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Chiesa Gesù Divin Lavoratore, Taranto

Chiesa Gesù Divin Lavoratore, Taranto - Diocesi di Taranto

Lo sguardo di Gesù misericordioso tra le ciminiere dell’Ilva di Taranto

La città ionica, lacerata dal bivio tra diritto al lavoro e diritto alla salute, raccontata dal vescovo mons. Santoro a margine del Giubileo della Misericordia

Nell’abside della chiesa dedicata a Gesù Divin Lavoratore, nel rione Tamburi, a Taranto, è raffigurato un Cristo misericordioso che china lo sguardo sul popolo della città pugliese, riconoscibile dalle enormi ciminiere dell’industria siderurgica Ilva a ridosso del mare.

È un’immagine dal forte valore evocativo. Il Padre consola una città perennemente appesa ai destini di questa grande fabbrica, croce e delizia del capoluogo ionico. Da un lato ci sono 12mila dipendenti e un indotto che abbraccia l’intera provincia, da un altro un inquinamento ambientale che raggiunge livelli insopportabili e miete vittime a causa dei tumori.

Dall’estate 2012, da quando il Gip di Taranto a seguito di un rapporto dei Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) ha disposto il sequestro dell’intera area a caldo dello stabilimento siderurgico, la cittadinanza si trova di fronte al perverso bivio tra tutela del lavoro e tutela della salute.

Tanti gli interrogativi e diffuso è lo scoramento. Chi si prodiga per aiutare la popolazione a dirimere la foschia che si abbarbica all’orizzonte è mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto.

In una realtà territoriale colpita da problematiche laceranti è stato provvidenziale il Giubileo della Misericordia, come spiega mons. Santoro in un’intervista a ZENIT.

L’Arcivescovo sottolinea che questo Anno Santo ha prodotto frutti spirituali e sociali, “sia per le famiglie che soffrono per le malattie derivate dall’inquinamento sia per le famiglie in ansia per la possibile perdita del lavoro”.

La porta santa della cattedrale ha fatto registrare un flusso continuo di fedeli. È inoltre aumentato il numero di coloro che si accostano al sacramento della riconciliazione, tanto che l’Arcivescovo ha disposto che in ogni momento della giornata, nelle varie chiese della diocesi, vi siano sacerdoti disponibili a confessare.

Sullo sfondo di un popolo che cerca rifugio in Dio, permangono però le problematiche. L’Arcivescovo dichiara con un pizzico di speranza che le istituzioni stanno finalmente dando concretezza alla sostituzione progressiva del ciclo completo di carbone con il gas, un progetto per l’Ilva che il vescovo invocava già nel 2013.

Fa ben sperare anche che il Governo ha precisato che tra ArcelorMittal e Arvedi, i due gruppi interessati all’acquisto dell’azienda, verrà privilegiato chi garantirà un piano ambientale più rigoroso. “È chiaro che gli esuberi ci saranno, specie se si abbassa la produzione, ma non in modo così massiccio come potrebbe avvenire con la chiusura della fabbrica”, osserva mons. Santoro.

La questione del lavoro, per l’appunto, si intreccia inesorabilmente con quella della salute. A settembre mons. Santoro ha celebrato il funerale di un operaio 25enne dell’indotto Ilva, rimasto schiacciato mentre puliva un nastro trasportatore. E poi ci sono i tumori e i decessi dovuti ai veleni che sputano gli altiforni della fabbrica.

Nel rione Tamburi, che sorge davanti all’Ilva, nei giorni scorsi Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione, ha compiuto un sopralluogo in tre scuole riaperte dopo interventi di bonifica e riqualificazione necessari a causa dell’inquinamento.

Tra i tanti encomi, si è levata la voce anticonvenzionale dell’Arcivescovo. “Al ministro Giannini – spiega mons. Santoro – ho fatto presente che la riapertura di questi istituti è appena un tassello di un’azione più grande e complessa di bonifica” di cui ha bisogno questa zona.

“Nel rione Tamburi – racconta mons. Santoro – ci sono aree in cui è fatto divieto di frequentazione e di gioco per i bambini, in particolare nei giorni di vento, quando viene persino bloccato il traffico veicolare per non aumentare l’inquinamento”. “Non siamo al traguardo, bensì alla partenza”, ha detto il presule al ministro.

Rappresenta invece un traguardo l’allestimento di un centro notturno di accoglienza per senzatetto in un palazzo nobiliare adiacente alla sede vescovile. La prestigiosa struttura è stata restaurata “grazie al contributo di parrocchie, confraternite, fedeli, otto per mille, Conferenza episcopale italiana”: mons. Santoro parla di un vero e proprio “concorso di popolo”.

Quello stesso popolo che rivolge lo sguardo in alto, per cercare risposte riguardo a un futuro ancora pieno di interrogativi.

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