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Family and sun

Family and sun - Pixabay

L’Onu difende la famiglia, Torino la vuole ridefinire

Le Nazioni Unite approvano una risoluzione che riconosce il ruolo primario della famiglia nella società. La neo-sindaca torinese cambia il lessico per includere le unioni omogenitoriali

Il sole della famiglia naturale sorge sul cielo di Ginevra, sede del Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu. Contestualmente, però, tramonta dietro la Mole Antonelliana di Torino, sparendo sullo sfondo delle Alpi.

Ieri, 3 luglio, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha infatti approvato una risoluzione a favore della famiglia, riconoscendone il ruolo preminente che svolge nella società e nell’educazione dei figli.

Il documento in questione ritiene la famiglia il “gruppo naturale e fondamentale della società” a cui va riconosciuto il ruolo nella “crescita e nel benessere di tutti i suoi membri, in particolare dei bambini”. Partendo da questo assunto, si rileva pertanto la necessità di garantirle “protezione e assistenza in modo che possa pienamente assumere le sue responsabilità nella comunità”.

Le Nazioni Unite rivolgono allora un appello agli Stati, affinché nell’ambito delle responsabilità di promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti gli individui, garantiscano tali diritti e libertà a tutti i membri della famiglia.

Famiglia che il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ritiene svolgere un contributo essenziale per il raggiungimento della maggior parte degli obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale, “in particolare quelli relativi alla riduzione della povertà, all’educazione dei bambini e alla riduzione della mortalità materna”.

A proposito di bambini, l’Onu sottolinea che lo “sviluppo armonioso e completo della loro personalità” passa attraverso la crescita “in un ambiente familiare e in un clima di felicità, amore e comprensione”.

Non manca tuttavia un riferimento alla cosiddetta “uguaglianza di genere”, perorando così un lessico che ha sacrificato le parole sesso, maschio e femmina a favore di una ridefinizione in chiave esclusivamente socio-culturale delle differenze sessuali.

La risoluzione è stata approvata in larga maggioranza. 32 i voti a favore contro 12 contrari, 2 gli astenuti. Curioso che tra i favorevoli – Russia esclusa – siano latitanti i Paesi europei di antica civiltà cristiana, mentre lungo è l’elenco di Paesi islamici e persino di asiatici come la Cina e il Viet Nam.

Nomi di nazioni europee che si trovano invece, insieme agli Stati Uniti, nella stringa riservata a chi ha votato contro. È qui che si posizionano Albania, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Montenegro, Olanda, Portogallo, Regno Unito.

Riflessione a parte sul rinnegamento delle proprie radici da parte dell’Europa, l’approvazione di una simile risoluzione resta un fatto che di questi tempi fa notizia.

Come fece notizia, esattamente due anni fa, la convalida di una risoluzione simile, da parte del medesimo Consiglio. In quell’occasione, l’iter fu piuttosto travagliato. Nelle settimane di discussione furono respinti una serie di emendamenti finalizzati al riconoscimento di tipi di unione diversi da quello della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna e tesa alla procreazione di figli.

Emendamenti che sarebbero piaciuti alle neo-sindaca di Torino, Chiara Appendino. Fresca di elezione, la giovane esponente del Movimento 5 Stelle, sulle ali dello slogan “fare un Comune plurale”, ha annunciato che nel linguaggio utilizzato quotidianamente dall’amministrazione verrà bandito il termine “famiglia” in luogo di “famiglie”.

Una semplice questione nominalistica? Tutt’altro. Come scritto nel programma con cui la Appendino è stata eletta, si intende modificare lo Statuto di Torino, per introdurre il riconoscimento formale del concetto di “famiglia omogenitoriale”.

Un effetto concreto sarà l’introduzione sui moduli scolastici e sugli altri atti che riguardano famiglie con figli delle diciture “genitore 1” e “genitore 2”. A riprova della rivoluzione di Torino, anche il fatto che l’assessore alle Pari opportunità, Marco Giusta, avrà la delega alle Famiglie. Non più, come accadeva nelle precedenti amministrazioni, alla Famiglia.

Una svolta grammaticale che intende ridefinire e quindi stravolgere il “gruppo naturale e fondamentale della società”. Di cui l’Onu ha invece sottolineato l’importanza.

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