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Massimo Fini

Massimo Fini - Wikimedia Commons

Massimo Fini: “Con l’utero in affitto perdiamo il senso del limite…”

Lo scrittore e giornalista teme “l’applicazione ottusa” dell’ingegneria genetica e ricorda che anche Bacone, padre della rivoluzione scientifica, sottolineava la necessità di ubbidire alle leggi della natura

Giornalista e scrittore, Massimo Fini è noto per uno spiccato anticonformismo. È per questo che dopo tanti anni d’attività – iniziata nel 1970 scrivendo per il quotidiano socialista Avanti!, passata attraverso la pubblicazione di una ridda di libri e che oggi lo vede impegnato nei dibattiti tv e come collaboratore de Il Fatto Quotidiano – è riuscito a suscitare accese polemiche e anche ammirazione da parte di chi ne apprezza la vena politicamente scorretta.

Vena che emerge chiaramente nell’intervista che segue. Utero in affitto sì, ma anche legge naturale, progresso, terrorismo e vuoto di valori dell’Occidente sono i temi che Massimo Fini analizza in questa conversazione con ZENIT.

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Il tema dell’utero in affitto, tornato d’attualità in queste settimane, pone un quesito mai tramontato: l’uomo deve porre un limite alla scienza applicata?

Certamente. La scienza tecnologicamente applicata ci porta sempre più lontano dalla natura. Quest’ultima ha elaborato le sue leggi in milioni di anni. Ma quando uno scienziato compie una straordinaria invenzione non conosce le varianti che mette in circolo, le quali possono farci perdere il senso del limite. Perfino Francesco Bacone, che è uno dei padri della rivoluzione scientifica, dice: “L’uomo è il ministro della Natura, ma alla Natura si comanda solo obbedendo ad essa”. Il tema di fondo è questo: noi stiamo invece accarezzando la presunzione di poter disubbidire ad essa, da ciò derivano una serie di malesseri che quotidianamente viviamo.

La questione della hybris – della superbia, della tracotanza, dell’eccesso – era già nota agli antichi greci…

Attraverso Pitagora, Filolao e altri straordinari scienziati e pensatori, avevano una teoria della meccanica che avrebbe consentito loro di costruire macchine, non automobili, molto simili alle nostre. Tuttavia non lo fecero. Essi avevano capito o intuito che andare a modificare la natura è pericoloso. Nei loro termini, esprimevano così questo concetto: l’hybris, cioè il delirio di onnipotenza, provoca la fzònos zeon, l’invidia degli Dei e la loro conseguenza punizione. Il nodo centrale è che gli antichi greci avevano un senso del limite che noi oggi abbiamo totalmente perduto. I posteri potranno vederne le conseguenze, io credo che non saranno conseguenze positive.

Cosa glielo fa credere?

Me lo fanno credere alcuni inequivocabili segni della deriva verso cui stiamo andando. L’utero in affitto è una violazione di regole che la natura ha elaborato per milioni di anni. Per legge di natura ogni bambino ha diritto ad avere, almeno sulla linea di partenza, una madre e un padre. Un leone può andare con un altro leone anziché con una leonessa, ma da questo rapporto non può nascere un leoncino. È una cosa che in natura non si dà. È “fuori dalla natura”. E il distacco della natura ci porta in ambiti che non siamo più in grado di controllare. Mi dispiace essere d’accordo con Vittorio Sgarbi, ma condivido la sua recente affermazione, condita da toni forti, sul fatto che i bambini non nascano da uomini bensì da donne.

C’è una frase attribuita a Joseph Ratzinger, quand’era ancora cardinale, che lei ha ripreso nei suoi articoli: “Il Progresso non ha partorito l’uomo migliore, la società migliore e comincia a essere una minaccia per il genere umano”…

Finché queste affermazioni sul Progresso le dico io, possono avere il valore che gli si vuol dare… Dette però da un teologo, da un importante cardinale come Ratzinger, forse avrebbero meritato maggiore attenzione. Non è un caso che questa sua affermazione, a parte che nei miei articoli, non si trova pubblicata altrove…

Cosa intende?

Intendo dire che è una frase che disturba quello che chiamo il “grande manovratore”. Continuamente in tanti si riempiono la bocca con i valori cristiani, tuttavia alcuni grandi patrimoni della tradizione cristiana – penso ad esempio alla cacciata dei mercanti dal Tempio da parte di Gesù – vengono sottaciuti perché altrimenti tutto il sistema finanziario su cui siamo basati crollerebbe.

“Più dell’orrore mi fa orrore il nulla”, scrisse nel suo libro Senz’anima (Chiarelettere, 2010). L’utero in affitto è una delle espressioni di questo “nulla” che le fa orrore?

L’utero in affitto è l’applicazione automatica e ottusa del meccanismo tecnologico che oggi è il centro, insieme all’economia, del sistema su cui ci reggiamo. Un sistema privo di valori. Il nulla che mi fa orrore è proprio il totale vuoto di valori di cui soffre l’Occidente, destinato prima o poi a soccombere di fronte a fenomeni come l’Isis. Perché nell’Isis c’è senz’altro l’orrore, ma non c’è il nulla…

Crede si corra il rischio che la discussione sui temi di bioetica (dalle unioni civili alle adozioni gay passando appunto per l’utero in affitto) distragga da temi sociali?

Non so se esiste una volontà precisa. Sicuramente riguardo questi temi che sono fondamentali, in quanto implicano le generazioni future, abbiamo assistito di recente a un vomitevole gioco di tipo elettorale. Ogni partito, a parte i Cinque Stelle, si è messo a mercanteggiare le proprie poltrone su principi fondamentali. È un altro pessimo segnale per l’avvenire della nostra società.

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