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Libertà e politica nell’ottica di Caterina da Siena

La relazione del cardinale Raffaele Farina

di Eugenio Fizzotti

ROMA, martedì, 22 novembre 2011 (ZENIT.org).- Ricorrendo quest’anno il 550° anniversario della Canonizzazione di Santa Caterina da Siena, elevata agli onori degli altari il 29 giugno 1461 da Papa Pio II Piccolomini, su organizzazione del Centro Culturale Calabrese il 20 ottobre scorso è stato presentato, con particolare interesse e originalità, il libro “Libertà e politica in S. Caterina da Siena” (*) di Maria Francesca Carnea (Edizioni Viverein), arricchito da un’introduzione del Padre domenicano Marcelo Santos das Neves, docente di Diritto Canonico alla Pontificia Università di San Tommaso D’Aquino.

Dopo i saluti ai numerosi partecipanti del prof. Cesare Mirabelli, Presidente emerito della Corte Costituzionale, di Mons. Antonio Ciliberti, Arcivescovo emerito di Catanzaro-Squillace e del Sen. Maurizio Gasparri, ha tenuto un’ottima relazione il Cardinale Raffaele Farina, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa, che con attenzione e preciso sguardo storico ha evidenziato del volume di Maria Francesca Carnea sia la scientificità e sia alcuni collegamenti con l’attualità della situazione sociale dei nostri giorni.

Dopo aver, infatti, intrecciato nelle prime due parti del volume la vita, le opere e il pensiero di Caterina con la vita della Chiesa e la situazione italiana nella seconda metà del sec. XIV, l’autrice nella terza parte si sofferma in forma specifica proprio sul concetto di libero arbitrio o più semplicemente di libertà, come fondamento della concezione e prassi della Libertà in rapporto alla Politica.

Richiamando tale orizzonte culturale il Card. Farina ha sottolineato che «Dio, creandoci, ha riempito noi uomini, sue creature, di doni, che in genere noi usiamo nel bene e talvolta nel male. Tra questi doni eccellono soprattutto due: la libertà e l’intelligenza. La libertà, non abbiamo bisogno di dirlo, quanto sia preziosa per noi, perché la usiamo ogni istante e, direi, molto più dell’intelligenza; talvolta viene usata fino all’estremo, fino a fare del male a noi stessi e agli altri. E l’intelligenza? L’intelligenza ha servito l’uomo e lo serve ancor sempre per sviluppare se stesso nella cultura e nella civiltà fino a raggiungere gradi altissimi, anche nella custodia e difesa della natura per se stessa e nella difesa dell’uomo dalla natura».

E per chiarire il rapporto tra intelligenza e libertà ha voluto richiamare «un punto, spesso trascurato, ignorato o, peggio, malinteso» di Sant’Agostino la cui famosa frase “Ama e fa ciò che vuoi!” «poteva suonare equivoca ed essere malinterpretata, mentre si riferisce alla semplicità con la quale Gesù ha ridotto la sequela alla quale egli chiama i suoi discepoli: Quando ci dice, Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, a quali comandamenti si riferisce? non formalmente ai dieci, ma alla sostanza di essi, e così ci dice: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente; e Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt. 22, 37-39). Per coloro che Gesù chiama a una vocazione superiore, ritenendo che essi osservino già i dieci comandamenti, egli non li riduce a due, ma di questi due stabilisce la priorità e, al contempo, gli obiettivi».

E tale riflessione ha permesso al Card. Farina di rilevare che due erano soprattutto i talenti soprannaturali di Santa Caterina da Siena: la Carità e il dono della Sapienza e ha manifestato grande apprezzamento al fatto che nell’introduzione del libro Padre das Neves dichiara esplicitamente che l’accoppiata Carità-Sapienza è il segreto di Caterina da Siena e, caratterizzandone l’intera opera, sarebbe un errore svincolarla dalle sue ispirazioni divine e dalle sue lotte riformatrici, nonché dalla sua politica.

E proseguendo nella presentazione approfondita del libro, il Card. Farina ha ricordato che «ogni riforma esige dei cambiamenti esteriori, strutturali diremmo noi oggi; tali cambiamenti resteranno lettera morta, non produrranno i frutti che ci si aspetta da loro, se non sono collegati alla fonte da dove tutto procede, cioè Dio! Questo legame con Dio è frutto della Carità. Ma non basta! Nessuna riforma, nessun cambiamento fuori di noi potrà essere duraturo senza un cambiamento dentro di noi. Con la Saggezza saremo in grado di penetrare l’intimo del nostro cuore e di rispondere alla domanda: chi è dio e chi siamo noi. L’eclissi di Dio dall’orizzonte dell’esistenza e l’accantonare la questione antropologica lascia sempre e nuovamente l’amara impressione che ci porta di continuo a dire: ricominciamo tutto da capo! Al contrario il binomio Carità e Saggezza saranno gli strumenti della riforma e del buon governo».

Ed è risultato particolarmente interessante e attuale il richiamo del Cardinale Farina a un brano di una lettera inviata da S. Caterina al Conte di Fondi, e riportata a p. 27 del libro di Maria Francesca Carnea, nella quale scriveva che «la città dell’anima ha tre porte principali: la memoria, l’intelletto e la volontà. Il nostro creatore permette che queste porte siano assalite e qualche volta aperte di viva forza, una sola eccettuata, cioè la volontà. Spesso l’intelletto non vede che tenebre, la memoria è piena di cose frivole e passeggere, di pensieri confusi e disonesti, i sensi sono in preda a impressioni sregolate. Ma la porta della volontà è così ferma che né le creature né i demoni possono aprirla, se colui che la custodisce non la consente. Tenete fermo adunque e l’anima vostra sarà sempre libera».

Ciò vuol dire che Caterina era «fanatica del libero arbitrio e anche della meritocrazia», oltre che «totalmente innamorata della sua profonda convinzione circa il libero arbitrio dell’uomo e del tutta convinta che Dio ha creato l’uomo totalmente libero, con la conseguenza di addossargli tutta la colpa delle eventuali sue deviazioni morali, ma indulgente fino allo spasimo di fronte alla conversione e al pentimento».

E invitando le diverse centinaia di calabresi presenti all’incontro a leggere con attenzione il libro, ritenuto «affascinante e coinvolgente per il contenuto più che per la trama», il Card. Farina ha riferito una bella espressione di Francesco Bacone da Verulamio che nel Sermo fidelis XLVII scrisse: «Ci sono libri che basta soltanto assaggiarli; altri bisogna ad ogni modo deglutirli, cioè leggerli rapidamente; altri invece, e sono pochi, è assolutamente necessario masticarli o meglio ruminarli e digerirli».

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