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Maria visitandoci vuole farci “sussultare di gioia”

L’omelia del cardinale Caffarra in occasione della Solennità della Beata Vergine di San Luca

Riportiamo di seguito l’omelia del cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, in occasione della Solennità della Beata Vergine di San Luca. La Santa messa è stata presieduta stamattina nella cattedrale di San Petronio dal cardinale Caffarra e concelebrata da tutti i sacerdoti diocesani e dai religiosi che ricordano il Giubileo di Ordinazione sacerdotale.

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Siamo grati alla Madre di Dio, che anche quest’anno ha voluto visitare il nostro presbiterio. Siamo altresì riconoscenti al suo Figlio divino per il dono dei fratelli che celebrano il loro giubileo sacerdotale fatto alla nostra Chiesa.

1. La visita di Maria ad Elisabetta è stato un evento di grazia e di gioia. Un evento di grazia: «Elisabetta fu piena di Spirito Santo». Un evento di gioia: «il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo». La gioia è il frutto, la necessaria presenza del «frutto del grembo» di Maria. La presenza «del mio Signore», come Elisabetta chiama chi è stato concepito da Maria.

Si realizza per la prima volta, e come in anticipo e primizia, quanto Gesù dirà alla fine della sua vita terrena: «la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia pena» [Gv 15,11].

Questa gioia è totalmente legata a Gesù [«la mia gioia»] e viene riversata sui discepoli [«sia in voi»]. Così avviene nella casa di Elisabetta: è la presenza del Signore, mediata da sua Madre, la sorgente della gioia che fa “sussultare” Giovanni Battista. Così accade al medesimo, ormai verso la fine della sua vita: «chi possiede la sposa è lo sposo, ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo». [Gv 3,29].

E così l’esistenza del Battista è tutta racchiusa fra questo inizio: «ecco appena la voce del suo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo»; e questa fine: «l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo».

Maria è attivamente presente nella casa di Elisabetta. E a Cana, dove viene celebrato nel segno il matrimonio messianico, perché non venga a mancare la gioia dei chiamati al banchetto.

2. Carissimi fratelli sacerdoti, Maria visitandoci vuole farci “sussultare di gioia” per la presenza fra noi ed in noi di Gesù. È questo – la gioia – il dono messianico per eccellenza. Possiamo fare senza di tutto, ma non dell’evangelii gaudium. Cioè: della gioia che deriva dalla Presenza di Gesù. Certamente possiamo attraversare grandi tribolazioni, e prolungate; notti oscure possono scendere nel nostro spirito; l’apparente vittoria dell’ingiustizia può fisicamente distruggerci; ma tutto questo non insidia la gioia messianica che lo Spirito Santo ci dona. È qualcosa che non deriva da fattori congiunturali: oggi ci sono; domani scompaiono. La gioia messianica è l’unzione dello Spirito; è come il suo abbraccio che non si scioglie mai. È una gioia profondissima che niente potrebbe turbare [«non si turbi il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e in me»], come quelle distese di acque calme al di sotto delle mareggiate.

San Tommaso scrive: «gaudium ex amore causatur» [2.2. q. 28, a.1]. Chi ama gioisce. Forse tante tristezze hanno in questo la loro origine: mancanza di amore.

Chiediamo alla Madre di Dio questo dono dello Spirito: la gioia vera. Lontana dalla tristezza del cuore; lontana dall’allegria insensata. È il dono più prezioso.

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