gennaio 2016, a Strasburgo – precisa No Maternity Traffic -. Questa risoluzione avrà un’influenza decisiva sulle decisioni della Corte Europea dei diritti dell’Uomo e sui lavori in corso della Conferenza dell’Aia”.

Da qui l’invito al Consiglio d’Europa “ad opporsi fermamente a questo nuovo tentativo  d’imporre la liberalizzazione della GPA in Europa”.

“La GPA è una forma di traffico di esseri umani, che implica la strumentalizzazione del corpo della donna e il commercio del bambino. L’unica politica umanitaria consiste nel cercare di impedire effettivamente questa pratica”, spiega No Maternity Traffic che ha inviato un’analisi dettagliata sulla GPA ai membri della Commissione degli Affari Sociali del Consiglio d’Europa.

La petizione lanciata contro al maternità surrogata da No Maternity Traffic, ha raccolto già 95.000 firme di cittadini europei, che chiedono al Consiglio d’Europa di vietare la maternità surrogata.

“Il Consiglio d’Europa, la più antica organizzazione europea creata per la promozione dei diritti umani, dovrebbe prendere una posizione chiara su questo”, conclude la Hilgdinsson.

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