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Macbeth: la follia del potere che nasce nell’inconscio

Fino al 4 dicembre, al Teatro Quirino di Roma, una trasposizione originale ma fedele della tragedia shakespeariana

Il Macbeth si potrebbe ribattezzare il dramma dell’ambizione smodata che trasforma il bene in male e danneggia irrimediabilmente chi ne è l’artefice. La tragedia di Shakespeare più complessa e sanguinaria messa in scena al Teatro Quirino di Roma per la regia del maestro del tragico Luca De Fusco, che da anni incanta il suo pubblico con le migliori rappresentazioni finora mai realizzate. Dalla trilogia dell’Orestea di Eschilo – in scena al Teatro Argentina di Roma a gennaio 2016 – con standing ovation finale, all’Antonio e Cleopatra – clamoroso successo all’Eliseo – all’Antigone, la cui tournée è terminata tra applausi incontenibili all’ombra della Tour Eiffel al Théatre Nationale de Chaillot. Un’attitudine alla perfezione che non poteva smentirsi neppure al Teatro Quirino di Roma, dove l’opera di De Fusco brilla per la scelta dei protagonisti – la fantasmagorica Gaia Aprea e lo stimato Luca Lazzareschi – e per la vividezza e l’intensità delle scene, amplificate da giganteschi maxischermi.

Una messa in scena che esalta la componente misterica e malefica, con la descrizione accurata delle tre creature demoniache che assumono sembianze umane per indicare al prescelto – il giovane Macbeth vassallo favorito di Re Duncan –  un futuro regale, caratterizzato dall’umana invincibilità. E sarà poi Lady Macbeth, sua giovane moglie, assetata di potere e gloria più del marito a convincerlo a compiere un terribile delitto, pur di assicurarsi la corona. Un piano perfettamente orchestrato se non fosse per la labilità della mente umana, che vacilla di fronte a tali rimorsi di coscienza, vanificando gli sforzi prima dell’uno e poi dell’altra. Inquietanti le scene riprodotte fedelmente, con giochi di luce, della fitta boscaglia scozzese e del Palazzo reale, opera di Marta Crisolini Malatesta, con l’ausilio degli effetti video di Alessandro Papa. Memorabile e inquietante è l’immagine onnipresente del bambino spiritato, raffigurazione del male assoluto. Schermi che ingigantiscono le espressioni, con un effetto cinematografico anni ‘40, che riproducono in grande il volto di Gaia Aprea, una spietata Lady Macbeth, che ricorda per l’algida imperturbabilità La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock.

Costumi di un’eleganza moderna, impreziositi con pizzi e stoffe damascate, dalla linea attuale, come il pregiato tailleur di Lady Macbeth e il completo dell’incoronazione del sovrano, opera entrambi della costumista Zaira de Vincentiis. Sensazionale è la prova di Gaia Aprea, che è particolarmente a suo agio in questo ruolo, dove alterna fasi di pura cattiveria a fasi di folle esaltazione, a deliri paranoici. L’attrice napoletana ha dichiarato di “essersi ispirata per la crudeltà a Robin Wright la protagonista femminile della serie americana House of Cards, mentre per la postura eretta a Hillary Clinton durante i suoi comizi pre-elettorali”. Comico e allo stesso tempo inquietante è il caratterista Alfonso Postigione, nei vari ruoli di messaggero, portinaio, servo. Bravo e regale nei modi è Claudio Di Palma, nel ruolo di Macduff, l’unico umano in grado di sconfiggere Macbeth e restaurare le dinastia scozzese di diritto e riportare la pace nel Paese, devastato dalle purghe violente del folle re.

Un dramma della follia e del potere, che analizza freudianamente ante litteram il dramma della pazzia, intesa come un vero e proprio abbandono della coscienza, impossibilitata a reagire di fronte al ricordo doloroso del male compiuto. Una delle più cupe e violente tragedie shakespeariane ma anche la più moderna, per la sua innata capacità di sondare le umane idiosincrasie e le conseguenze implacabili della bramosia sull’animo umano. Un’appassionante trasposizione, tanto originale, quanto fedele alla versione originaria: imperdibile.

***

Fino al 4 dicembre al teatro Quirino di Roma

Macbeth

di William Shakespeare

per la regia di Luca De Fusco

Con Luca Lazzareschi, Gaia Aprea, Fabio Cocifoglia, Paolo Cresta, Francesca De Nicolais, Claudio Di Palma, Luca Iervolino, Gianluca Musiu, Alessandro Pacifico Griffini, Giacinto Palmarini, Alfonso Postiglione, Federica Sandrini, Paolo Serra, Enzo Turrin e con le danzatrici della compagnia Korper Chiara Barassi, Sibilla Celesia e Sara Lupoli.

Voce fuori campo Angela  Pagano

in video Lorenzo Papa

scene Marta Crisolini Malatesta

costumi Zaira de Vicentiis

luci Gigi Saccomandi

musiche Ran Bagno

installazioni video Alessandro Papa

coreografie Noa Werthei

About Rita Ricci

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