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Lo psichiatra Meluzzi: “Eluana è metafora del Crocifisso”

Intervenendo a Montecatini al Convegno nazionale dei Centro di Aiuto alla Vita

di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 16 novembre 2008 (ZENIT.org).- La vicenda di Eluana ha a che fare con il mistero della nascita e della morte che per i cristiani riflette la passione e la morte in croce di Gesù.

E’ quanto ha detto Alessandro Meluzzi, psichiatra, psicologo e scrittore, intervenendo sabato 15 novembre al XXVIII Convegno nazionale dei Centro di Aiuto alla Vita (CAV) in corso a Montecatini (Pt).

“La vita di ognuno di noi non è solo autodeterminata, la vita è in sé relazione – ha affermato Merluzzi -. Siamo vivi per la relazione con gli altri e per il rapporto di amore con Dio”.

Secondo il noto psichiatra, diacono melchita, “nessun uomo è un’isola”, e la vita “irrompe come mistero e avvenimento, per questo alla tentazione del dominio del possesso bisogna preferire il tempo dell’attesa di un dono e di un bene”.

Facendo riferimento al senatore Ignazio Marino, che ha presentato un ddl sul testamento biologico, Meluzzi ha chiesto: “Ma che la casa del Padre è un albergo?”, aggiungendo che “la vita è vita non è compatibile con chi ne vuol fare un calcolo, una cifra…”. “La vita è mistero e attesa, caratterizzata dall’evento che irrompe”.

Il noto psichiatra, autore di molti libri di successo, ha sottolineato che “la sacralità della vita non può essere messa in discussione, altrimenti si spalancano baratri e orrori. Accettare una concezione della vita minore significa mettere in pericolo la civiltà umana”.

A questo proposito Meluzzi ha ricordato che a Sparta, così come nei primi secoli del mondo greco romano, i disabili venivano gettati dalla rupe. Sono stati i cristiani che hanno cambiato questa orrenda condizione.

Lo psichiatra ha quindi ricordato la ‘lettera a Diogneto’, che si trova nel libro della Didachè, composta tra il I ed il II sec. d.C., e in cui si spiega il mistero cristiano.

“Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati” è scritto nella Lettera. “Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati”.

“Eluana è metafora del Crocifisso – ha sostenuto Meluzzi – e come il crocifisso è scandalo per i farisei e per i pagani di ogni tempo”.

“È scandalo per tutti coloro che adorano idoli che hanno occhi che non vedono, orecchie che non ascoltano e cuore di pietra”, ha aggiunto.

Nel bisogno di Eluana di essere dissetata, Meluzzi ha letto il mistero del rapporto tra Dio e gli uomini. Ed ha ricordato che nel chiedere alla samaritana da bere, Gesù vuole esprimere la sua attenzione ed il suo bisogno degli essere umani.

Il desiderio di relazione di Gesù si mostra mettendosi dalla parte di chi ha bisogno. Anche quando è sulla Croce il Cristo chiede ai soldati romani di dargli da bere.

In questo il figlio di Dio mostra il suo bisogno della relazione con l’umanità. Ed è la stessa domanda che ci fa Eluana: “datemi da bere”.

“Nell’acqua c’è il mistero del battesimo e nel sangue e nel corpo di Cristo il mistero dell’Eucarestia. Per questo in Eluana c’è il mistero della Croce che è un mistero che ci coinvolge tutti”, ha concluso Meluzzi.

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