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L’insidia dei nuovi farisei su leggi, storia e verità di natura

Anche negli ambienti cattolici non manca mai chi è pronto ad allearsi con coloro che hanno deciso di far fuori la verità della stessa loro natura e quella storica di Cristo, accettata di solito solo a parole

Nell’anno Giubilare in corso è bene sapere come la stessa misericordia prenda vita da un rapporto di purissima verità con la storia. La tendenza a falsificare il corso degli eventi equivale perfettamente alla volontà di non essere persone misericordiose. Noi cristiani dovremmo essere certi che il Signore parli all’uomo attraverso la storia, a differenza di altre religioni in cui Dio si manifesta per dettati celesti o profonde riflessioni. La Bibbia non è altro che la “Storia Sacra” nella quale tutto è raccontato per la salvezza dell’umanità. Distruggere le fonti di questo santo percorso, attestato nel tempo, significa manomettere la fonte della misericordia e il dono che rappresenta.

La società odierna, nonostante questo principio universale ineccepibile, fa spesso fatica a seguire e a vivere, in prima persona, l’evoluzione di un percorso di fede che con Cristo si è reso visibile storicamente. Di conseguenza mancano gli effetti di una redenzione autentica nella politica, nell’economia, nella vita privata, nelle varie professioni, tra i giovani, nelle diverse articolazioni sociali, artistiche e civili. Perché quindi anche i credenti si trovano in diverse circostanze a disconoscere il valore della verità storica? Come sia possibile ignorare la fonte assoluta della creazione?

La risposta a questo interrogativo è del teologo Mons. Costantino Di Bruno: “Gesù chiede a chi vuole essere suo discepolo un amore che va ben oltre ogni altro amore esistente sulla terra. Amare Lui è ascoltare Lui, seguire Lui, fare la sua volontà, ascoltare la sua Parola, camminare secondo la sua Legge, restare piantati perennemente nel suo Vangelo, qualsiasi cosa possa accadere. Si sceglie Lui, si vive per Lui, si vive in Lui, non per un giorno, ma per sempre. Chi si volta indietro non lo ama. Non è degno di Lui. Un amore diverso lo ha attratto”.

Gli scribi e i farisei dopo che Gesù manifestò la verità della sua missione nella sinagoga di Nazareth, avendo letto il capitolo 61 del rotolo del profeta Isaia, fecero di tutto per distruggere la verità storica visibile del Figlio dell’Uomo. L’accusa più atroce era quella con la quale sostenevano che Cristo scacciasse i demoni per conto di Belzebù, distruggendo di fatto anche la verità eterna. Se da una parte, nel non riconoscere l’adempimento delle sacre scritture, privavano loro stessi dalla misericordia di Dio, dall’altra contribuivano a far precipitare il mondo intero nella più evidente povertà spirituale.

Veniva a mancare il canale unico e privilegiato, attraverso il quale discende nel cuore di ogni uomo la vita eterna del Creatore. Non faremmo cosa giusta, se oggi non sottolineassimo la presenza di un modello di pensiero da nuovi farisei, che insidia la storia, le stessi leggi dell’uomo e con esse la verità di genere. Non so perché, anche negli ambienti cattolici, non manchi mai chi più volte sia pronto ad allearsi con quei soggetti, autorevoli o meno, che hanno deciso di far fuori la verità della stessa loro natura e quella storica di Cristo, accettata di solito solo a parole.

I meccanismi, che prendono forma dietro questo percorso poco redimente, consegnano al mondo solo prodotti finiti falsi, anche se ben camuffati e pronti ad essere promossi come fonte di libertà e di alte conquiste sociali. Ma come non ricordare che non ci potranno mai essere vere conquiste sociali fondate su una errata antropologia? Omologando questa strada non si rischia forse, un domani, di considerare ogni cosa desiderata l’equivalente di una conquista sociale, persino atti che magari oggi offendono la coscienza collettiva?

Il rischio è sotto gli occhi di tutti e lo si intravede anche nel tentativo costante dell’uomo di trasformare questa tendenza in leggi ufficiali per la comunità, dimostrando a maggioranza che ciò per natura è falso, inganno, menzogna, in realtà è invece tutt’altro! Il nero così diventa bianco e su questa ondata di giochi ipnotici istituzionali, si scrive il futuro di un Paese, privandolo di ciò che gli appartiene intimamente, in grado di garantirlo nella globalità del suo universale cammino di crescita spirituale e sociale. Forte il commento in proposito dello stesso Mons. Di Bruno:

“Si comprende che vi è il capovolgimento dello stesso uomo. È come se l’uomo anziché camminare con i piedi, decidesse che da domani tutti devono camminare con la testa. I frutti morali, spirituali, economici, antropologici, sociali prodotti dalla legalizzazione del male, distruggono l’uomo più che diecimila bombe atomiche fatte esplodere sulla nostra terra, più che se la luna cadesse sopra le nostre teste. Ma l’uomo è talmente cieco da non vedere la sua autodistruzione”.

La considerazione più triste viene fuori dal fatto che, se da una parte c’è un pezzo della società pronta ad autolimitarsi e autodistruggersi, dall’altra purtroppo sono visibili coloro che, pur presentandosi come seguaci della Parola, sono pronti a prestarsi ad ogni compromesso al ribasso, per un piatto di lenticchie o per un alto ruolo istituzionale.

La cosa non cambia! Quando si disconosce se stessi è sempre una rovina e una vergogna anche per la collettività. È profondamente ingiusto accompagnare la distruzione dell’uomo nella sua natura, trasformandola spesso in norma di legge con il voto di chi sa quanto sia vero suicidio dell’umanità. Ognuno è obbligato, in qualsiasi ruolo eserciti, a contrastare il male quando passa dinanzi alla sua mano, al suo cuore, alla sua decisione, alla sua scelta. Se avviene il contrario si diventa responsabili, quali nuovi farisei, di tutto il male causato in ogni azione della propria opera personale.

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Chi volesse contattare lautore può scrivere al seguente indirizzo email: egidiochiarella@gmail.com. Sito personale:www.egidiochiarella.it. Per seguire la sua rubrica su Tele Padre Pio:  https://www.facebook.com/troppaterraepococielo

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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