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Lucio Malan, un “no” valdese all’ideologia gender

Intervista al senatore di fede valdese sulla necessità e l’urgenza di un impegno civile e trasversale per bloccare la dilagante “colonizzazione ideologica” del gender negli asili e nelle scuole

L’abbiamo notato e ascoltato più volte a manifestazioni e conferenze-stampa in difesa della famiglia e contro l’ideologia del gender. E ci siamo chiesti: “Che ci fa qui un valdese? Perché è tanto impegnato su questi temi?”. Per farla breve, gliel’abbiamo chiesto direttamente. E così siamo andati a trovare Lucio Malan nel suo ufficio di Palazzo Madama, dov’è senatore (ormai dal lontano 1994) e questore. Nato 54 anni fa a Luserna San Giovanni in Val Pellice e appartenente da sempre alla minoranza di questa confessione evangelica, il 54enne Malan ci ha spiegato i motivi del suo impegno e analizzato situazione odierna e strategie perseguite dalla nota lobby per imporre l’ideologia del gender all’intera società italiana. In primo luogo alle nuove generazioni. Una vera ‘colonizzazione ideologica’ cui devono far fronte tutti gli uomini di buona volontà, senza distinzioni di colore, forti anche delle parole di papa Francesco e, per l’Italia, del presidente della Conferenza Episcopale card. Angelo Bagnasco, il quale ha invitato tout court i genitori a resistere a quello che è un vero e proprio indottrinamento antropologicamente rivoluzionario.  

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Senatore Malan, quali sono i motivi che la spingono a combattere una vera e propria ‘buona battaglia’ a sostegno della famiglia e contro l’ideologia del gender?

E’ una battaglia di civiltà contro la più radicale delle ideologie totalitarie conosciute fin qui nella storia. Generalmente le ideologie di quel tipo hanno attaccato le istituzioni, le strutture della società, in qualche caso anche la famiglia: qui ci troviamo di fronte a un attacco di natura antropologica a ciò che è l’essenza di una persona, il suo stesso far parte di una catena generazionale che ne connota l’identità.

Si può dire dunque che l’ideologia del gender sia rivoluzionaria?

Certamente. Io sento il dovere di oppormi, da cittadino e da credente, a tale ideologia che mina le basi della convivenza civile. La mia fede cristiana valdese non può accettare che si vogliano cancellare i concetti di maschio e femmina, non può accettare che si voglia abrogare il “maschio e femmina Dio li creò”. Si pretende che la generazione umana sia un fatto tecnico-commerciale e non un dono di natura, per noi credenti un dono di Dio che la natura ha creato. Avanza nella nostra società un ateismo materialista che va al di là del marxismo più radicale poiché invade e sconvolge la sfera più intima dell’individuo, anche nel suo processo di riproduzione.

Spesso si legge e si sente che opporsi all’ideologia del gender sia un fatto di cattolici “ottusi, bigotti, oscurantisti, omofobi”…. Eppure, se guardiamo alla realtà, tra coloro che resistono troviamo – è il caso ad esempio della Francia – protestanti e ortodossi, ebrei e musulmani, perfino intellettuali socialisti… 

… e pure persone di altre confessioni e non credenti. Poiché è il caso di evidenziare che anche a molti non credenti, una volta che sono ben informati, non va proprio di snaturare l’essenza della persona sulla base di un’ideologia tanto inumana quanto quella di Pol Pot. Con la differenza che, mentre Pol Pot governava con il terrore, qui l’apparenza è quella della concretizzazione della libertà…

Falsa apparenza quindi

Sì, poiché l’unica scelta è conformarsi a questa ideologia. Se uno non si conforma, viene subito emarginato con l’etichetta di oscurantista e di omofobo e poi perseguito. Gli viene strappata quotidianamente la libertà di educare i figli secondo i propri principi come è richiesto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Lei ha appena confermato che anche in Italia questa non è una battaglia legata a una convinzione religiosa determinata, ma una battaglia di ragione…

E’ proprio per questo che gli ideologi del gender cercano da una parte di procedere a livello legislativo nel silenzio, dall’altra a colpi di sentenze della magistratura. Se avessero il coraggio di spiegare ai cittadini le cose come stanno e le loro implicazioni sociali, la gente capirebbe e si opporrebbe energicamente. Pensa che la maggioranza sarebbe d’accordo di indottrinare i bambini fin dalla più tenera età, così che crescano non sapendo se sono maschi o femmine? Credo proprio di no…

In ambito legislativo prevale quindi la tattica dell’agire di nascosto?

