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Madonna del Buon Consiglio, “portata da mano angelica” (Seconda parte)

Storia dell’immagine mariana che si trova a Genazzano, vicino Roma, profondamente legata all’Albania cattolica

Le immagini della Madonna del Buon Consiglio sono diffuse in molte parti del mondo, portate da devoti che nei secoli sono stati pellegrini nel santuario genazzanese e vi hanno ricevuto grazie, miracoli e conforto alle proprie pene. “Il mio paese – ha scritto padre Carlo Cremona, tra i pionieri delle trasmissioni RAI – è illustre e conosciuto nel mondo. La ragione, la prima, è che c’è un bellissimo santuario della Madonna intitolato Madonna del Buon Consiglio, e si dice che sia venuta in volo dall’Albania nel secolo XV. Poiché gli uomini di ogni nazione hanno bisogno di senno, ci si provano ad invocarlo, cosicché la devozione alla Madonna del Buon Consiglio è diffusa nelle nazioni che valgono: Americhe, Inghilterra, Francia, Irlanda, Belgio, Germania”.

Ad alimentarne il culto si costituirono ben presto due confraternite, quella propriamente della Madonna del Buon Consiglio e quella dell’Orazione, soppiantate poi dalla “Pia Unione Madre del Buon Consiglio” istituita da papa Benedetto XIV con il breve “Iniunctae Nobis” il 2 febbraio 1753. Militando in essa i fedeli s’impegnano ad essere “operatori di salvezza”. Il Bollettino della Madonna del Buon Consiglio è una pubblicazione devozionale che dà notizia degli avvenimenti del santuario e dei pellegrinaggi, da quasi due secoli, ininterrottamente. Il registro dei visitatori illustri nel corso dei secoli annovera tra i pellegrini quattro papi: Urbano VIII il 21 ottobre 1630 che “io viddi quel buon pontefice, dopo aver celebrato la messa, mentre stava genuflesso avanti l’altare di Maria, piangere dirottamente”, secondo la testimonianza del Torelli; Pio IX il 15 agosto 1864; Giovanni XXIII il 25 agosto 1959 accolto da una folla strabocchevole tanto che nella cronaca dell’Osservatore Romano “la vettura papale, a stento, riuscì ad entrare nella piazza, che tripudio e commozione insieme…” e il già citato Giovanni Paolo II il 22 aprile 1993. Un discorso a sé merita papa Leone XIII, originario di Carpineto Romano, comune sui monti Lepini non molto distante da Genazzano ed unito ad esso dalla presenza dei medesimi padri agostiniani. Papa Pecci ebbe sempre un atteggiamento di devozione verso la Vergine del Buon Consiglio, tanto da far inserire l’invocazione Mater Boni Consilii nelle litanie lauretane. “il rev. Mons. Guglielmo Pifferi, sagrista di Sua Santità e Curato della Parrocchia Vaticana, riferisce che lungamente ha veduto Leone XIII assorto in preghiera dinanzi alla bella copia del sacro originale di Genazzano, che domina l’altare maggiore della cappella Paolina, eretto in suo onore per le affettuose cure di Pio IX”.

Non dobbiamo dimenticare che al tempo di Leone XIII, il Papa dopo l’Unità d’Italia si trova esiliato in Vaticano. Nel 1884 papa Pecci approva il nuovo Officio con la Messa per il giorno della festa della Madonna del Buon Consiglio (25 aprile); nel 1892 concede lo scapolare con le indulgenze che egli stesso indossò e il 17 marzo 1903 eleva il santuario alla dignità di Basilica Minore. “Nel 1902 papa Leone XIII, adoperatosi molto per diffondere la devozione alla Madonna – ha scritto l’architetto Cesare Panepuccia in un saggio architettonico sul santuario -, fece a sue spese sopraelevare di due piani il convento, per ospitare i numerosi confessori impegnati a soddisfare le esigenze dei pellegrini, specialmente in occasione delle feste principali della Madonna”.

Nella cappella del beato Stefano Bellesini, che si trova in un’appendice della basilica-santuario genazzanese, i padri agostiniani hanno adornato le pareti con i ritratti dei santi pellegrini che in vita si sono recati al cospetto dell’Immagine della Madonna del Buon Consiglio, manifestandogli tutta la loro devozione. Tra i più noti San Gaspare del Bufalo, San Giovanni Bosco e San Luigi Orione. Di quest’ultimo, anzi, è rimasto appeso per lungo tempo il ritratto con la dicitura “beato”. Dopo la sua canonizzazione in San Pietro avvenuta il 16 maggio 2004 da parte di Giovanni Paolo II, lo stesso Papa che lo aveva beatificato nel 1980, i confratelli orionini si sono  premurati di sostituire il quadro, appendendo quello con la scritta “santo”, mentre il precedente è stato spostato nella galleria del museo dell’annesso convento di Santa Maria. Un posto particolare è stato assegnato a Madre Teresa di Calcutta, la cui erma si trova nella cappella della Madonna con lo sguardo rivolto a perenne venerazione della sacra Immagine della Madre dell’Albania.

Colui che, tuttavia, legò indissolubilmente la propria santità alla Madonna del Buon Consiglio è il beato Stefano Bellesini, spirato all’ora del Vespro del 2 febbraio 1840 stringendo in mano l’immagine della Vergine. Nato a Trento il 25 novembre 1774 ed entrato nell’Ordine di Sant’Agostino a 18 anni, divenne famoso nella sua terra d’origine per l’innovativa attività pedagogica tanto da essere nominato ispettore generale delle scuole del Trentino. La soppressione degli ordini religiosi nel 1817 per la volontà laicista del governo trentino lo costrinse a fuggire dalla propria patria ed a rifugiarsi a Bologna, nello Stato Pontificio. Nel 1826 i superiori lo mandarono a Genazzano e, qui, “dedicò – ricordano i padri agostiniani – gli ultimi quattordici anni della sua vita alla promozione del culto della Madonna e al ministero parrocchiale, attendendo con sollecitudine ai poveri e all’educazione dei fanciulli”. Le sue ultime forze le consumò nel soccorrere i parrocchiani colpiti da una grave pestilenza di tifo petecchiale, del quale egli stesso rimase vittima. Nel 1904 san Pio X lo proclamò beato, primo parroco elevato agli onori degli altari. 

(La prima parte è stata pubblicata ieri, mercoledì 28 maggio)

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