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Margaret Jones, paladina dell’obiezione di coscienza alle “nozze gay”

Accolto il ricorso della cancelliera del Comune di Bedford, in Inghilterra, licenziata per il suo rifiuto di celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso

La sentenza uscita ad agosto dal Central Bedfordshire Council ha disegnato un sorriso sul volto dei fautori della libertà di coscienza britannici. La cinquantaquattrenne Margaret Jones, cancelliere aggiunto dell’ufficio registri nel comune di Bedford, in Inghilterra, ha avuto dalla sua la virtù della pazienza. Dopo lunghi mesi di battaglia, infatti, si è finalmente vista riconoscere il diritto di appellarsi all’obiezione di coscienza dinanzi a una coppia di omosessuali intenzionati a farsi “sposare” in virtù della legge britannica del same-sex marriage (il “matrimonio” gay).

Già nel luglio 2013, a seguito dell’approvazione definitiva – sancita dal sigillo della regina Elisabetta – della legge uscita dal Parlamento britannico dopo un percorso travagliato, Margaret Jones chiese ai suoi datori di lavoro se le sue credenze religiose la avrebbero potuta esonerare dal celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso.

La sua domanda è rimasta inevasa fino al 28 marzo 2014, vigilia delle prime “nozze gay” consumate nel Regno Unito. Quel giorno la cancelliera aggiunta è stata ricevuta da alcuni rappresentanti della dirigenza comunale e, incalzata sul tema dei matrimoni omosessuali, lei ha ribadito la sua inflessibile opposizione morale a questo scenario confermando che mai si sarebbe prestata a celebrare una unione di tal guisa. “Non sarei capace di pronunciare le parole (rituali) e di essere sincera”, ha confidato senza remore Margaret.

Una perseveranza che più di un anno dopo è costata cara alla dipendente comunale. Nell’aprile 2014 è stata avviata a suo carico un’indagine formale con l’accusa di “grave colpa”. È stato affermato che il suo rifiuto di condurre matrimoni tra persone dello stesso sesso è in violazione del suo ruolo e rappresenta una mancata osservanza degli ordini dei suoi superiori. Accusa che, allorquando confermata, comporta il licenziamento.

Margaret è stata così costretta a subire un processo disciplinare interno, durante il quale si è difesa dimostrando che lei non era disposta ad eseguire matrimoni tra persone dello stesso sesso, ma ciò non le impediva di svolgere altre mansioni che competono a chi riveste il suo ruolo e che vengono assegnate dai superiori. Pertanto – la sua difesa – l’accusa di violazione del suo ruolo e insubordinazione non sussistono. Ha aggiunto inoltre Margaret che, dal momento che ogni cerimonia richiede due membri del personale – uno che celebra e l’altro che registra – lei sarebbe stata disposta a registrare, così che il servizio non sarebbe stato negato.

Nel maggio 2014, tuttavia, il ricorso di Margaret è stato respinto sulla base del fatto che il suo rifiuto di eseguire matrimoni tra persone dello stesso sesso avrebbe violato il principio di uguaglianza tra le persone e avrebbe “gettato discredito sul Comune”. Margaret è stata così licenziata. Significativo però che fino al momento del suo licenziamento, durante i suoi turni lavorativi non vi erano mai stati matrimoni omosessuali, ragion per cui Margaret non si era mai concretamente rifiutata di celebrarli. Elemento che avvalora la tesi di chi sostiene si sia trattato di un licenziamento sulla base dell’appartenenza religiosa. Tesi raccolta dalla diretta interessata. “Non avendo fatto niente di male, vengo licenziata per la mia fede, non per le mie azioni”, ha commentato amaramente Margaret.

Un’amarezza che si è tuttavia trasformata in soddisfazione il mese scorso. L’appello presentato dalla cancelliera contro il suo licenziamento è stato accolto da una giuria di membri del Central  Bedford Council. I giudici hanno stabilito che il Comune di Bedford non aveva indagato a fondo i modi per accogliere le credenze religiose di Margaret. E la prova è data dal fatto che in altri casi, in altri Comuni, “sono stati assunti accordi personalizzati e pratiche informali al fine di accogliere situazioni di singoli dipendenti”.

È così che l’accusa di “grave colpa” è stata rimossa e – come si legge in una lettera di reinserimento inviata alla protagonista di questa vicenda – le “credenze religiose profondamente radicate” di Margaret possono essere accolte. Paul Diamond, Consigliere del Christian Legal Centre (Clc), organizzazione che ha supportato Margaret in questa battaglia, ha commentato al portale Christian Concern che “ogni buon datore di lavoro dovrebbe seguire questo precedente, e i cristiani praticanti non dovrebbero più temere di esprimere le proprie convinzioni”.

Andrea Williams, dirigente del Clc, ha aggiunto: “Per diversi anni abbiamo resistito insieme alle persone che hanno sofferto inutilmente a causa di legislazioni sull’uguaglianza, insistendo affinché venissero ragionevolmente accolte le credenze dei cristiani nei luoghi di lavoro”. La decisione del Central  Bedford Council viene definita dalla Williams “un incoraggiamento nei confronti dei cristiani a restare calmi, affermando però con coraggio la propria fede nella sfera pubblica”.

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