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Malaysia: sentenza su parola ‘Allah’ mette a rischio libertà religiosa

Il Tribunale Federale del paese ha respinto il ricorso della Chiesa cattolica per portare fino alla Corte Suprema la vicenda della parola ‘Allah’ anche per i non musulmani

Il Tribunale Federale in Malaysia ha deciso di respingere il ricorso presentato dalla Chiesa cattolica per portare fino alla Corte Suprema la vicenda della parola “Allah” anche per i non musulmani. Rammaricato l’arcivescovo di Kuala Lumpur, mons. Julian Leow, ha commentato la decisione del Tribunale affermando che si tratta di una sentenza che mette a repentaglio la libertà religiosa in Malesia.  

Essa, inoltre, potrebbe porre fine al contenzioso che coinvolge il settimanale cattolico locale “The Catholic Herald”. I cinque giudici del Tribunale hanno infatti negato all’unanimità la possibilità di ogni ulteriore azione legale perché “non vi sono stati errori procedurali” nei precedenti gradi di giudizio.

Al Malaysian Insider – ripreso dalla Radio Vaticana – mons. Leow ha dichiarato che il verdetto potrebbe “scoperchiare un vaso di Pandora” che finirà per portare a una stretta “sui diritti delle minoranze, in merito alla gestione degli aspetti che riguardano la propria religione”. Il presule chiede quindi di continuare a pregare e di “confidare che vi sia una luce in fondo al tunnel”.

Secondo il legale della Chiesa cattolica, l’avvocato Datuk Cyrus Das, nonostante tutto, sul caso “Allah” potrebbe non essere stata ancora detta l’ultima parola, perché ci sono “elementi centrali” in questa vicenda, fra cui l’aspetto della libertà religiosa, che potrebbero essere “rivisti” in futuro alla luce di vicende giudiziarie molto simili a quella appena archiviata.

Da parte sua, il direttore del Catholic Herald Malaysia padre Lawrence Andrew, ha confermato che si è conclusa la battaglia legale per il proprio settimanale. Ha tuttavia auspicato che “si possa comunque vivere insieme in pace e armonia” e, al tempo stesso, che “i diritti delle minoranze non siano calpestati”.

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