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“Lo studio, in chiave francescana, deve unire mente, cuore e vita”

Omelia di Fr. José Rodríguez Carballo per l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2012-2013 della Pontificia Università Antonianum

ROMA, sabato, 27 ottobre 2012 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito l’omelia pronunciata lunedì 22 ottobre da Fr. José Rodríguez Carballo, Ministro generale OFM e Gran cancelliere della Pontificia Università Antonianum, nella Messa di apertura dell’Anno Accademico 2012-2013 dell’ateneo romano. 

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Testimoni e maestri per la nuova evangelizzazione
Cari fratelli e sorelle,
il Signore vi dia pace!

Con questa celebrazione eucaristica inauguriamo ufficialmente nella nostra Università l’anno accademico 2012-2013. A quanti sono parte di questa comunità accademica: Rettore, Vice rettore, Decani, Professori, Studenti, Personale amministrativo e Personale ausiliario, giunga il mio cordiale e fraterno saluto pieno di gratitudine per il lavoro che realizzate. Lo stesso saluto e ringraziamento vanno ai membri della Facoltà Biblica di Gerusalemme, dei Centri di Studio aggregati di Venezia e di Murcia, così come a tutti quelli che fanno parte dei Centri di Studio affiliati alla Pontificia Università Antonianum. Il mio saluto e la mia gratitudine si estende a tutte le Entità dell’Ordine che continuano a confidare nella nostra Università e manifestano questa fiducia, inviando frati a frequentare in essa studi superiori.

Questa celebrazione si inquadra all’interno di due importanti eventi ecclesiali: la celebrazione della XIII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, che tratta il tema della nuova evangelizzazione e la trasmissione della fede; e l’Anno della Fede, solennemente inaugurato lo scorso 11 ottobre da sua Santità Benedetto XVI. Per quello che riguarda l’Ordine e questa Università, non possiamo dimenticare, inoltre, la recente beatificazione di Fr. Gabriele Maria Allegra che, nella sua gioventù, frequentò questo Centro Accademico, allora Pontificio Ateneo Antonianum, e dove ricevette il primo Dottorato Honoris Causa.

La missione di una Università è quella di promuovere la ricerca nei campi che gli sono propri, così come di accompagnare gli studenti ad essa affidati, assicurando loro una buona e adeguata formazione intellettuale così da diventare protagonisti del proprio futuro. D’altra parte, una Università Pontificia come la nostra deve, inoltre, garantire una formazione che permetta ai professori e agli studenti di gustare il sapore della Parola, trasformandoli in agenti idonei alla nuova evangelizzazione e in collaboratori dei pastori, dei religiosi e dei laici nella trasmissione della fede.

Inoltre, trattandosi di un’Università Francescana, la PUA deve intensificare, sia nell’insegnamento che nella docenza, la proposta del patrimonio filosofico, teologico, spirituale e culturale proprio della tradizione francescana. È indispensabile, inoltre, che si favorisca e si esiga, nei professori e negli studenti, un clima e alcuni requisiti tali da rendere possibile che lo studio sia vissuto come un vero ministero in funzione dell’evangelizzazione. A questo scopo, lo studio deve andare di pari passo con la vita, come ricorda il motto di questa Università, in sanctitate et doctrina e, come chiede il padre san Francesco (cf. LAn 1-2, Rb V, 1- 3) e la grande tradizione dell’Ordine.

In questo contesto, sento il bisogno di ricordare quanto afferma san Bonaventura nel famoso testo del Prologo dell’Itinerarium mentis in Deum. In questo testo, il Dottore Serafico, dice che lo studio deve alimentare il dialogo tra conoscenza e devozione, ricerca e contemplazione, tra scienza e carità (cf. RS 19). Da parte sua, il beato Fr. Gabriele Maria Allegra, ci ricorda che lo studio deve essere una “ala potente che avvicina a Dio e lo trasporta fino al suo cuore”. La più sana tradizione dell’Ordine ha sempre concepito lo studio in funzione della vita. L’uomo veramente saggio è colui che fa seguire al sapere il buon operare, vivendo secondo lo spirito della divina Scrittura e restituendo tutto quello che sa o desidera conoscere “all’Altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni bene” (Am 7). Lo studio, in chiave francescana, deve unire mente, cuore e vita. In caso contrario, porterebbe alla schizofrenia esistenziale.

