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L’istruzione è civiltà, il terrorismo è barbarie

Padre Inayat Bernard, rettore del Seminario minore di S. Maria a Lahore, propone l’istruzione per cambiare la mentalità dei terroristi

“Oggi molti giovani in Pakistan subiscono un lavaggio del cervello e poi uccidono o diventano kamikaze in nome di Dio. Questi attacchi odiosi andranno avanti finché in Pakistan non si lavorerà tutti insieme per un cambiamento di mentalità e di cultura: genitori, insegnanti, leader religiosi di tutte le fedi, leader sociali e politici, tutti coloro che hanno influenza sull’opinione pubblica”.

È quanto ha dichiarato a Fides da padre Inayat Bernard, rettore del Seminario minore di S. Maria a Lahore, all’indomani della strage di Pasqua, che ha fatto, secondo il bialncio ufficiale, 78 vittime (54 musulmani e 24 cristiani) e oltre 300 feriti ha commentato.

“La violenza – ha spiegato il rettore – andrà avanti finché il rispetto dell’umanità, la tolleranza e il timore di Dio non verrà predicato dai leader di tutte le religioni”, notando la necessità che in tutti i luoghi di culto e tutti i leader religiosi si facciano promotori di pace e armonia”.

“I nemici della nazione – ha proseguito p. Inayat – proseguono con i loro piani disumani per destabilizzare il paese. Le persone di buona volontà pregano per tali elementi terroristi, perché Dio possa cambiare il loro cuore e la loro mente e possano mettere le loro energie morali a servizio della prosperità e dello sviluppo del Pakistan”.

Il religioso propone che accanto ad una “azione coerente dell’esercito e del governo nel fermare e prevenire la violenza, per garantire pace e armonia nel paese, c’è la responsabilità di tutti i 200 milioni di cittadini pakistani, di qualsiasi fede religiosa, chiamati a vivere e contribuire per la stabilità e la prosperità della nazione”.

Uno dei gangli essenziali per operare questo cambiamento, ha concluso Bernard, “è la scuola e la formazione delle giovani generazioni, tramite l’opera di istruzione: da lì inizia la costruzione di una mentalità aperta, tollerante, dialogica, pacifica, inclusiva”.

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