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“Lo spirito del mondo è contro il Vangelo, ma il Signore conta sulla fede di voi giovani!”

Tra migliaia di giovani entusiasti riuniti nel Santuario di Solmoe, Papa Francesco ha ricordato che la Parola di Gesù “ha il potere di redimere il mondo”. Non si è sottratto, poi, a domande su spinosi temi politici

Una festa piena di luci, canti e gioia. La gioia espressa dalla moltitudine di giovani asiatici riuniti presso il Santuario di Solmoe. Una gioia che ha colpito ed emozionato il Santo Padre, il quale – all’inizio del suo discorso di fronte a questa vasta assemblea di volti sorridenti – ha voluto ringraziare per “la calorosa accoglienza”, “per il dono dell’entusiasmo”, “per i canti pieni di gioia”, “per le testimonianze di fede” e “per le belle espressioni della varietà e della ricchezza delle diverse culture”.

Il Papa ha poi raccolto il tema della VI Giornata Asiatica della Gioventù, ossia “La gloria dei Martiri risplende su di voi”. “Come il Signore fece risplendere la sua gloria nell’eroica testimonianza dei martiri – ha detto il Santo Padre -, allo stesso modo Egli desidera che la sua gloria risplenda nella vostra vita e attraverso di voi desidera illuminare la vita di questo grande Continente”. Il compito a cui chiama il Signore è quello di alzarsi, di “essere pienamente desti e attenti”, per “vedere le cose che nella vita contano davvero”. E ancora di più – ha proseguito il Papa – “Egli vi chiede di andare per le strade e le vie di questo mondo e bussare alla porta dei cuori degli altri, invitandoli ad accoglierlo nella loro vita”.

Il raduno dei giovani dell’Asia quindi, per il Santo Padre riflette “ciò che la Chiesa stessa è chiamata ad essere nell’eterno progetto di Dio”: un luogo in cui adoperarsi per “edificare un mondo in cui tutti vivano insieme in pace ed amicizia, superando le barriere, ricomponendo le divisioni, rifiutando la violenza e il pregiudizio”. E questo – ha aggiunto papa Francesco – “è esattamente ciò che Dio vuole da noi”. La Chiesa è “germe di unità per la famiglia umana” e “in Cristo tutte le nazioni e i popoli sono chiamati ad un’unità che non distrugge la diversità ma la riconosce, la riconcilia e la arricchisce”.

Sembra però che questo progetto sia in antitesi con la realtà che si presenta quotidianamente sotto i nostri occhi, intessuta dello “spirito del mondo”. “Quante volte – ha osservato il Papa – sembra che i semi di bene e di speranza che cerchiamo di seminare siano soffocati dai rovi dell’egoismo, dell’ostilità e dell’ingiustizia, non solo intorno a noi, ma anche nei nostri stessi cuori”. Il divario “tra ricchi e poveri”, poi, ci turba. E “scorgiamo segni di idolatria della ricchezza, del potere e del piacere che si ottengono con costi altissimi nella vita degli uomini”. Lo testimoniano i “molti nostri amici e coetanei” che, “anche se circondati da una grande prosperità materiale, soffrono di povertà spirituale, di solitudine e silenziosa disperazione”. Sembra quasi – ha riflettuto ancora il Pontefice – “che Dio sia stato rimosso da questo orizzonte. È quasi come se un deserto spirituale si stesse propagando in tutto il mondo. Colpisce anche i giovani, derubandoli della speranza e, in troppi casi, anche della vita stessa”.

Questo scenario non deve però scoraggiare, perché è questo il mondo “nel quale voi – ha esortato papa Francesco – siete chiamati ad andare per testimoniare il Vangelo della speranza, il Vangelo di Gesù Cristo e la promessa del suo Regno”. Lo stesso Gesù insegna, nelle parabole, che “il Regno entra nel mondo in modo umile e si sviluppa in silenzio e costantemente là dove è accolto da cuori aperti al suo messaggio di speranza e di salvezza”. Il Vangelo, pertanto, può “trasformare” anche le situazioni “apparentemente senza speranza”. Papa Francesco ha dunque invitato i giovani a offrire questo messaggio in ogni luogo. “In forza del fatto che Gesù è risorto dai morti – ha proseguito – noi sappiamo che Egli ha ‘parole di vita eterna’ (Gv 6,68) e che la sua Parola ha il potere di toccare ogni cuore, di vincere il male con il bene e di cambiare e redimere il mondo”.

