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Libia: l’Onu valuta l’intervento internazionale

Altri egiziani sarebbero intanto nelle mani dei gruppi islamisti

Mentre proseguono incessanti, in Libia, i bombardamenti delle Forze armate egiziane contro obiettivi dei miliziani islamisti, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi si è rivolto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per chiedere una risoluzione che autorizzi un intervento internazionale.

L’opzione, invocata dall’Egitto e caldeggiata ufficialmente anche dalla Francia, sarà domani all’esame del Consiglio di Sicurezza, formato da cinque membri permanenti con diritto di veto (Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) e da dieci membri non permanenti.

La soluzione militare resta però per l’Unione europea una extrema ratio. La portavoce dell’Alto rappresentante agli Esteri Federica Mogherini, Catherine Ray, ha sottolineato la necessità di “incoraggiare il dialogo politico fra le diverse parti libiche, spingendole a sedersi a un tavolo come sta cercando di fare il rappresentante speciale dell’Onu Bernardino Leon”.

Il tema dell’intervento in Libia è stato al centro del colloquio tra il presidente del Consiglio italiano, Mattero Renzi, con i ministri degli Esteri, Paolo Gentiloni, dell’Interno, Angelino Alfano, e della Difesa, Roberta Pinotti. Nell’incontro è stato ribadito l’impegno italiano per una soluzione diplomatica alla crisi in ambito Onu. Domani Gentiloni riferirà alla Camera.

Il possibile intervento della comunità internazionale registra anche la contrarietà del movimento palestinese Hamas. Salah Bardawil, dirigente del gruppo, respinge le ipotesi d’ingerenze in Libia “da parte di alcuni Paesi come l’Italia” e sottolinea che un intervento militare sarebbe considerato “una nuova crociata contro Paesi arabi e musulmani”.

Nessuna parola, tuttavia, l’organizzazione palestinese spende per le scorribande perpetrate da gruppi islamisti in Libia. Dopo la decapitazione dei 21 copti nei giorni scorsi, sarebbero 35, secondo quanto riferisce il quotidiano Libya Herald, gli egiziani nelle mani di gruppuscoli affiliati all’Isis e ad Ansar al Sharia. La Commissione egiziana dei diritti e delle libertà sostiene invece che altri sette copti egiziani sono stati rapiti a Sirte da miliziani impegnati a formare un nuovo confine dello Stato islamico.

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