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Lodare Dio sulle Ande peruviane

Intervista con padre Carlos López Bonifacio, formatore del Seminario minore della diocesi di Huancavelica

di José Antonio Varela Vidal

ROMA, mercoledì, 26 giugno 2012 (ZENIT.org) – Dopo aver letto un articolo pubblicato di recente nella nostra rubrica Spirito della Liturgia sull’uso dell’organo a canne, padre Carlos López Bonifacio si è rivolto a ZENIT con un quesito ben preciso. In effetti, la struttura formativa per la quale lavora non ha un organo…

Il sacerdote è formatore presso il Seminario minore della diocesi di Huancavelica, nelle Ande peruviane. Nel corso dei suoi 28 anni di esistenza, la struttura, che accoglie 150 ragazzi, ha dato alla Chiesa locale 36 sacerdoti.

Don Carlos è incaricato proprio con la formazione musicale degli alunni del Seminario minore, battezzato “il Gregoriano delle Ande” dal vescovo emerito irlandese della diocesi di Huancavelica,  monsignor William Dermott Molloy McDermott. La speranza è di poter acquistare presto un organo a canne.

Come è nata l’idea di aprire un Seminario minore nella diocesi di Huancavelica?

Padre Carlos López: È nata 28 anni fa, quando un missionario irlandese, monsignor Dermott Molloy, dopo essere diventato vescovo di Huancavelica, doveva gestire una diocesi molto estesa con appena 17 sacerdoti. Cercava di sostenere le vocazioni fra la popolazione indigena ma non ci riuscì a causa della povertà materiale della gente e della situazione difficile creata dal terrorismo di quel tempo. Bisognava trovare un modo per suscitare le vocazioni in una età più giovane. Così è nato il Collegio Seminario “San Giovanni Maria Vianney”.

Quali frutti ha fato il Seminario minore ai ragazzi,alle loro famiglie e alla Chiesa locale?

Padre Carlos López: Ha portato numerosi benefici. Quello più grande è la promozione delle vocazioni sacerdotali. Ma anche se non tutti i ragazzi sono chiamati al sacerdozio, tutti hanno la possibilità di ricevere una educazione migliore. Molti genitori vogliono che i loro figli studino nel Seminario, specialmente i catechisti rurali. Sono operatori pastorali, capi della comunità contadina, la cui testimonianza di vita è molto edificante per tutti. Un seminarista mi raccontò che suo padre era solito portarlo a Messa ogni domenica e per arrivarci dovevano camminare per cinque ore su sentieri di montagna; dopo ritornavano felicemente a casa. Oggi, molti figli di catechisti sono giovani sacerdoti che insegnano nel Seminario o lavorano nelle parrocchie. 

Quali sono le caratteristiche dell’educazione impartita nel Collegio seminario?

Padre Carlos López: Questo Seminario minore è anche una scuola privata dove mettiamo al primo posto la formazione umana, spirituale, artistica ed intellettuale. Il regime di internato ci permette un uso ottimale del tempo e una coesistenza fraterna ed ordinata, promuovendo quelle virtù che sono necessarie per ogni sacerdote: sincerità, obbedienza, responsabilità, castità eccetera. Qui i ragazzi imparano a valutare la vita in grazia e a lottare contro il peccato attraverso la confessione e l’incontro settimanale con il direttore  spirituale. Incontrano il Signore nella Santa Messa e nell’ufficio quotidiano. In queste funzioni liturgiche, il canto sacro è una risorsa potente per nutrire lo spirito. Per quanto riguarda la formazione intellettuale, imparano a servire Dio e il prossimo studiando seriamente. 

Quale specifica formazione artistica ricevono? Che tipo di musica viene eseguito?

Padre Carlos López: Coltiviamo la musica, perché monsignor Molloy voleva che tutti ne avessero l’opportunità e perché aveva scoperto che i bambini delle Ande sono particolarmente sensibili alla musica. Il nostro principio è che tutti i ragazzi hanno talento musicale, basta motivarli e sostenerli nel loro progresso.