Cari fratelli, professori e studenti, ciò di cui ha bisogno oggi la Chiesa, l’Ordine e il mondo, come si sta evidenziando in molti interventi Sinodali, è di testimoni di Colui che confessiamo come Via, Verità e Vita; uomini e donne di fede retta, non di una fede astratta, bensì una fede esistenziale, che abbracci tutta la persona e sia fonte di profonda gioia e di vera speranza, e conduca alla sequela di Cristo e renda possibile la testimonianza dinanzi al mondo. La Chiesa, il mondo, il nostro stesso Ordine hanno bisogno di uomini e donne che celebrino la fede nei sacramenti e la confessino nella loro vita quotidiana, come ci chiede Benedetto XVI nella Lettera Apostolica Porta Fidei. Ciò di cui ha bisogno la nuova evangelizzazione è di maestri che siano al tempo stesso testimoni, perché solo così i maestri potranno essere ascoltati (EN 14). In questo contesto, la formazione intellettuale sarà di grande aiuto alla nuova evangelizzazione se, allontanato il pericolo della mera intellettualizzazione della fede (cf. Benedetto XVI, Omelia, 09.02.2012) e nella docilità allo Spirito che “purifica, illumina e infiamma” (LegM 13,7) conduce professori e studenti a sentirsi pellegrini della verità e a lasciarsi guidare da essa in ogni momento, nella “dolcezza della fraternità “, come affermava sant’Alberto Magno. Questa ricerca della Verità e del Bene, richiede a sua volta l’umiltà, molta umiltà. Lo sapeva bene il beato Allegra quando scrive nelle sue memorie: “Un membro dello Studio Biblico (qui diremmo della PUA), che avesse una grande intelligenza, ma non avesse l’umiltà è realmente un cembalo che risuona”.

Mi ha colpito molto l’intervento nell’Aula sinodale del Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, il Cardinale Zenon Grocholewski, che riferendosi a certi teologi e pastori non ha esitato nel denunciare la loro “arroganza, e il loro alleato naturale l’egoismo”, dicendo successivamente: “per la mania di giungere a essere grandi, originali e importanti, molti si riducono a essere pastori di se stessi e non del gregge” (cf. Ez 34,8). Entrambi, professori e studenti, sono chiamati ad apprezzare lo studio come itinerario e cammino per essere illuminati da Dio nella mente e nel cuore (cf. PCr) in modo da poter essere, “con grande umiltà” (Cant 14), testimoni, annunciatori e servitori della Verità e del Bene (cf. RS 13), senza dimenticare che questo richiede impegno, dedizione e disciplina, Pertanto, si tratta di un investimento prolungato, profondo e senza dubbio austero e sacrificato, ma che produce alla fine un frutto saporoso: vivere e dare ragione della propria fede e delle proprie scelte di vita.

Il testo del Vangelo appena proclamato (cf. Lc 12,13-21) descrive un uomo che considera la sua sicurezza nell’accumulo dei beni, a differenza del discepolo, per il quale l’unica sicurezza è nell’amore del Padre (vv 23-24). A questa parabola del “ricco stolto”, simile al ricco epulone (cf. Lc 16,19ss), farà da contrappunto quella “dell’Amministratore saggio” (cf. Lc 16,1ss). Il “ricco stolto”, come dice il Salmista, “nella prosperità non comprende” (Sal 49,21). Il “saggio amministratore” è cosciente di essere un semplice amministratore di quello che ha ricevuto, non proprietario; sa che è ricco solo per ciò che gli è donato. Applicato al campo del sapere, ritorna alla mia mente l’Ammonizione 7 del nostro padre san Francesco già citata: la vera ricchezza/saggezza sta nel restituire ciò che abbiamo ricevuto, perché solo così la lettera vivifica, aiuta a crescere come persone e nel nostro caso come credenti e come francescani. Altrimenti, la ricchezza del sapere uccide.

Per l’intercessione del beato Gabriele Maria Allegra viviamo questo Anno della Fede, lasciandoci formare dalla Parola, perché recuperando e potenziando la gioia di essere credenti, possiamo in ogni momento, dalla cattedra o dai banchi di scuola, a casa propria e nella strada, essere testimoni della fede.

Fr. José Rodríguez Carballo, OFM
Ministro generale, OFM

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