Guardi un po’ quello che è successo fin qui con il famigerato e liberticida disegno di legge Scalfarotto, preteso “contro l’omofobia”. Alla Camera si è dovuto discutere e votare di notte, quasi di soppiatto, alla vigilia di Ferragosto. In Senato il disegno di legge è in Commissione Giustizia e il suo iter è stato rallentato. Da parte mia ho presentato 219 emendamenti, che dovranno essere discussi tutti uno per uno poiché non eliminabili con sofismi vari. Con me anche altri senatori hanno fatto lo stesso. E’ perciò presumibile che, a meno di colpi di scena (come una possibile decisione totalitaria di portare subito in aula la discussione del disegno di legge, analogamente a quanto è successo con la legge elettorale), i tempi si allunghino di molti mesi.

La nota lobby agisce anche attraverso altri strumenti…

Certo attraverso i media! Guardi i siti online dei principali quotidiani di questo Paese: accanto all’assordante silenzio sul contenuto dei disegni di legge in discussione, in materia di diritto di famiglia e di ‘omofobia’, riesce a trovarmi un giorno in cui non appaiano notizie in evidenza riguardanti l’omosessualità di politici, cantanti, attori, attrici, starlettes, sportivi oppure echi di episodi di presunta ‘omofobia’? E’ una continua banalizzazione, ‘normalizzazione’ dell’argomento, uno stillicidio che quotidianamente raggiunge milioni di italiani. Il trionfo del più vieto conformismo, del politicamente corretto, di una visione totalitaria che non lascia spazio al dissenso.

Ma c’è altro ancora…

Sì, l’azione distruttrice delle basi sociali attraverso certe sentenze della magistratura. Ci possono essere 999 giudici che non accettano la trascrizione nei registri comunali di un “matrimonio gay” stipulato all’estero e ce n’è uno che la accetta: è ormai quest’ultimo che fa giurisprudenza. Quell’uno fa anche i titoli dei media, a quell’uno magari darà ragione la Corte Costituzionale, a quell’uno si accodano gaiamente diverse istituzioni locali tramite sindaci e consigli comunali…

In questi ultimi mesi si sono verificati diversi casi in cui oppositori dell’ideologia gender sono stati sanzionati.

E ancora non è stato approvato il disegno di legge Scalfarotto! Penso ad esempio a quanto ha dovuto soffrire l’insegnante accusata ingiustamente di ‘omofobia’ presso l’Istituto “Pininfarina” di Moncalieri, agli attacchi – con tanto di denuncia – all’avvocato umbro Simone Pillon che aveva ironizzato su informazioni molto esplicite distribuite presso il liceo “Alessi” di Perugia; alle minacce – con tanto di vandalismi all’auto – subite dall’avv. Gianfranco Amato (presidente dei ‘Giuristi per la vita’); agli insulti, sfociati a volte in violenza fisica, contro le ‘Sentinelle in piedi’; a dibattiti a senso unico in alcune scuole; agli insulti contro chiunque organizzi manifestazioni anche a porte chiuse per la valorizzazione della famiglia; ai tentativi – a volte riusciti – di censura preventive di tali dibattiti perfino in parrocchie come è capitato ad opera di don Paolo Cugini, viceparroco della ‘Regina Pacis’ di Reggio Emilia…

Uno degli ultimi episodi, come riportato dal ‘Comitato Articolo 26’ riguarda quanto accaduto a una mamma che aveva chiesto garbatamente informazioni sul noto e tristo racconto a fumetti “Piccolo uovo” a beneficio dei piccoli dell’asilo nido “Cecchina” del Comune di Roma: è stata più volte insultata da alcune maestre ed alcuni genitori (anche con l’edificante “Quelli come Lei dovrebbero essere rinchiusi in un ghetto”) e invitata a trovarsi un altro asilo-nido…

Quanto sta succedendo è tipico di ogni totalitarismo, che ben conosciamo nelle versioni nazista e comunista e che oggi comprende anche l’ideologia gender.