Guardando l’assemblea e scandendo poi ogni parola, il Papa ha dunque esclamato: “Cari giovani amici, in questo nostro tempo il Signore conta su di voi!”. Il Vescovo di Roma ha ricordato che “Egli è entrato nei vostri cuori nel giorno del vostro Battesimo; vi ha dato il suo Spirito nel giorno della vostra Confermazione; vi fortifica costantemente attraverso la sua presenza nell’Eucaristia, così che possiate essere suoi testimoni davanti al mondo”. Ha dunque rivolto alcune domande ai giovani che lo ascoltavano: “Siete pronti a dirgli ‘sì’? Siete pronti?”. E ancora, a braccio: “Siete stanchi?”. Domande a cui i giovani hanno risposto con vigore in un corale urlo di giubilo.

Un segnale del fatto che erano ancora avidi di ascoltare il Santo Padre. E sono stati accontentati. Papa Francesco ha iniziato a parlare senza più leggere il testo, per rispondere alle domande che tre giovani provenienti da tre diversi Paesi dell’Asia gli avevano rivolto prima dell’inizio del suo discorso. Parole, quelle pronunciate a braccio dal Papa, che hanno acceso ulteriormente l’entusiasmo dei giovani presenti al Santuario.

Il primo messaggio che il Pontefice ha rivolto ai giovani senza posare gli occhi su un foglio è stato un consiglio, quello di chiedere costantemente a Dio con la preghiera: “Signore, cosa vuoi della mia vita?”. Subito dopo, il Papa ha affrontato un tema spinoso, proposto da una giovane cambogiana che ha parlato delle sofferenze patite dal suo popolo nel Novecento, a causa della dittatura sanguinaria di Pol Pot. Dittatura che ha reciso brutalmente le vite di tanti sacerdoti, suore e fedeli cristiani.

Il Papa ha annunciato che, fatto rientro in Vaticano, parlerà al card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, di occuparsi di indagare su queste vicende per valutare la possibilità di canonizzare questi martiri del comunismo cambogiano.

Altro argomento delicato, proposto al Papa da un’altra giovane, è quello relativo alla divisione delle due Coree. Un tema oltremodo sentito in un Paese lacerato dalla divisione. “È un dolore!”, ha esclamato il Pontefice. Il Vescovo di Roma ha sottolineato che “il popolo coreano” è uno solo. Dunque la situazione attuale è simile a quella di “una famiglia divisa”. Il consiglio che ha rivolto ai giovani coreani è stato “pregare per i fratelli del Nord”.

“Signore – l’invocazione del Pontefice – siamo una sola famiglia, aiutaci ad essere una sola famiglia ed essere solo fratelli, senza vinti e senza vincitori”. Infine, ha chiesto all’assemblea di raccogliersi in preghiera per chiedere l’unità della Corea. Terminato il momento di preghiera, il Papa ha deciso di affrontare l’argomento di attualità – quello delle due Coree – raccogliendo uno spunto del Vangelo.

“Quando i fratelli di Giuseppe sono andati in Egitto a comprare cibo – ha raccontato -, in quelle circostanze trovarono il fratello. Se ne sono accorti di ciò perché parlavano la stessa lingua. Quando in famiglia si parla la stessa lingua c’è una speranza”. Un invito, dunque, a non abbandonare la speranza neanche per la Corea, penisola abitata da un popolo che parla una lingua comune.

È il Signore che nel Vangelo, mediante le parabole, ci testimonia che la speranza deve accompagnarci sempre. Lo fa, per esempio, con la parabola rappresentata da un’opera teatrale recitata da alcuni giovani prima del discorso del Papa: quella del figliol prodigo. “Il padre vede il figlio da lontano e all’arrivo lo abbraccia e fa festa – ha commentato il Papa -. Questo è Dio. In cielo si fa più festa per un peccatore che ritorna, che si pente, che per 100 giusti che restano a casa”. Pertanto, non dobbiamo disperare anche se “nella vita possiamo fare cose bruttissime”, perché “a casa sempre c’è il Padre che ci aspetta”. La “parola” è “tornare a casa!”.

Infine, il Papa spiega ai giovani che ha scritto per loro tre suggerimenti: “Dio, Eucaristia e lavorare per gli altri e per i poveri”. L’invito è quello di “essere testimoni del suo nome per tutta l’Asia e per tutto il mondo”. Nella benedizione finale, un richiamo a Giovanni Paolo II: “Maria, nostra Madre, vi protegga e vi mantenga sempre vicini a Gesù suo Figlio. E vi accompagni dal Cielo anche san Giovanni Paolo II, iniziatore delle Giornate Mondiali della Gioventù”. Al termine dell’incontro, mentre Francesco si allontanava dal palco, un coro unanime – “Viva il Papa” – ha segnato l’idillio tra il pastore e le sue pecore.

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Per il testo integrale dell’omelia del Santo Padre cliccare qui

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