I ragazzi ascoltano ogni giorno brani di musica popolare, sacra e classica, che poi eseguono con i loro strumenti, mentre imparano a leggere gli spartiti. Si tengono dei concerti mensili, che vengono eseguiti nell’auditorium comunale.Non bisogna dimenticare che il canto sacro non è un optional ma una necessità liturgica; proviamo anche ad insegnare il canto gregoriano ai ragazzi.

Il Seminario ha tutto ciò che serve per raggiungere gli obiettivi fissati?

Padre Carlos López: Cerchiamo di lavorare con quello che abbiamo ma il nostro desiderio di primeggiare alza ancora l’asticella. Tuttavia, il materialismo e l’edonismo che prevalgono nell’ambiente esterno sfiorano anche i nostri seminaristi e costituiscono un problema ancora più grosso che prima non c’era. Ciononostante siamo benedetti ogni anno con varie vocazioni sacerdotali. Questi ragazzi entrano nel Seminario maggiore diocesano, dove iniziano gli studi ecclesiastici e si preparano all’ordinazione.

Quali sono le maggiori necessità che affrontano i formatori e il vescovo locale nel portare avanti questo seminario?

Padre Carlos López: Le necessità economiche rimangono in primo piano, anche se la situazione sta migliorando socialmente ed economicamente. In effetti, andiamo avanti grazie agli aiuti provenienti dalla Spagna, senza i quali non potremmo sussistere. I nostri ragazzi, che di norma provengono da grandi famiglie contadine, sono ben consapevoli dell’enorme debito che hanno verso i benefattori e cercano di rispondere pregando per loro e studiando assiduamente. È una difficoltà che solo una persona con una vita cristiana può comprendere, visto che è più difficile ottenere donazioni per seminaristi che per progetti sociali.

Ci può raccontare qualcosa su Huancavelica?

Padre Carlos López: Huancavelica è un dipartimento del Perù situato sulla Cordigliera delle Ande, con villaggi tra i 2.500 e i 5.000 metri sopra il livello del mare, con un clima freddo e secco. La regione è stata importante e ricca durante il periodo del vicereame del Perù grazie alle sue miniere, ma oggi questa prosperità iniziale si è esaurita. Attualmente è il dipartimento più povero del Perù, come dimostrano il tasso di mortalità infantile (29 decessi ogni 1.000 bambini nati vivi), la malnutrizione infantile cronica (il 53,6%), l’analfabetismo (77,9%) e la povertà estrema dei suoi abitanti (72%).

La diocesi di Huancavelica ha un’estensione di 22.000 chilometri quadrati, con una popolazione di 485.000 abitanti. I 42 sacerdoti, quasi tutti giovani, non sono sufficienti per servire i 1.627 villaggi rurali (ciascuno di noi serve tra 80 e 100 villaggi). Ci sono nove comunità religiose con numerose vocazioni ed abbiamo un Istituto Pedagogico per la formazione degli insegnanti di religione. Abbiamo anche una casa di cura per anziani abbandonati e sei mense che ogni giorno danno a mangiare a 2.000 bambini poveri. La Caritas gestisce nelle campagne vari importanti progetti di autosufficienza.

Che appello vuole lanciare ai lettori di ZENIT?

Padre Carlos López: Vorrei chiedere a loro di pregare per questa diocesi nascosta tra le imponenti cime andine. Già la preghiera ci permetterà di superare le varie difficoltà pastorali che abbiamo e di mantenere viva la fiamma delle vocazioni per Huancavelica e per la Chiesa.

Ci piacerebbe che lettori con un cuore generoso ci aiutassero a realizzare un sogno per i nostri seminaristi: avere un organo a canne, uno strumento molto adatto per la liturgia. Così possiamo anche formare gli organisti per le nostre parrocchie. La musica esprime quello che le parole non riescono a dire ed è necessario offrirla a Dio, che è stato così buono con noi.

Colgo l’occasione per ringraziare i missionari spagnoli per la loro testimonianza sacerdotale, che abbiamo raccolto sin da quando eravamo seminaristi. Adesso tocca a noi, sacerdoti nativi, di portare avanti il Seminario minore e la diocesi. La nostra preghiera e gratitudine va anche a ZENIT per questa magnifica opportunità.

Per contattare Padre Carlos López: carlosperu33@gmail.com

[Traduzione a cura di Paul De Maeyer]

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