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L'Ordine dei Frati Minori: "La nostra vocazione tra abbandoni e fedeltà" (Roma, luglio 2019) - Foto © L'Ordine dei Frati Minori

L’Ordine dei Frati Minori: “La nostra vocazione tra abbandoni e fedeltà”

Sussidio della Commissione per il “Servizio di Fedeltà e Perseveranza” – Una sintesi

L’Ordine dei Frati Minori ha pubblicato un sussidio dal significativo titolo La nostra vocazione tra abbandoni e fedeltà (Roma, luglio 2019) preparata dalla Commissione per il “Servizio di Fedeltà e Perseveranza”.

Partendo dai dati evidenzia che “la percentuale di frati laici che escono dall’Ordine è mediamente superiore a quella dei frati sacerdoti” così come che “quasi il 57 % dei frati sacerdoti che escono dall’Ordine scelgono di diventare preti secolari. Si tratta, a nostro parere, di un dato molto significativo”. Si deduce anche che “la fetta più numerosa e significativa (il 34,6%, cioè più di un terzo della cifra globale) sono frati sacerdoti che diventano preti secolari”.

Analizzando i dati si deduce che tra le cause degli abbandoni vi è “la scarsa cura della preghiera, soprattutto personale, lo squilibrato carico di lavoro e le difficili relazioni fraterne” e che quindi “il problema non sia questo, relativo alla formazione iniziale, ma sia piuttosto
un difetto di formazione permanente”.

Di conseguenza riguardo ai frati “senza una prassi comunitaria di preghiera e una condivisione dell’esperienza di fede nella vita quotidiana in fraternità, esiste il rischio che la loro crescita vocazionale sia fortemente ostacolata perché manca l’«humus», il terreno per nutrire ulteriormente il loro cammino di fede”. Spesso accade che “l’identificazione con il ministero abbia prevalso su quella con la fraternità”. In ultima analisi si mostra che “il problema non sia stato il discernimento iniziale, ma il consolidamento successivo o semplicemente la cura quotidiana della vocazione nella formazione permanente”. A questo riguardo è importante per ciascuno avere la “consuetudine a confrontarsi con persone esperte e prudenti”.

Da ciò si deduce l’importanza della “integralità della formazione” che contribuisca anche ad affrontare la “inevitabilità di una seconda decisione”. Ciò significa ““normalizzare” il fatto della crisi spirituale e vocazionale, dall’altra quello di mediare un’immagine più positiva
dello ‘stare’ (piuttosto che del ‘fuggire’) nel momento della crisi”. Inoltre vi è “l’importanza di cercare, in tempo utile, l’aiuto di un confratello, di un accompagnatore spirituale o – se è necessario – di una persona con una qualificazione professionale (psicologica e/o medica)”. Da parte dell’Ordine dei Frati Minori si ipotizza la “possibilità di proporre ai frati che lo desiderano un’esperienza di sosta e di rinnovamento francescano”.

Quanto espresso nel presente documento circa abbandoni e fedeltà come riflessione lo si ritrova nella testimonianza autobiografica trasmessa nel libro Quello che ho ve lo dono. Scritti di fra Michele Impagnatiello, Edizioni Porziuncola, Assisi 2016.

La lettura della scelta di fra Michele Impagnatiello – che nel tempo della crisi al posto di leggere la vita alla luce di quest’ultima sapientemente ha letto la crisi alla luce della vita e scelte compiute – assieme al sussidio La nostra vocazione tra abbandoni e fedeltà può contribuire ad aiutare a vivere in modo altrettanto proficuo i momenti di difficoltà e ripensamento.

Il documento La nostra vocazione tra abbandoni e fedeltà lo si può leggere in https://ofm.org/it/blog/la-nostra-vocazione-tra-abbandoni-e-fedelta/.

Circa padre Michele Impagnatiello cfr. https://www.ilcattolico.it/rassegna-stampa-cattolica/formazione-e-catechesi/i-giovani-la-fede-e-il-discernimento-vocazionale.html

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