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Luci e ombre nello sviluppo dell’Africa

Speranza in Malawi, sviluppo dell’agricoltura e dell’agroindustria in Benin, Camerun, Malawi e Niger

“Anno dopo anno, ci aggrappiamo alla Pasqua come ad un’ancora di salvezza soprattutto per i giovani, i ragazzi di oggi, ai quali dobbiamo poter dare un segnale di speranza”. Lo ha scritto a FIDES (www.fides.org) il missionario monfortano padre Piergiorgio Gamba.

“È un anno molto difficile per il Malawi e la sua gente – ha spiegato il missionario -. Prima l’alluvione e poi una improvvisa siccità che sta inaridendo quello che doveva essere il raccolto in grado di produrre cibo a sufficienza per un anno”.

Nella classifica dei Paesi più poveri del mondo, il Malawi è ultimo, e secondo le prime statistiche quest’anno, mancherà il 30% del cibo occorrente.

Sono 15 milioni le persone che popolano il Malawi e molte sono a rischio scarsità alimentare.

Padre Gamba ha raccontato che “tante famiglie non sono riuscite a ricostruirsi una capanna dopo l’alluvione e vivono ancora da profughi nei campi di accoglienza” e per questo “oggi abbiamo ancora bisogno della Pasqua”, ha sottolineato.

Il missionario monfortano non si arrende e, per questo, ha appena inaugurato un nuovo centro giovanile per alimentare e sostenere speranza.

“La missione si impegna a seminare speranza – ha sottolineato a Fides -. È questo l’augurio più bello: che si possa riportare la festa alle nostre giornate e la gioia che riempie la nostra vita”, conclude il missionario.

In un servizio da Johannesburg, FIDES ha ricordato che oltre la metà della popolazione del continente africano ha meno di 25 anni e si prevede che nel corso del prossimo decennio, ogni anno circa 11 milioni di giovani entreranno nel mercato del lavoro.

Nonostante la forte crescita economica di molti Paesi africani, il lavoro stipendiato è ancora molto limitato, agricoltura e agroindustria continuano ad essere le uniche fonti di guadagno e di impiego per oltre il 60% della popolazione dell’Africa subsahariana.

FIDES riporta che la fatica fisica che richiede la piccola agricoltura, orientata alla sussistenza, non costituisce l’opzione di lavoro preferita dei giovani che preferiscono andarsene nelle città in cerca di migliori condizioni di vita. Il fenomeno preoccupa per l’impatto che può avere sulla produzione agricola.

C’è però una buona notizia, per invogliare i giovani ad impegnarsi nel settore agroalimentare: la Nuova Alleanza per lo Sviluppo dell’Africa (Nepad), organismo dell’Unione Africana che promuove lo sviluppo economico, e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) hanno appena avviato a Johannesburg un progetto della durata di 4 anni, destinato a creare opportunità di lavoro dignitoso per giovani donne e uomini che vivono in zone rurali.

La meta del progetto è lo sviluppo di imprese rurali dedicate all’agricoltura sostenibile e all’agroindustria. I beneficiari saranno oltre 100mila persone di Benin, Camerun, Malawi e Niger.

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