Papa Francesco ha ribadito più volte con forza la pericolosità del nuovo totalitarismo, nel corso del viaggio in Sri Lanka e Filippine. E ha parlato pure di scuole trasformate in ‘campi di indottrinamento, di rieducazione’, di ‘colonizzazione’ attraverso l’imposizione dell’ideologia gender, come ai tempi della ‘gioventù hitleriana’…

Guarda caso, queste affermazioni del Papa sono state in genere e in sostanza sottaciute dal sistema mediatico in mano alla nota lobby, che ha invece evidenziato al massimo singole parole o pezzi di frase (non l’intero ragionamento) come il famoso “Chi sono io per giudicare?”. Purtroppo – e non è una novità – delle affermazioni dei Papi si enfatizza solo ciò che serve alla causa…

Per restare in Italia il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale, è andato anche più in là, riferendosi alla vita quotidiana dei genitori confrontati con l’imposizione dell’ideologia totalitaria nelle scuole frequentate dai figli. Nella prolusione del 24 marzo 2014 così si esprimeva: “I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga”. Invito ribadito nell’ultima prolusione di lunedì 27 gennaio 2015 e quasi ignorato dai media di ogni colore…

Vale quanto ho osservato prima per le parole di Papa Francesco. Il cardinale Bagnasco ha perfettamente ragione: si è posti ormai nelle condizioni di doversi difendere dal totalitarismo dell’ideologia gender. Non si possono più aspettare eventuali interventi dall’alto: occorre che ogni singolo genitore reagisca nel suo ‘piccolo’ per il bene non solo del proprio figlio, ma della comunità intera. E’ chiaro che tali reazioni, come l’astensione dalle ore di propaganda ideologica, susciteranno certamente forti e aggressive contrarietà: ma è importantissimo reagire, reagire in tanti così da ‘imporsi’ anche come ‘notizia’ che finisce nel sistema mediatico…

Concludiamo parlando di un altro strumento di resistenza, quello espresso attraverso raccolte di firme, petizioni. E’ del 21 gennaio la presentazione pubblica della petizione lanciata da “Pro Vita” di Toni Brandi, che ha raccolto oltre 60mila firme in pochi giorni. Essa è rivolta al Ministero dell’Istruzione, al presidente della Repubblica e a quello del Consiglio e chiede di fermare nelle scuole la diffusione dell’ideologia gender (per la quale in Senato è già pronta una proposta di legge per una sovvenzione di  200 milioni di euro!)…

Non resta che diffonderla e convincere il maggior numero possibile di persone a firmarla. E’ incredibile quel che succede in certe scuole: se un adulto fuori della scuola parla usando un linguaggio crudo con bambini di determinati argomenti riguardanti la sessualità, viene considerato come minimo una sorta di pedofilo, ma se invece ne parla dentro la scuola passa per educatore illuminato. Vogliamo continuare così, con un governo assente, un ministro contraddittorio e intanto sul terreno l’indottrinamento prosegue? Dobbiamo resistere, in nome anche dell’avvenire dei nostri figli e della nostra società, che rischia di confrontarsi con i guasti sociali enormi prodotti da chi vuole aggiungere alle insicurezze odierne anche quelle connesse alla perdita dell’identità personale: Chi sono io? Da dove vengo? Sapranno dare una risposta a tali domande i giovani del futuro, indottrinati dall’ideologia del gender? Domande cui è spesso stato difficile dare una risposta e che hanno messo in crisi tanti. Ma oggi si vuole addirittura cancellare l’identità sessuale, l’appartenenza familiare, il legame con i genitori e i figli. 

Fonte: Rosso Porpora

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